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giovedì 9 giugno 2016

Luigi Marruzzella. “Oltre”: in mostra le opere di Luigi Marruzzella



Comunicato stampa

ORTA di ATELLA – Il Centro Studi Massimo Stazione in collaborazione con l’associazione “In Arte Exhibit” di Potenza e il comune di Orta di Atella organizzano una mostra commemorativa delle opere dell’atellano Luigi Marruzzella. L’evento si terrà presso i locali del Centro Studi Massimo Stazione dal 26 Giugno al 5 Luglio 2016, e si propone come occasione di promozione e ricordo dell’artista attraverso l’esposizione di una selezione della sua antologia. La mostra dal titolo “Oltre” s’inserisce nel vario percorso che l’associazione In Arte Exhibit di Angelo Telesca ha messo in cantiere per il 2016. Il nome emblematico “Oltre” si prefigge di stimolare la curiosità tanto del visitatore profano quanto dell’addetto ai lavori”. Oltre i confini del tangibile, oltre l’apparenza di ciò che si vede, oltre il pregiudizio; oltre, dunque, lo sguardo di superficie che un artista come il Marruzzella ha saputo oltrepassare, giungendo ad una visione pura delle realtà vissute nel corso della sua carriera.

Luigi Marruzzella nasce l’11 Gennaio 1931 nella neo-ricostituita città di Atella. Comincia a dipingere in giovanissima età, mostrando da subito la sua predisposizione al racconto visivo della sua realtà. La produzione artistica del Maestro rielabora perfettamente gli spunti e le esperienze di vita vissuta: affianca soggetti agresti a paesaggi e scorci, senza tralasciare stilemi che riportano alla tradizione antichissima del territorio – si vedano i ruderi che fanno da sfondo a molta della sua produzione. Nel corso della sua esistenza molti sono i fattori che concorrono al suo sviluppo artistico, l’archeologia in primis. A partire dagli anni ’70 – il decennio più florido ed importante - il bagaglio della tradizione italiana, segnatamente napoletana, del rinascimento e del barocco si mescola con la sua modulazione estrosa portando ad esiti molto vicini all’espressionismo moderno. Artista poliedrico, non trascura tematiche sociali e politiche senza filtri, se non quello della sua personale visione della realtà.

Le finalità della manifestazione, oltre a quelle commemorative, si espletano nella volontà promozionale dell’arte nel suo contesto territoriale in modo tale da coinvolgere e appassionare. Tali obiettivi sono oltretutto strumentali per la realizzazione di esternalità positive su tutto l’indotto culturale tanto del circondario atellano, quanto di quello potentino, per effetto della collaborazione con l’associazione In Arte, centro propulsivo di conoscenza del patrimonio del capoluogo lucano. Le presenti opportunità di promozione e valorizzazione è necessario siano colte, affinché la cultura del nostro territorio possa attirare l’attenzione e acquisire la visibilità che merita.

Ufficio stampa “In Arte Multiversi”
Largo Pisacane 15, 85100 Potenza
Infoline: - 330 798058 - 392 4263201

venerdì 13 febbraio 2015

Marco Calvani. Le vie dell'oltre

Comunicato stampa

Chiuso nello studio, avvolto nel silenzio e aperto all’ascolto dell’anima delle cose, il pittore pisano Marco Calvani cerca di dare voce all’essenziale attraverso il linguaggio della realtà e della natura. Nascono così le opere che presenta nella sua personale “Le vie dell’oltre” allestita nel Lu.C.C.A. Lounge&Underground dal 17 febbraio al 15 marzo 2015, aperta al pubblico con ingresso libero.
“Calvani – spiega Massimo Dell’Innocenti – è un uomo che ricerca la religiosità delle cose. Girovagando nel silenzio misterioso dello spazio che sta fra lui e il cavalletto, Calvani all'interno del suo studio di S. Anna sonda l'eterno mistero dell'uomo sulla terra, prosegue come i maestri passati a guardarci da dietro il vetro dipingendo con la serenità del viaggiatore, coltivando il mistero del perché ci si possa legare con lo spazio di un quadro e più ancora del perché l'uomo pittore possa dedicarsi tutta una vita per la sua costruzione”.
Persone o oggetti di uso familiare vengono riletti sotto ottiche altre, rimanendo pur sempre riconoscibili, per diventare ritratti psicologici di un mondo interiore. “Si rimane segretamente attratti dalla pittura di Calvani – prosegue Dell’Innocenti – perché appunto ci svela, nascondendo, quanto ancora sia possibile fare con gli strumenti tipici della pittura senza l'appoggio di null'altro”. La pittura di Calvani non vuole infatti stupire o impressionare il pubblico, ma far meditare su qualcosa di prezioso, invisibile ai nostri occhi, alla ricerca di verità più profonde.

Titolo: Marco Calvani. Le vie dell’oltre
Sede: Lu.C.C.A. Lounge&Underground
Periodo: 17 febbraio - 15 marzo 2015
Orario: da martedì a domenica ore 10.00-19.00
Ingresso: libero

