Visualizzazione post con etichetta mostre genova. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta mostre genova. Mostra tutti i post

venerdì 12 giugno 2015

Andy Warhol sul comò

[Comunicato stampa] Villa Croce a Genova ritorna a essere una dimora privata arredata con mobili di design per ospitare quasi cento opere da una straordinaria collezione genovese mai prima presentata in pubblico.
Le opere, scelte con cura e visionaria lungimiranza da Rosetta Barabino, sono il frutto di una passione condivisa con il figlio minore che per più di trent’anni li ha portati per gallerie e mostre d’arte contemporanea.
La mostra riunisce settanta artisti italiani e internazionali, da Andy Warhol a Carl Andre, da Donald Judd a Cy Twombly, da Dan Flavin a Robert Morris, oltre a Joseph Beuys, Olafur Eliasson, Cindy Sherman, Gordon Matta-Clark, Takashi Murakami, Ettore Spalletti, Ai Wei Wei, Fischli & Weiss e Yang Fudong per raccontare la storia dell’arte contemporanea attraverso lavori eccezionali che, installati in un ambiente domestico moderno e sofisticato (arredato con mobili Vitra, Molteni e Schiffini), dimostrano come l’arte contemporanea possa diventare ispirazione quotidiana per immaginare il futuro.
L’esposizione vuole anche evidenziare come già negli anni ‘60 e ‘70 la città fosse il centro di un collezionismo illuminato e d’avanguardia che trovava nelle ricerche del Minimalismo americano il fulcro della contemporaneità. Nelle parole di Gian Enzo Sperone, storico gallerista internazionale, e mentore della collezione: “La Signora Barabino, appartiene a quella ristretta élite di visionari che nell’ambito del collezionismo d’avanguardia, dava a noi giovani mercanti l’attenzione che era in tutti i sensi, l’ossigeno per stare in vita.”
La mostra, promossa dal Comune di Genova e da Genova Palazzo Ducale – Fondazione per la Cultura in collaborazione con Civita, sarà accompagnata da un catalogo design Nome de Plume, edito da Marsilio, che offre la storia della collezione, immagini della mostra e testi critici di Ilaria Bonacossa, Francesco Bonami, Luca Cerizza oltre alle schede di tutte le opere in collezione.

Titolo mostra: Andy Warhol sul comò. Opere dalla collezione Rosetta Barabino
Sede: Museo d’Arte Contemporanea di Villa Croce, via Jacopo Ruffini 3, Genova
Durata: fino al 5 luglio 2015
Orari: da martedi a domenica ore 11.00-19.00 (chiusura biglietteria ore 18.00), lunedì chiuso
Biglietti: intero € 8,00, ridotto € 6,00

giovedì 19 febbraio 2015

Da Kirchner a Nolde. Espressionismo tedesco 1905-1913

Comunicato stampa

Dal 5 marzo al 12 luglio 2015 Palazzo Ducale di Genova presenta in collaborazione con il Brücke Museum di Berlino una rassegna sulla nascita dell’Espressionismo Tedesco, curata da Magdalena Moeller, direttrice del Brucke Museum di Berlino.
Il termine Espressionismo Tedesco deve la sua origine principalmente alla fondazione del movimento Die Brücke (“Il Ponte”) da parte di Fritz Bleyl (1880-1966), Erich Heckel (1883-1970), Ernst Ludwig Kirchner (1880-1938), Karl Schmidt-Rottluff (1884-1976) a Dresda il 7 giugno 1905. Lo scopo di questi artisti è quello di gettare un ponte tra la pittura classica neoromantica e un nuovo stile che si definirà in seguito come “espressionismo”.
In mostra oltre 150 opere tra dipinti, stampe e disegni dei fondatori del gruppo, tutte provenienti dal Museo berlinese a documentare una rivoluzione artistica, nel fermento che porterà l’Europa alla Grande Guerra del 15-18 di cui quest’anno si ricordano i cento anni.
L’espressionismo tedesco nasce dal vissuto degli artisti, è la ricerca del soggettivo nella realtà che li circonda. Le metropoli, la vita di strada, il circo, stimolano riflessioni sulla solitudine dell’uomo, sull’alienazione dell’individuo, sull’immoralità. Il segno incisivo – utilizzato ad esempio da Kirchner nel suo Nudo disteso davanti allo specchio del 1909 – e la gamma cromatica acida e accentuata divengono tratti distintivi di questo movimento. Se gli impressionisti cercavano di fissare un’impressione sulle loro tele, e si dedicavano alla realtà esteriore, l’espressionismo si dedica all’emozione, alla sensualità, al raggiungimento di una espressione efficace, capace di stimolare, impressionare, coinvolgere lo spettatore.
Il movimento (costituitosi nel 1905 contemporaneamente – non casualmente – a quello dei Fauves francesi) esprime temi come il disagio esistenziale, l’angoscia, la critica all’ipocrisia della società borghese. Munch e Ensor sono fonte d’ispirazione per gli esponenti del movimento: da essi si assume l’idea del grido interiore che porta in superficie il dolore degli artisti. Gli autori del Der Blaue Reiter (Monaco di Baviera, 1911) elaborano il concetto, portandolo ad una svolta: l’espressione interiore diventa il motore fondamentale, tale da portare talvolta al totale rifiuto dalla realtà. Questa visione getta le basi per la nascita dell’astrattismo, del quale Vasilij Kandinskij sarà il padre.
La loro forma grafica espressiva era essenziale e alquanto semplificata. I loro modelli principali furono Van Gogh, Gauguin, Rousseau, Munch, Matisse, ma anche le figurazioni sintetiche dell’arte primitiva – conosciuta al Museo Etnografico di Dresda – nonché le deformazioni espressive e le stilizzazioni dell’antica tradizione gotica tedesca. La pittura di “Die Brücke” si caratterizza per l’alterazione dello spazio e della prospettiva, la definizione di contorni netti e taglienti, spesso evidenziati da tratti di nero e l’impiego di tinte forti e contrastanti. Nelle composizioni domina spesso la figura umana, sotto forma di nudo, e compaiono altresì paesaggi, scene cittadine, interni.
Dei nudi, tutti accomunati da un’indistinta sensazione di pietà per un’umanità piegata e affaticata dalla spossatezza dell’esistere, risalta la tela di Ernst Ludwig Kirchner Nudo femminile di schiena con specchio e figura maschile del 1912, dove si percepisce fra le figure anche lo spettro divoratore dell’uomo che è la città: la sofferenza dell’essere si insinua fra le sue vie e i suoi vicoli, toglie il fiato con la sua frenesia, lascia storditi e apatici. I tratti dei nudi, specialmente quelli di Kirchner appaiono intrappolati fra la rigorosità delle linee e le tensioni dei piani mentre la cromia intensifica la forza espressiva dell’opera in sé.
Un aspetto fondamentale della loro attività fu la produzione grafica, di cui diventarono maestri, specie nella pratica della xilografia. Importantissimi a questo riguardo i lavori di Kirchner, Heckel , Pechstein e Schmidt-Rottluff. Per Kirchner è cruciale il lavoro di grafica, scriverà nel 1921: “la volontà che spinge l’artista verso l’opera grafica è forse in parte il desiderio di plasmare e fissare definitivamente la forma, originariamente libera, del disegno”. Possiamo dire che la produzione xilografica della “Brucke” può essere considerata a pieno titolo una componente essenziale dell’arte germanica del XX secolo. In mostra troviamo diverse stampe artistiche di Brucke, tra queste l’imponente xilografia a colori di Kirchner Bagnanti fra le rocce bianche del 1912, quella in nero e giallo di Heckel Due donne del 1909, le Barche a vela di Pechstein, gli Abeti di Schmidt-Rotluff dove tutto diventa segno espressivo di grandezza interiore e i piani bianchi e neri si scontrano con violenza e brutalità nella composizione austera.