giovedì 23 ottobre 2014

Felice Casorati. Collezioni e mostre tra Europa e Americhe

Comunicato stampa

La Fondazione Ferrero di Alba e la GAM - Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino, in collaborazione con la Soprintendenza per i Beni Storici, Artistici ed Etnoantropologici del Piemonte, si preparano a rendere omaggio a Felice Casorati (1883 – 1963) con un’ampia antologica che si potrà ammirare alla Fondazione Ferrero, ad Alba, dal 25 ottobre 2014 al primo febbraio 2015.
Felice Casorati. Collezioni e mostre tra Europa e Americhe - curata da Giorgina Bertolino, coautrice del Catalogo Generale dei dipinti dell’artista - è una personale dedicata alla ricerca, alla storia pubblica e alla ricezione internazionale della pittura casoratiana, dagli anni Dieci agli anni Cinquanta del Novecento.
Quaranta dei sessantacinque dipinti che saranno presenti nelle sale della Fondazione provengono da musei e istituzioni nazionali e internazionali. Alcuni, acquisiti e partiti dall’Italia nei primi decenni del Novecento, rappresentano per il pubblico di oggi dei veri e propri inediti espositivi.
Tra i musei prestatori italiani, la Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino, la Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma, il Museo del Novecento di Milano, la Galleria Internazionale d’Arte Moderna di Ca’ Pesaro di Venezia, il Museo d’Arte Moderna e Contemporanea di Trento e Rovereto, depositario della Collezione VAF- Stiftung, la RAI-Radiotelevisione Italiana.
Tra i musei prestatori in Europa, la Nationalgalerie di Berlino e il Centre Pompidou di Parigi; negli Stati Uniti, il Detroit Institute of Arts e il Museum of Fine Arts di Boston; in Brasile, il Museu de Arte Contemporânea da Universidade de São Paulo.
La collaborazione della GAM di Torino - depositaria della più ampia collezione pubblica di opere di Felice Casorati - conferma l’impostazione scientifica del progetto, avvalorato dal Comitato scientifico presieduto da Danilo Eccher, direttore della Galleria torinese e composto da personalità autorevoli: Edith Gabrielli, Carlo Sisi, Ester Coen, Flavio Fergonzi, Maria Cristina Bandera, Luigi Cavallo, Ana Gonçalves Magalhães, Virginia Bertone.
«La mia pittura accolta con tanta severità in patria, trovò all’estero consensi cordiali, talvolta entusiasti. Moltissime le riviste che mi dedicarono articoli. Fui invitato ad allestire mostre personali in Germania, in Belgio, in America, in Francia e persino in Russia. Le Gallerie d’Europa e d’America ospitarono fin troppo volentieri i miei quadri».
Con queste parole, nel 1943, Felice Casorati raccontava nell’Aula Magna dell’Università di Pisa, la sua vicenda artistica oltre confine.
Felice Casorati. Collezioni e mostre tra Europa e Americhe raccoglie un nucleo di opere filologicamente coerenti rispetto alla provenienza e alla storia delle mostre, con dipinti appartenenti a collezioni museali e private, acquisiti o esposti all’estero e nelle sale della Biennale di Venezia, la grande rassegna investita nel secolo scorso della funzione di Società delle Nazioni dell’arte. Le opere sono state individuate tra quelle che Casorati stesso, durante la sua lunga carriera artistica (iniziata nel 1907 e conclusa con la scomparsa nel 1963), scelse di presentare nei contesti espositivi internazionali. Celebrato come uno dei maestri dell’arte italiana del Novecento, Felice Casorati fu protagonista di quel rinnovamento del linguaggio artistico che ebbe nelle Biennali di Venezia e nelle sedi del circuito espositivo europeo e americano uno spazio di scambio e di confronto. Partecipò a importanti rassegne celebrative tra le quali, nel 1910, le Esposizioni per il Centenario argentino di Buenos Aires e per il Centenario dell’Indipendenza di Santiago del Cile; le Esposizioni universali di Barcellona nel 1929 e di Bruxelles nel 1935; l’Esposizione Internazionale di Parigi nel 1937. Presente a numerose mostre dedicate all’arte italiana contemporanea, alle mostre itineranti del movimento artistico Novecento (a Ginevra nel 1929, in America latina nel 1930, a Stoccolma e a Helsinki nel 1931), e nel dopoguerra, alla Documenta di Kassel (dove fu invitato per la prima edizione del 1955), l’artista concorse a prestigiosi premi come quello promosso dal Carnegie Institute di Pittsburgh, dove fu presente dal 1924 al 1939 e poi nel 1950, e per il quale fu membro della giuria nel 1927.
L’antologica Felice Casorati. Collezioni e mostre tra Europa e Americhe si prefigge di analizzare questa composita mappa espositiva, assumendo le Biennali veneziane come punto privilegiato d’osservazione. Sono dodici le edizioni documentate nelle sale della Fondazione, attraverso singole opere (1907, 1910, 1912) o attraverso nuclei cospicui (ciascuno di cinque, sette dipinti) che consentiranno di ricostruire la partecipazione dell’artista alla mostra del 1924, del 1938, del 1942, del 1952, sino alla postuma del 1964.
La mostra è introdotta dal Ritratto della sorella Elvira, con cui Felice Casorati esordì alla Biennale di Venezia del 1907, avviando la sua prima stagione pittorica, caratterizzata da quadri con figura che, secondo canoni ancora naturalistici, declinano il tema delle età femminili: Le vecchie comari del 1908 (Galleria d’Arte Moderna Achille Forti, Verona), inviato due anni dopo a Santiago del Cile, Le ereditiere (MART, Rovereto - Collezione VAF-Stiftung), esposto alla Biennale veneziana del 1910, Bambina su un tappeto rosso (Museum voor Schone Kunsten, Gent) presentato nell’edizione del 1912 dove fu acquistato dal governo belga.
Accanto ad alcuni dei più celebri capolavori - Ritratto di Maria Anna De Lisi (1918), Tiro al bersaglio (1919), Le uova sul cassettone (1920) - la mostra rintraccia l’itinerario di scelte compiute dall’artista sul versante interno della pittura e su quello della sua presentazione ufficiale. Ne emerge un Casorati che nelle occasioni importanti privilegia il ritratto.
In mostra la ricorsività del genere sarà sottolineata da una vera e propria “galleria di ritratti”: quelli dedicati alla moglie Daphne Maugham, al mecenate Riccardo Gualino e ai suoi familiari, al pianista e compositore Alfredo Casella, alla danzatrice russa Raja Markmann, a Hena Rigotti, all’ingegner Gino Beria, ai coniugi tedeschi Kurt ed Elisabetta Wolff (il cui ritratto giungerà dalla Pinakothek der Moderne di Monaco di Baviera), al pittore e allievo Riccardo Chicco (in prestito dal Museum of Fine Arts di Boston). Familiari, amici, intellettuali, artisti, fanno parte dell’ambiente culturale e cosmopolita che l’artista frequenta lungo tutti gli anni Venti.
Felice Casorati. Collezioni e mostre tra Europa e Americhe offre un’occasione unica per ammirare, una accanto all’altra, opere straordinarie normalmente distanti. È il caso della Madre (Neue Nationalgalerie degli Staatliche Museen di Berlino), esposta alla XIV Biennale di Venezia del 1924, che il pubblico vedrà insieme ad alcune delle opere che l’artista decise di presentare allora: Manichini (Museo del Novecento, Milano), il Ritratto di Hena Rigotti (GAM, Torino), il Concerto (RAI, Torino) e i tre Ritratti Gualino, nuovamente riuniti a trent’anni dalla mostra Dagli ori antichi agli anni Venti che li presentò a Torino nel 1982.
Il Ritratto del Maestro Alfredo Casella del 1926, il Ritratto dell’ingegner Gino Beria del 1925-1926 (GAM, Torino) documentano la partecipazione di Casorati al circuito espositivo internazionale della seconda metà degli anni Venti, mentre Ospedale (GNAM, Roma), Gli scolari (Galleria d’Arte Moderna “E. Restivo”, Palermo) e Beethoven (MART, Rovereto, Collezione VAF-Stiftung), ricostruiscono parte dell’insieme presentato alla Biennale di Venezia del 1928.
Tra le opere esposte nell’edizione del 1930 il Ritratto di fanciulla (Galleria d’Arte Moderna, Genova) e in quella del 1934, Pomodori dello Szépmuvészeti Múzeum di Budapest.
La sezione delle opere degli anni Trenta si apre con la Venere bionda del 1933 (Centre Pompidou, Parigi). Esposta nel 1937 nel Padiglione italiano dell’Exposition internationale di Parigi e acquisita dallo Stato francese nel 1938, la tela fu richiesta in prestito nel 1952 per la sala alla Biennale di Venezia che lo stesso Casorati concepì per antologizzare la propria storia pittorica. I prestiti del Detroit Institute of Arts consentiranno di vedere per la prima volta in Italia il Ritratto di mia moglie, esposto al Premio Carnegie nel 1933 e nel 1936, e Icaro, presentato nell’edizione del 1939.
L’importante nucleo di quattro dipinti appartenenti al Museu de Arte Contemporânea da Universidade de São Paulo documenteranno il decennio successivo, registrando al contempo l’esemplare vicenda collezionistica di Francisco Matarazzo Sobrinho, imprenditore e mecenate italo-brasiliano.
Alla GAM di Torino appartiene anche la serie di fogli dell’album che raccolgono i minuscoli disegni progettuali con cui Casorati era solito tracciare, con pochi segni essenziali, le idee e le varianti dei suoi futuri dipinti. In questi formati di pochi centimetri, allestiti in un’apposita sezione, il visitatore potrà riconoscere numerose delle opere disposte sulle pareti della mostra.
La mostra avrà tra i suoi destinatari sia gli studiosi sia il grande pubblico, accolti negli spazi della Fondazione Ferrero da un articolato programma di visite, incontri e approfondimenti, dalla proiezione di un documentario prodotto ad hoc e dalle attività educative destinate alle scuole, progettate dalla Fondazione in collaborazione con il Dipartimento Educazione della GAM, Torino.
Felice Casorati. Collezioni e mostre tra Europa e Americhe è fondata su una approfondita ricerca iniziata nella primavera del 2013. Gli esiti della ricerca confluiranno nel catalogo, curato da Giorgina Bertolino ed edito da Silvana Editoriale. Il volume documenterà e analizzerà le opere esposte e sarà arricchito dai saggi della curatrice, di Sergio Cortesini, Maria Chiara Donini, Ana Gonçalves Magalhães.
Nel periodo di apertura dell’esposizione allestita ad Alba, la GAM di Torino presenterà una selezione di disegni di Felice Casorati, provenienti dal Gabinetto Disegni e Stampe del museo. Organizzata nella Wunderkammer, la mostra di disegni sarà curata dal vice-direttore Riccardo Passoni.

Titolo mostra: Felice Casorati. Collezioni e mostre tra Europa e Americhe
A cura di: Giorgina Bertolino
Sede: Alba, Fondazione Piera, Pietro e Giovanni Ferrero
Periodo: 25 ottobre 2014 - 1 febbraio 2015
Orario: dal martedì al sabato ore 10.00-18.00

lunedì 29 settembre 2014

Francesco Zavattari. Universo Instabile

Comunicato stampa

Sarà nuovamente una location di grande prestigio a ospitare l'ennesima esposizione di Universo Instabile, l'ultima serie di opere di Francesco Zavattari. Il Porto di Pisa, rinomato polo nautico, culturale e d'accoglienza situato a pochi chilometri dalla celeberrima torre, accoglierà la serie all'interno del suo ristorante Fuorionda a partire da venerdì 10 ottobre 2014 quando, durante il vernissage d'apertura, Zavattari realizzerà una delle sue opere in live painting.
Universo Instabile ha riscosso ottimo feedback da parte del pubblico e importante interesse mediatico per le sue tre esposizioni complete e due parziali in giro per l'Italia soltanto dall'esordio del maggio scorso.
A un anno di distanza dal successo di “Ubiqua”, serie e progetto che vide sei opere esposte contemporaneamente in tre differenti paesi europei, mai come in questo momento, nei quattordici anni di carriera ufficiale, il nome di Zavattari sta sempre più decisamente imponendosi nello scenario artistico italiano, puntando a consolidarsi via via sulla scena internazionale in funzione di attività già programmate per il prossimo anno.
«I dipinti di Francesco Zavattari sono un incontro di luci che nascono dal connubio esistente tra l’arte e il design, entrambi presenti nella sua vita come punti focali della sua creatività», così il critico e gallerista Massimiliano Bisazza, curatore della mostra milanese presso Galleria Statuto13 di Brera.
Un connubio fra arte e design pronto quindi a “sbarcare” in un luogo altamente suggestivo che della cura di ogni dettaglio fa la propria missione. Spesso le esposizioni di Zavattari nascono in luoghi non esclusivamente dedicati all'arte: un modo per raggiungere un pubblico più ampio e variegato, ma anche un interessante test di interazione fra mondi differenti chiamati a intrecciarsi. Oltre a un importante punto di riferimento per yacht, equipaggi e appassionati del mare, attraverso le tele del noto designer toscano, il 'Porto di Pisa' diventa quindi luogo di incontro e di esperienza artistica per chiunque voglia parteciparne.
Un’interessante esperienza poli-sensoriale sarà inoltre proposta ai partecipanti dal Main Partner della serata, l'importante azienda vinicola piemontese Cascina Baricchi, che proporrà una degustazione dei propri prodotti.

Titolo mostra: Francesco Zavattari. Universo Instabile
Sede:Porto di Pisa - Ristorante Fuorionda, Via Barbolani, Marina di Pisa (PI)
Date: dal 10 al 20 ottobre 2014
Vernissage a ingresso libero con live painting performance: venerdì 10 ottobre 2014, ore 20.00
Orari: tutti i giorni a orario continuato
Ingresso: libero