La mostra spazia da olii su tela e su cartone a tempere, incisioni su legno, carboncini, pastelli e acquerelli su carta, litografie e acqueforti. Di Kirchner, pittore di punta del movimento, sono in mostra numerosi dipinti, come Artista-Marcella del 1910, Nudo che si pettina del 1913, l’Autoritratto del 1914, ma anche acquarelli pastelli e disegni raffiguranti contesti urbani, come Scene di Strada datato 1913-1914, All’angolo di Uhlandstrasse di Berlino e Wittenbergplatz Berlino, entrambe del 1915, dove vengono raffigurate strade, piazze, sempre filtrate dalla lente deformante della polemica sociale. In mostra troveremo anche le immagini – di una modernità sconvolgente per l’epoca – dello studio in cui si riuniva il gruppo, e in cui tanti capolavori furono dipinti.
Gli altri artisti del movimento sono cosi rappresentati in mostra: la pittura di Erich Heckel, inizialmente composta da linee spezzate e da un inquietante afrore orientale come in Ragazza che suona il liuto, e poi da un disegno sommario e colori stridenti, lo vediamo in Cisterna a forma di torre del 1910, e tuttavia capace anche di un lirismo più armonioso, come in Giovane uomo e ragazza del 1909; i quadri dal colore ricco e modulato di Max Pechstein, come La maglia gialla e nera, Bosco nei pressi di Moritzburg, Coppia distesa o La danza, rivelano un’interpretazione meno accesa e violenta rispetto alla poetica espressionista. E ancora Karl Schmidt-Rottluff che si dedicata a ritratti, straordinari Ragazza intenta nella toilette e Donna pensierosa entrambi del 1912, e paesaggi dalle eco impressioniste, come Frontone rosso del 1911, anche se poi l’interesse per la litografia lo portò verso rappresentazioni dalle forme sintetiche e spigolose come vediamo nelle incisioni Marito e moglie o Cortigiane dopo il bagno.
Emil Nolde arriva infine a una pittura caricaturale della figura umana, aspetto che appare evidente nelle Villeggianti del 1911 mentre nelle Due figure esotiche del 1912 il rozzo intaglio discende dalla scultura primitiva africana, eppure un artista capace anche di grande raffinatezza nella tempesta di colori, Tronchi bianchi e La casa della famiglia Jager ad Alsen dipinti che più di altri si prestano a fare da portavoce al movimento dell’Espressionismo come sintesi di nuove prospettive artistiche. Nolde anticipa i pittori del primo dopoguerra e rimane, con Kirchner, “l’artista del gruppo” più coerente e vicino alla poetica espressionista.
La “Brucke” si sciolse nel maggio del 1913, a causa di contrasti originati dal testo scritto da Kirchner per la Cronick del Brucke – una Cronaca, destinata a tutti i membri passivi della Brucke, che doveva contenere stampe a mano e foto delle opere dei fondatori del gruppo. Heckel spiegò più tardi che il testo non corrispondeva più all’idea di rifiuto di un programma artistico e dunque decisero di non pubblicare e di restituire ad ognuno le stampe e le foto.
Negli anni della guerra alcuni espressionisti guardano al grande conflitto come alla possibilità di un nuovo ordine sociale. Una guerra mondiale può essere il colpo di spugna da loro desiderato per far nascere un nuovo stile di vita: si auspica la purificazione dell’Europa, il tramonto di tutte le antiche strutture di potere. Molti artisti, animati da questi principi, si arruolano e combattono al fronte come volontari, ma il risultato è quello di prender coscienza degli orrori della guerra, che sconvolge al punto di portare molti di loro ad abbandonare la pittura. In altri casi, la guerra diventa contemporaneamente fonte di ispirazione, incubo, ossessione.
Dopo la guerra l’espressionismo tedesco si trasforma, assumendo connotazioni esasperatamente realistiche che si spingono fino all’estrema durezza, alla brutalità, alla rappresentazione dell’orripilante con artisti in grande debito verso i pittori del Brucke come Otto Dix (1891-1969), Max Beckmann (1884-1950) e George Grosz (1893-1959).
L’esposizione di Palazzo Ducale documenta dunque la varia creatività artistica all’interno di questo gruppo rivoluzionario che riportò l’arte tedesca sulla scena internazionale a un livello qualitativo pari a quello delle opere dei fauves, dei cubisti o ancora, dei futuristi italiani.
La mostra è organizzata da Genova Palazzo Ducale Fondazione per la Cultura in collaborazione con il Brücke-Museum di Berlino e prodotta da MondoMostre Skira.