martedì 1 luglio 2014

Antonio López García. Il silenzio della realtà. La realtà del silenzio

Comunicato stampa

A quarantadue anni dalla prima, e unica, sua mostra personale in Italia (Torino, Galleria Galatea, 1972, con catalogo a cura di Giovanni Testori), Antonio López García ha accettato l’invito di Marco Goldin di tenere la sua seconda personale italiana. Dopo la morte di Andrew Wyeth prima, e di Lucian Freud poi, López García è considerato unanimemente il maggior pittore figurativo vivente al mondo
Questa mostra vicentina è evento eccezionale, dal momento che l’artista spagnolo ha sempre centellinato le occasioni in cui si sono potute vedere le sue opere, che hanno trovato peraltro casa in alcuni dei più famosi musei del mondo.
López García, che già è stato protagonista con tre opere (tra cui La cena, attualmente riesposta in Italia in occasione della Milanesiana) della mostra Raffaello verso Picasso nel 2012 sempre a Vicenza e dedicata alla storia del ritratto e della figura, si è mostrato affascinato dal progetto della mostra sui Notturni che Goldin proporrà in Basilica, accettando di parteciparvi con quattro opere. Prestiti importanti, sollecitati presso collezionisti e istituzioni dallo stesso artista. La prima di queste, una celeberrima scultura policroma su legno del 1963, Donna che dorme. Il sogno, dal museo Reina Sofía di Madrid, che sarà posta in dialogo con le sculture dell’antico Egitto e con i ritratti del Fayum a lui cari. Poi, nella sezione successiva, il rapporto con le finestre notturne di Giorgione e Tiziano (saranno Grande finestra, del 1972-1973 e Finestra di notte, Chamartin, del 1980), mentre la quarta apparirà nella penultima sezione, quella dedicata alla pittura sulla notte condotta nel Novecento, da Klee e Hopper fino a De Staël e Rothko, e si intitola Tomelloso, giardino di notte, del 1980.
Ma, al di là dei quattro prestiti per la mostra in Basilica, l’artista ha accettato di essere protagonista di una mostra personale che lo stesso Goldin curerà presso la sede del museo civico vicentino. L’esposizione, promossa da Linea d’ombra e dal Comune di Vicenza, con l’apporto fondamentale di Segafredo Zanetti in qualità di main sponsor, si svolgerà dal 24 dicembre 2014 all’8 marzo 2015, coprendo quindi tutto il primo tempo della vasta mostra storica in Basilica, e avrà, nel volume/catalogo che verrà pubblicato per l’occasione, un lungo saggio di Marco Goldin, unitamente alle schede critiche dedicate alle venticinque opere che verranno esposte. Opere racchiuse specialmente negli ultimi suoi vent’anni di attività. Molto concentrata sulla scultura, che ha occupato una parte importante dei pensieri di Antonio López negli ultimi due decenni, nella mostra troveranno spazio anche alcuni grandi disegni preparatori per le sculture stesse, oltre ad alcune vaste tele dedicate in modo particolare alle famosissime vedute della città di Madrid, appartenenti sia a collezioni private che a istituzioni pubbliche.
La rassegna vicentina non occuperà soltanto le cinque sale al piano terreno di Palazzo Chiericati, con lavori molto ben scanditi e distribuiti negli spazi, ma grazie al prestito straordinario dello stesso López García, partirà extra moenia, con due sculture monumentali in bronzo, Carmen addormentata e Carmen sveglia, che verranno collocate alle due estremità di Corso Palladio, come annuncio della mostra personale ma anche come annuncio, sul tema della notte e del risveglio, dell’esposizione in Basilica Palladiana. Di ognuna di queste sculture esistono tre esemplari, il primo al Museum of Fine Arts di Boston, il secondo nello spazio antistante la grande stazione ferroviaria madrilena di Atocha e il terzo rimasto nelle mani dell’artista. Il quale, in via del tutto eccezionale, ha deciso di concederlo a Vicenza, per questa circostanza che gli è diventata cara.
L’attenzione nei confronti della scultura di López García proseguirà all’interno di Palazzo Chiericati, con una netta divisione di materiali e temi. Il lato sinistro del palazzo vedrà la presenza di una celeberrima scultura, Uomo, del 2003, sempre di grande formato, e di uno tra i disegni preparatori, di oltre due metri di altezza. Quei disegni che sono un’altra delle eccellenze che la mostra potrà indicare. Altre due famose sculture, accompagnate ancora una volta da grandi fogli preparatori, sanciranno questa adesione millimetrica alla realtà. Quella realtà che, come recita il sottotitolo della mostra, ha sempre a che fare con il segreto e la magia del silenzio. Le altre due sculture saranno quindi Uomo disteso (2011) e una ancora più recente, conclusa lo scorso anno, Figura di donna. Fátima. Invece, nella parte destra del palazzo, sarà ospitata una selezione dell’opera pittorica, raccolta attorno ad alcune vaste tele che hanno fatto tutta la grandezza di López García pittore e dedicate alle visioni dall’alto di Madrid, tra le quali la famosissima Madrid vista da Capítan Haya (1986/1997) del Museo Reina Sofía della capitale spagnola. Quadri condotti con una lentezza che è continua scoperta di motivi che si vanno approfondendo, dentro quella luce calcinata e però purissima, sospesa in un silenzio senza soluzioni, che la pittura delimita nell’assoluto della visione protratta. Assieme a queste grandi pitture più recenti, in due sale una breve carrellata anche dei quadri del primo López García, quello che nasce dal rapporto con lo zio pittore, Antonio López Torres.
Ma la cosa forse più straordinaria in assoluto, è che Vicenza presenterà l’ultimo, grande quadro cui López García sta lavorando, e che verrà ultimato proprio per la mostra di Palazzo Chiericati. Una tela quasi quadrata di oltre due metri di lato e intitolata Notturno, Poniente 3. Da un interno dimesso, nella luce della notte, i riflessi sulla finestra di un paesaggio urbano che lampeggia all’esterno e lascia tutta bloccata l’atmosfera della notte.

Titolo mostra: Antonio López García. Il silenzio della realtà. La realtà del silenzio
Sede: Museo Civico di Palazzo Chiericati, Vicenza
Periodo: 24 dicembre 2014 - 8 marzo 2015
A cura di: Marco Goldin