Titolo: Da Kirchner a Nolde. Espressionismo tedesco 1905-1913
Sede: Palazzo Ducale - Appartamento del Doge, Piazza Matteotti 9, Genova
Date: 5 marzo - 12 luglio 2015
Orario: lunedì 14.00-19.00, dal martedì alla domenica 9.00-19.00, giovedì 9.00-22.30 (la biglietteria chiude un’ora prima)
Biglietti: intero con audioguida € 13,00, ridotto € 11,00, ridotto scuole € 4,00

Immagine: Ernst Ludwig Kirchner, Artista (Marcella), 1910, olio su tela, 101x76 cm, Brücke-Museum, Berlino.

mercoledì 1 ottobre 2014

Prima Luce - III edizione

Comunicato stampa

L’Associazione culturale “Profondità di Campo” presenta la III edizione della mostra fotografica Prima Luce, nell'ambito della programmazione di “Sala Dogana. Giovani idee in transito”, progetto del Comune di Genova - Assessorato Cultura e Turismo, Ufficio Cultura e Città - e di Genova Palazzo Ducale Fondazione per la Cultura. La mostra verrà inaugurata a Genova, in Sala Dogana a Palazzo Ducale, venerdì 3 ottobre alle ore 18. Sarà visitabile a ingresso libero dal 4 al 19 ottobre 2014, dal martedì alla domenica con orario 15-20.
La mostra nasce dal concorso fotografico internazionale rivolto ai creativi under 35, ideato per mettere in luce i giovani talenti premiando i migliori progetti con una collettiva nella prestigiosa cornice di Palazzo Ducale, la più importante sede espositiva della città di Genova. La mostra viene presentata in Sala Dogana, uno spazio interamente ed esclusivamente dedicato alla creatività giovane, per la produzione culturale emergente, la sperimentazione, lo sviluppo di nuove tendenze e la contaminazione dei linguaggi.
Sono stati ammessi al concorso tutti i progetti sviluppati attraverso le diverse espressioni e tecniche della fotografia, dalle tradizionali alle più innovative. Grazie alla collaborazione con Genova Fotografia, una Commissione di esperte – composta da Elisabetta Papone, Direttrice del Centro di Documentazione per la Storia l'Arte l'Immagine di Genova e docente di Storia della Fotografia presso l'Università degli Studi di Genova, da Paola Valenti, ricercatrice in Storia dell'Arte Contemporanea dell'Università degli Studi di Genova, e dalla fotografa Federica De Angeli – ha selezionato tra i numerosi progetti pervenuti i più meritevoli, secondo criteri di creatività, ricerca, innovazione e contemporaneità.
Prima Luce presenta quest'anno 8 artisti italiani e 4 stranieri, con un percorso espositivo tra fotografia analogica e digitale, fotoritocco, grafica, poesia, video e installazioni: Luciano Baccaro (1981, Termoli) con il progetto “IO PARLO ITALIANO!”, Beatrice Baldacci (1993, Città di Castello) con “MI TROVO DOVE VOGLIO”, Giorgio Caione (1981, Borgomanero) con “ERIKLI’YE HOŞGELDINIZ / WELCOME TO ERIKLI”, Klodian Deda (1984, Albania) con “FREE SPACE”, Maura Ghiselli (1981, Genova) con “POSTCARD BY TWO MINUTES FROM MY MESSED UP LIFE”, Golsa Golchini (1986, Iran) con “IO FOTOGRAFO L’INVISIBILE”, Mihail Ivanov (1990, Bulgaria) con “LITTLE('R) WORLD(S')”, Michele Lepera (1979, Genova) con “A IMMAGINE E SOMIGLIANZA”, Emmanuele Panzarini (1984, Padova) con l'installazione “FAMILY LUNCH”, Mauro Pellegrini (1989, Bergamo) con l'installazione multimediale interattiva “DIALOGO TRA MIO NONNO E ALZHEIMER (TUTTO IL SUO ALZHEIMER SENZA DI LUI)”, Eliška Stejskalová (1991, Repubblica Ceca) con l'installazione “SITUATION I., II., III.”, Lorenzo Taccioli (1987, Cesena) con “RIFUGI”.
L'evento Prima Luce, ideato e curato da Angela Ferrari, è organizzato in occasione della X Giornata del Contemporaneo promossa da AMACI (Associazione dei Musei d'Arte Contemporanea Italiani), in programma sabato 11 ottobre 2014.

Titolo mostra: Prima Luce - III edizione
Tipologia collettiva di fotografia
A cura di: Angela Ferrari
Sede: Genova, Palazzo Ducale - Sala Dogana,
Date: 4 - 19 ottobre 2014
Inaugurazione: venerdì 3 ottobre 2014, ore 18.00
Orari: dal martedì alla domenica, ore 15.00-20.00

martedì 5 luglio 2011

Vincenzo Lo Sasso. Frammenti dell’Anima

Comunicato stampa

Sabato 9 Luglio 2011, alle ore 18, presso la Galleria Artrè Gallery di Piazza delle Vigne a Genova, viene inaugurata la mostra “Frammenti dell’anima”, personale di Vincenzo Lo Sasso. L’artista milanese, dopo il successo della recente mostra allestita presso la 532 Galleria Thomas Jaeckel di New York, ritorna a Genova, a distanza di quattro anni dal suo debutto ligure, portando alla Artrè Gallery una selezione di nuovi lavori. Bruna Solinas, titolare dello spazio, testimonia ancora una volta la sua attenzione per le ultime tendenze dell’arte contemporanea. Con l’opera “Frammenti dell’Anima” Vincenzo Lo Sasso, su invito di Vittorio Sgarbi, è presente alla 54esima edizione del prestigiosa Esposizione Internazionale d'Arte della Biennale di Venezia.
“Frammenti dell’Anima”, nella mostra genovese, è un percorso scandito da trenta opere di piccole e medie dimensioni e una di grandissimo formato, lavori per lo più inediti che l’autore ha realizzato proseguendo il suo filone di ricerca legato all’arte informale. In tutte le opere esposte Vincenzo Lo Sasso ripropone la personale e segretissima tecnica che prevede la solidificazione di colori metallici sul supporto di alluminio.
“I frammenti dell’anima – rileva il critico Luciano Caprile – costituiscono un distillato di impulsi informali che dilagano sul supporto di alluminio e sembrano corromperlo in allusioni rugginose o dorate su cui prevale e fiorisce un magma azzurrognolo ora in via di disgregazione radiale ora rivolto a una più decisa compattezza centripeta”.
E’ questo dei “frammenti” un ciclo pittorico (27 i lavori in mostra) dove la materia si carica di forza ed energia, suggestioni e vitalità nonostante sia utilizzato un supporto dall’anima fredda come suggerisce la lastra di metallo.

Nota biografica
Vincenzo Lo Sasso nasce a Taranto nel 1954. Dopo aver frequentato la facoltà di Architettura inizia il percorso artistico giovanissimo con un’intensa attività pittorica utilizzando mezzi e supporti tradizionali. All’età di 23 anni scopre la fotografia e avvia una lunga e fruttuosa collaborazione con testate come Vogue Italia, Vogue Bellezza, Uomo Mare, Vogue Travel, Linea Italiana. In teatro Vincenzo Lo Sasso ha collaborato col Balletto d’Arte Contemporanea di San Pietroburgo e col Teatro Stabile di Ancona. Nel mondo dello spettacolo la sua creatività è stata apprezzata da Eros Ramazzotti, Gianni Morandi, Anna Oxa, Spagna. Il suo impegno si è concretizzato anche in campo pubblicitario attraverso lavori concepiti per L’Oreal, Wella, Schwarzkopf e per note aziende di moda tra New York e Milano. Nel febbraio 2007 Vincenzo Lo Sasso partecipa alla Fiera Luxory and Yachts di Verona nella sezione “allestimenti gallerie” con un’opera di notevoli dimensioni.
Nell’aprile 2007 inaugura una mostra personale dal titolo “Ghiaccio Bollente”, presso il Chiostro di S. Matteo di Genova (catalogo curato da Maurizio Sciaccaluga ). Nel luglio 2008 una sua importante mostra personale dal titolo “il Segno e il Sogno” è stata ospitata negli Appartamenti storici della Reggia di Caserta (catalogo curato da Luciano Caprile). Nell’estate del 2009 il Castello Doria di Portovenere accoglie la personale “Emozioni”.
Nella primavera del 2011 ha esposto le sue opere presso la 532 Galleria Thomas Jaeckel delle più prestigiose galleria di Soho, il quartiere degli artisti, a New York. Vincenzo Lo Sasso è presente alla 54esima edizione dell’esposizione internazionale “Biennale di Venezie” con l’opera “Frammenti dell’anima”.
Vive e lavora a Milano.

Titolo: Vincenzo Lo Sasso. Frammenti dell’Anima
Sede: Galleria Artrè, Genova
Date: 9 - 31 luglio
Vernissage: sabato 9 luglio 2011, ore 18.00
Orario di apertura: dal martedì al sabato dalle ore 15.30 alle ore 19.30

Immagine: Vincenzo Lo Sasso, Frammenti dell’anima, 2011, cm 70x70