domenica 1 dicembre 2013

Cristina Caimi. Trappole urbane

Comunicato stampa

I paesaggi metropolitani di Cristina Caimi saranno in mostra dal prossimo 27 dicembre, fino al 6 gennaio 2014, presso la sala mostre dell’Ufficio Turistico di Madesimo nella personale dal titolo “Trappole urbane”, con vernissage in programma sabato 28 dicembre alle ore 18.00.
Nelle tele in esposizione comuni scene di vita urbana servono a rappresentare l’odierna vitalità caotica e nevrotica delle città, ma sono soprattutto un pretesto per evidenziare lo straniamento dell’individuo nella realtà contemporanea e lo spaesamento dei luoghi di passaggio. Tutte le opere vedono il perpetrarsi di una contrapposizione tra l’uomo e la macchina all’interno dello spazio urbano, la quale è messa in risalto dalla differenza di stile pittorico con cui sono delineate le automobili e la segnaletica stradale, dipinte a tutto pieno, e le figure umane, disegnate solamente nei loro contorni. L’uomo, tra strisce pedonali, semafori, lavori in corso e le tante continue trappole messe in atto dal traffico, appare disorientato e quasi rassegnato ad una quotidiana condizione di anonimato e marginalità.
Attraverso questo ciclo di opere Cristina Caimi esprime quindi un malessere, proprio e non solo, nei confronti di una società nella quale è difficile riconoscersi e dalla quale ci si sente oppressi. Talvolta però si riesce a scorgere nel quadro qualche indizio di una ritrovata leggerezza, di chi ha raggiunto una saggia consapevolezza e accetta il mondo così come viene, nella convinzione che l’uomo sia migliore di ciò che sta esprimendo oggi.
Nata a Milano nel 1970, Cristina Caimi si è diplomata in grafica presso l’Istituto Europeo di Design di Milano. Dopo anni di insegnamento nell’ambito del settore pubblicitario, dalla progettazione grafica al disegno tecnico fino alla creazione di siti web, nel 1998 inizia a dare più spazio alla propria espressività, dedicando la maggior parte del suo tempo alla pittura, sotto la guida del maestro Vanni Saltarelli. Dal 2003 partecipa con le sue opere a concorsi d’arte e a innumerevoli mostre collettive in tutta la Lombardia, ma anche in Svizzera e Francia. La sua più recente personale, risalente al 2009, si è svolta presso il Palazzo Comunale di Asso (CO). Nell’ultimo periodo prende ampio spazio nella sua ricerca artistica l’utilizzo di resine epossidiche, che le permette di ottenere un’originale combinazione di forme e colori.
La mostra “Trappole urbane” sarà visitabile tutti i giorni dalle 17.00 alle 19.00 o su appuntamento al numero 0343 53015. Saranno esposti anche i quadri materici in resina.

Titolo mostra: Cristina Caimi. Trappole urbane
Sede: Sala mostre - Ufficio Turistico di Madesimo, Via alle scuole, 12 - 23024 Madesimo (SO)
Periodo: 27 dicembre 2013 - 6 gennaio 2014
Vernissage: sabato 28 dicembre 2013, ore 18.00
Orari: tutti i giorni 17.00-19.00 o su appuntamento (tel. 0343 53015)

sabato 13 luglio 2013

Vincenzo Mascoli. È tutto un gioco

Comunicato stampa

Il Comune di Cassano delle Murge, nell’ambito del progetto “Cassano Cultura 2013” predisposto dall’Assessorato alla Cultura, in collaborazione con Enkomion - rivista trimestrale di Storia Letteratura e Arte, la casa editrice Messaggi edizioni, l’associazione “Presidi del Libro di Cassano delle Murge e il gruppo CaP - onlus tradizioni folkloristiche, organizza la mostra d’arte contemporanea “È tutto un gioco”, personale di Vincenzo Mascoli, nella splendida cornice del Palazzo Miani Perotti, nuovamente protagonista dell’estate nel territorio murgiano.
Décollage e stralci di pubblicità sono le allegorie adottate dall’artista Vincenzo Mascoli per ritrarre la personale visione della realtà ai limiti della fredda cronaca. Il medesimo fil rouge che contraddistinse gli artisti della “Pop Art”, movimento britannico che ha innalzato a effigie di se stesso la “Campbell’s Soup” di Andy Wharol, in cui marketing e vita quotidiana sono mescolati e resi irrimediabilmente inseparabili.
Vincenzo Mascoli, nato a Corato (Ba), è laureato in Scenografia e specializzato in Pittura. La sua carriera artistica vanta già numerosi premi e mostre personali e collettive in giro per l’Italia e per il mondo, tra le quali citiamo “La strada con la valigia”, del 2008, alla National Accademy di New York; “L’Arte in Viaggio”, del 2010, nella Galleria Belle Arti a Barcellona; “Metafisica a Sud”, evento collaterale a “Giorgio De Chirico - Mistero e poesia”, in corso nel Castello Aragonese di Otranto, dal 10 luglio al 29 settembre 2013.
Lorenzo Madaro, giornalista de “La Repubblica”, ha descritto la tecnica del Mascoli quale “procedimento di accumulo di porzioni di carta da giornale, da cui emerge una visione sfaccettata del mondo, mediante un dialogo continuo con le reliquie della comunicazione visuale: quotidiani, carta patinata delle riviste, loghi riconoscibili della pubblicità, una commistione esemplare tra parola e immagine, segni talvolta non identificabili nella loro interezza, perché associati ad altrettanti squarci di vita sociale e politica della contemporaneità.”

Titolo mostra: Vincenzo Mascoli. È tutto un gioco
Sede: Pinacoteca Civica “Miani Perotti”, Cassano delle Murge (BA)
Durata: 14 - 28 luglio 2013
Vernissage: domenica 14 luglio 2013, ore 19.30
Art director: Massimo Nardi
Catalogo: Messaggi Edizioni
Ufficio Stampa: EDI Media Communication
Promotori: Comune di Cassano delle Murge, Enkomion, Presidi del Libro, CaP

martedì 9 luglio 2013

Maria Luisa Ricciuti. Esposizione al Convento

Comunicato stampa

È stata inaugurata venerdì 5 luglio nel Convento Wine Space di Barile (Pz) la personale di Maria Luisa Ricciuti pittrice, scultrice e scenografa. Sarà possibile ammirare le opere dell’artista che vive e lavora a Roma fino al 30 luglio.
Nel corso della sua lunga ed appagante carriera ha intrapreso importanti collaborazioni, come quella con Gae Aulenti per l’allestimento della maquette dell’Operà nel Musée d’Orsay di Parigi e per il Palazzo Grassi di Venezia in occasione delle mostre sui Fenici e sui Celti. Ha realizzato tutte le maschere per la coreografia del balletto “Les Chats” di Béjart. Ha collaborato con Carmelo Bene per due edizioni del “Pinocchio” e per “Omelette for Hamlet” e lavorato con Robert Wilson. Ha vinto numerosi premi ed ha esposto in Italia e in Europa.
La sua produzione scultorea e pittorica affascina in quanto riesce sempre a rimandare ad una molteplicità di significati, a qualcosa di ben più ampio e complesso di ciò che l’opera rivela ad un primo, fugace sguardo. La ricerca incessante di quest’artista mira ad indagare ed a svelare i misteri reconditi della psiche umana, a descrivere attraverso l’immediatezza del tratto e del colore la sua vita e le vite altrui.
Le opere in mostra – dipinti e sculture – sono allestite all’interno dell’ampia e luminosa galleria espositiva del Convento, un edificio risalente ai primi anni del Settecento e fondato dai Padri Carmelitani Scalzi. Oggi la struttura si presenta come un singolare connubio di antico e moderno che non manca di affascinare il visitatore. Le ampie vetrate, incorniciate dalle volte che circondano il grande chiostro, rendono visibile le opere da ogni angolo. Un luogo ricco di suggestioni ed incanti nato per promuovere la cultura nel cuore di una terra – il Vulture – circondata da antichi borghi che proprio della cultura hanno fatto il proprio fiore all’occhiello.

Titolo: Maria Luisa Ricciuti. Personale
Sede: Convento Wine Space, Via Padre Minozzi, Barile (Pz)
Durata: fino al 30 luglio 2013
Orari: tutti i giorni 9.30-24.00
Biglietto: ingresso gratuito

mercoledì 22 maggio 2013

Sterling Ruby. Soft Work

Comunicato stampa

Il MACRO – Museo d’Arte Contemporanea Roma presenta, dal 22 maggio al 15 settembre 2013, Soft Work, la prima mostra personale a Roma di Sterling Ruby – la cui ricerca spazia tra scultura, pittura, disegno, fotografia e video –, attivo a Los Angeles e riconosciuto a livello internazionale come uno degli artisti più significativi e originali di questi ultimi anni.
Soft Work, già ospitata al Centre d'Art Contemporain di Ginevra (febbraio – aprile 2012), al FRAC Champagne-Ardenne di Reims (maggio – agosto 2012) e alla Konsthalle Bonniers di Stoccolma (dicembre 2012 – marzo 2013), sarà a Roma per la tappa conclusiva del tour europeo, la più lunga e con il maggior numero di opere, di cui molte create appositamente per il nuovo allestimento al MACRO Testaccio.
L’esposizione, curata da Maria Alicata, con l’organizzazione generale di Damiana Leoni e il contributo di Depart Foundation e SINV, è concepita dall’artista come un’unica e grande opera: un'unica istallazione composta da “sculture morbide” aventi le sembianze di grandi cuscini. Ogni tappa della mostra presenta una serie, in continua evoluzione, di questi morbidi e “mostruosi” corpi scultorei, dalla forma sporgente ed appesi nello spazio.
L’artista trasforma simboli di tranquillità e comodità domestica, come cuscini, coperte e trapunte, in veri e propri oggetti scultorei che sembrano suggerire l’ingannevole natura delle quotidiane certezze domestiche. Riesce così a mettere in discussione l’idea – fortemente radicata nella cultura americana – di sicurezza del focolare domestico, portando a galla con le sue opere proprio quelle paure su cui si fonda la visione americana della casa: luogo sicuro, nido protettivo, rifugio.
Inoltre, utilizzando una tecnica tradizionalmente “femminile”, quella del cucito, – e dietro cui si cela una sottile ironia sul concetto di “mascolinità” in rapporto alla vita domestica – l’artista camuffa dietro sembianze giocosamente pop, immagini in realtà minacciose e aggressive. Così i cuscini a forma di gigantesche gocce, che pendono dall’alto, non sono che un richiamo alle lacrime (immagine, tra l’altro, comune tra i tatuaggi dei carcerati) e alla sofferenza, mentre le enormi e vampiresche bocche spalancate sono un’allusione all’insaziabile consumismo americano.
Si ringrazia lo Sterling Ruby Studio e le gallerie Sprüth Magers (Berlino, Londra) e Xavier Hufkens Gallery (Bruxelles).
Sterling Ruby sarà protagonista di altri due appuntamenti: mercoledì 22 maggio 2013, alle ore 18.00 terrà una lecture all’auditorium di MACRO (via Nizza), mentre venerdì 24 maggio 2013 la Fondazione Memmo – Arte Contemporanea (Palazzo Ruspoli, via del Corso 418, Roma) presenterà un ampio numero di opere inedite dell'artista, provenienti dalla collezione privata dello stesso Sterling Ruby. La mostra, aperta al pubblico fino al 15 settembre 2013 a ingresso gratuito, vedrà esposti lavori bidimensionali e collage realizzati nell'ultimo decennio e scelti personalmente dall'artista per l'occasione.

Sterling Ruby, nato a Bitburg (Germania) nel 1972, vive e lavora a Los Angeles. I suoi lavori sono stati esposti in numerosi musei e istituzioni, tra cui l’Ullens Center for Contemporary Art di Pechino, il MoMA di New York, il Museum of Contemporary Art di Chicago, l’Institute of Contemporary Art di Philadelphia, il Walker Art Center di Minneapolis, il Garage Centre for Contemporary Culture di Mosca, la Saatchi Gallery di Londra e il Baibokov Art Projects di Mosca. Tra le sue mostre personali si segnalano quelle presso il Museum of Contemporary Art di Los Angeles (2008), il Drawing Center di New York (2008), la GAMeC di Bergamo (2009), la galleria Hauser e Wirth di Londra, la Kukje Gallery di Seul (2013), il Museum Dhondt-Dhaenens di Gand in Belgio (in programma). La sua mostra Soft Work, prima di essere presentata al MACRO, è stata ospitata al Centre d'Art Contemporain di Ginevra (24 febbraio – 22 aprile 2012), al Frac Champagne-Ardenne a Reims (25 maggio 2012 – 26 agosto 2012) e alla Konsthalle Bonniers di Stoccolma (15 dicembre 2012 – 17 marzo 2013). Molte sue opere appartengono ad importanti collezioni internazionali, tra cui quella del Guggenheim Museum di New York, dell’Hammer Museum di Los Angeles, dell’Honart Museum di Teheran, del Museum of Contemporary Art di Chicago, del Museum of Contemporary Art di Los Angeles, del MoMA di New York, del Seattle Art Museum di Washington e della Tate di Londra.

Titolo mostra: Sterling Ruby. Soft Work
Apertura al pubblico: 22 maggio - 15 settembre 2013
Inaugurazione: martedì 21 maggio 2013, ore 19.00
Sede: MACRO Testaccio, Padiglione B, piazza O. Giustiniani 4, Roma
Orario: da martedì a domenica, ore 16.00-22.00 (la biglietteria chiude 30 minuti prima)
Ingresso MACRO Testaccio: tariffa intera 6 €, tariffa ridotta 4 €
Ingresso MACRO via Nizza + MACRO Testaccio: tariffa intera non residenti 14,50 €, residenti 13,50 €, tariffa ridotta non residenti 12,50 €, residenti 11,50 €

martedì 14 maggio 2013

Nicolò Quirico. Complicità sovrapposte

Comunicato stampa

La Costantini Art Gallery di Milano presenta la personale dell’artista Nicolò Quirico. L’artista rinnova la tradizionale ricerca della fotografia paesaggistica, la stampa fotografica è realizzata direttamente sopra un collage di vecchie pagine di libri, che conferiscono all’immagine un sapore quasi fané, inoltre, avvicinandosi all’opera, si coglie meglio la texture creata dai caratteri tipografici e dalla sovrapposizione delle pagine.
L’utilizzo di tecniche diverse, è in stretta connessione con l’aspetto progettuale e concettuale dell’artista. L’architettura e la letteratura sono da sempre tra gli elementi fondanti della storia, ed è proprio questa “complicità”, tra parole e immagini, che caratterizza le opere di quest’ultimo ciclo. I testi selezionati, sotto le immagini, rappresentano la voce e i pensieri di chi ha vissuto e di chi vive i palazzi, infatti, sono traccia tangibile di un determinato vissuto storico che sull’opera crea un mormorio diffuso e generico della città. È come se l’artista intendesse eseguire un aggiornamento delle icone architettoniche: edifici del passato ed edifici contemporanei, centro città e periferia come simboli e metafore degli aspetti sociali, culturali ed economici.

«Ogni edificio è vita che si è scritta e si sta scrivendo; ogni pagina di libro è un mattone che costruisce un edificio della nostra cultura.» (tratto da Le città visibili di Giacomo Ambrosi)

Titolo mostra: Nicolò Quirico. Complicità sovrapposte
Sede: Costantini Art Gallery , Via Crema 8, Milano
Periodo: 29 maggio - 29 giugno 2013
Inaugurazione: mercoledì 29 maggio 2013, ore 18.00
Orari: 10.00-12.30, 15.30-19.30 (chiuso lunedì mattina e festivi)

venerdì 12 aprile 2013

Julian Schnabel a Foligno

Comunicato stampa

Il 20 aprile 2013 sarà inaugurata al Centro Italiano Arte Contemporanea di Foligno una importante mostra personale di Julian Schnabel con 14 grandi capolavori dell’artista in gran parte mai esposti in Italia.
Julian Schnabel è l’artista americano più famoso sulla scena internazionale sia per la produzione pittorica che per quella cinematografica, vive e lavora a New York. Esponente di spicco di un neoespressionismo che risente delle influenze europee e anche della Transavanguardia italiana, Schnabel ha elaborato una ripresa della pittura in assoluta indipendenza tecnica e contenutistica.
Classe 1951, laureato nel 1973 in Belle Arti all’Università di Houston, ha allestito la sua prima mostra nel 1976 al Contemporary Arts Museum di Houston. Nel 1979 presenta due mostre personali alla famosa Galleria Mary Boone di New York, realizzando dipinti a cera e su lastra. I critici celebrano il suo lavoro definendolo "il ritorno alla pittura". Il 1980 vede la sua prima partecipazione alla Biennale di Venezia, dove conosce Francesco Clemente. Comincia a sviluppare una pittura "selvaggia" e gestuale per cui i critici coniano l'espressione neo-espressionista. E integra nei suoi quadri oggetti rinvenuti, usati, esposti alle intemperie, che divengono elemento essenziale del suo lavoro. Le sue opere di pittura e di scultura - su tela cerata, fondi di teatro giapponese, rivestimenti di pavimenti di ring da pugilato, tutti materiali "con una storia", spesso di dimensioni gigantesche come la serie realizzata nel 1990 - sono conservate nei musei e nelle collezioni di tutto il mondo dal MoMA di New York al Guggenheim di Bilbao, al Museo Pecci di Prato.
Genio eclettico anche nel linguaggio filmico, nel 1995 realizza un film sul suo amico pittore di Brooklyn Jean Michel Basquiat, il primo artista nero della Street Art, scomparso a soli 25 anni e oggi riconosciuto a livello internazionale. Nel 1999 dirige Prima che sia notte sulla vita dello scultore cubano esiliato Reinaldo Arenas, che vince nel 2000 il Gran Premio della Giuria e la coppa Volpi per il miglior attore, Javier Bardem, al Festival del cinema di Venezia; nel 2007 realizza il suo terzo film Lo Scafandro e la farfalla, tratto dal romanzo di Jean Dominique Bauby, con cui vince il premio per il miglior regista al Festival di Cannes. Alla 64° edizione della Mostra internazionale di arte cinematografica di Venezia fa parte della Commissione del Venice Movie Stars Photography Award.
In Italia ha esposto nel 1996 in una grande retrospettiva alla Galleria d'Arte Moderna di Bologna, nel 2004 alla Galleria Cardi & Co di Milano e nel 2007 in due grandi mostre personali a Roma e Milano, dove si presenta alla conferenza stampa di apertura in pigiama di seta, divenuta la sua cifra stilistica.
Recentemente l’artista ha tenuto una grande personale nella sede di Los Angeles della Galleria Gagosian.
La mostra al Centro Italiano Arte Contemporanea di questo celebre artista, curata e presentata in catalogo da Italo Tomassoni, si propone come una irripetibile occasione per la conoscenza della pittura contemporanea internazionale.
Sono esposti quattordici lavori di grandi dimensioni che esemplificano il lavoro dell'artista dal 1985 sino al 2008: otto opere appartengono al grande gallerista Gian Enzo Sperone, che conosce profondamente Schnabel, suo vicino di casa a New York e così lo descrive: "Con Julian Schnabel, che ho conosciuto parecchio tempo fa in un ascensore di West Broadway che portava da Leo Castelli, ho incominciato un discorso che non si è ancora esaurito. Strano parecchio, perché la grande parte egli artisti che ho esposto, amato e sostenuto, non li vedo più...La persona è debordante per energia e stazza, non si sottrae al dialogo, anzi lo esige, non elude e richiede molta attenzione...Come pittore, Julian ha una capacità d'intonazione fuori dal normale, con slanci e finezze talvolta in controcanto con il resto, magari cupo, del quadro: mai retorico...Il quadro, alla fine, incombente o sbilenco che sia, funziona sempre e mantiene negli anni il forte slancio che ne ha caratterizzato la genesi: una freschezza impressionante...La sua pittura picchia duro, su telacce d'accatto, formati vertiginosi, colore non steso, ma spalmato con le mani. Scritte insolenti, a volte ovvie a volte fulminanti, mai tremolanti" (dal volume Julian Schnabel Dipinti 1976-2007, Skira).
Gli altri sei lavori, sempre di grandi dimensioni, appartengono a un collezionista milanese che ha accettato di prestare le sue opere al CIAC per completare il percorso della mostra. Tre opere sono state esposte a Roma a Palazzo Venezia nella mostra del 2007, le tre altre non sono mai state esposte.
Tra questi sei lavori l'opera-capolavoro JMB realizzata dopo il tragico suicidio dell'amico Basquiat, esposta una sola volta a Toronto e richiesta a New York per la fine dell'anno, che rappresenta, scrive Italo Tomassoni - "il culmine del suo linguaggio e della sua accorata testimonianza. Emozione, visionarietà, passione ed evocazione potente e tragica. La tensione spirituale dell’artista si misura in quest’opera trasfigurando il ricordo con il tragico quotidiano che trova nella tela un memoriale d’oltretomba che trascorre incessante dal qui all’altrove".
"In Schnabel l'intero bagaglio iconografico dell'Espressionismo - continua Tomassoni - viene sottoposto a una manipolazione radicale che scarta ogni grammatica e spinge la materia dentro la sua opulenza, nella finitezza della sua caotica fenomenologia, tracciando percorsi indeterminati in cui lo smarrimento dell’identità e dell’autobiografia si presentano come l’unica esperienza autentica. In questo senso Schnabel, in linea con l’orizzonte culturale dell’eclettismo nuovayorkese, azzera storia e geografia, stabilizzandosi in un asse che è tanto più forte quanto più è antropologico, materiale e inaccessibile a una traduzione definita".
Una occasione dunque unica per apprezzare la potenza poetica e cromatica di un grande artista sempre alla ricerca di nuovi stimoli e suggestioni da riportare nelle sue opere grandiose, che hanno segnato in modo indelebile l'arte contemporanea internazionale degli ultimi cinquant'anni.

Titolo mostra: Julian Schnabel
A cura di: Italo Tomassoni

Sede:Centro Italiano Arte Contemporanea, Via del Campanile 13, Foligno
Periodo: 20 aprile - 23 giugno 2013
Orari: venerdì, sabato e domenica 10.00-13.00, 15.30-19.00
Ingresso: gratuito

lunedì 25 febbraio 2013

Irene Petrafesa. Ànemos - spazio e tempo di un respiro

Comunicato stampa

In occasione della Giornata Internazionale della Donna, la Galleria Spaziosei di Monopoli (Bari) dedica la 6ª edizione di Artedonna all’artista Irene Petrafesa: Ànemos - spazio e tempo di un respiro.
Nata a Bari e vissuta in un ambiente familiare incline all’arte a tuttotondo, Irene Petrafesa interrompe il suo incarico al Ministero delle Finanze e, per passione, dal 2000 intensifica la propria attività artistica. Partecipa a numerose rassegne in Italia e all’estero, riscuotendo numerosi riconoscimenti e grande successo di critica e pubblico.
La mostra, curata da Mina Tarantino, sarà inaugurata sabato 9 marzo 2013 alle ore 19.00.
La presentazione critica è affidata allo Storico dell’arte Giuliana Schiavone che, in catalogo, scrive: «Soffio, vento, respiro. Questa l’etimologia del termine greco ànemos, a lungo adoperato per designare quel principio vitale, elemento vivificatore di tutto ciò che esiste nel mondo, che permea di essenza identitaria quanto è già dotato di realtà biologica, e di cui l’essere può intuire l’impercettibile e assidua presenza nel corso della sua storia individuale.
All’origine dei pensieri e delle passioni, alla base della stessa attività cognitiva dell’uomo si colloca, dunque, un respiro, fruscio dell’anima. Condizione primaria dell’esistenza fisica e psichica, che conferisce unitarietà a una serie infinita di frammenti di spazio e tempo, esso può contenere la memoria fluida delle cose, storicizzarla, contraendola in una sintesi momentanea, per condurci alle soglie di una consapevolezza profonda del nostro rapporto indissolubile col mondo.
Un simile principio dinamico sembra così invadere i lavori di Irene Petrafesa, al punto che ogni opera è materia pulsante e vibratile, unità poetica di forma e sostanza, al cui interno si snoda il racconto di una storia personalissima, narrata attraverso il temperamento del colore, la cui fibra energetica è attivata da un ànemos che vaga indisturbato nell’universo, trasportando in ogni luogo la lieve memoria delle origini. Il processo creativo, più simile a una trasfigurazione inversa che a una rappresentazione strictu sensu, scava nella litosfera del reale, giungendo al nucleo primordiale, intervallo di potenziale libertà e riscatto, in cui persino il dolore più aspro può essere ricondotto alla natura indefinita che appartiene ai suoi albori, abbandonando la sua forma accidentale. Un approccio creativo contestualmente istintivo e analitico, dunque, porta l’artista a intercettare i materiali primari dell’esistenza, in uno spazio fluido e di passaggio, di sospensione temporale, in cui il pensiero, il dato emozionale e simbolico, sono ancora fermi a uno stadio evolutivo prelinguistico, antecedente a qualsiasi determinazione finita. Non sapremo mai, forse, se nei grigi, rossi, aranciati, o bruni delle opere si conservi un dato, reale o psichico, colto nel principio della sua attività esistenziale, o nella disgregazione che appartiene all’atto finale di ogni storia contingente.
Una medesima sostanza accomuna, infatti, l’origine e l’epilogo di ogni cosa, e necessariamente una è la visione estetica che traduce all’esterno i due poli di questo procedere universale. I riferimenti alla realtà, evocati quasi unicamente dai titoli dei suoi lavori, sono sottoposti così al vaglio dell’intuito, umanizzati per il tramite di una gestualità rapida, viscerale, fatta di ripetuti interventi sulla tela, di passaggi sovrapposti, e di volute corruzioni epidermiche che incidono la preesistente morbidezza tonale, sfaldandola. La superficie appare ora densa, segnata da ferite ancora pulsanti, ora più eterea, impalpabile e incorporea come gli elementi naturali o concreti suggeriti dalla composizione, perché il mondo è generato, in fondo, da un respiro continuo ma straordinariamente imperfetto e mutevole, che alle volte placa, altre invece è sintomo, voce dell’anima, accelerazione del suo ritmo, sotto l’urto improvviso degli eventi».

Titolo mostra: Irene Petrafesa. Ànemos - spazio e tempo di un respiro
Periodo: 9-30 marzo 2013
Sede: Galleria Spaziosei, Via S. Anna 6, Monopoli (BA)
Catalogo: in galleria, testo a cura di Giuliana Schiavone
Orario galleria: da martedì a sabato ore 17.30-20.30
Patrocini: Regione Puglia, Città di Monopoli, Provincia di Bari

venerdì 1 febbraio 2013

Vanessa Palomba. Heart Show

Comunicato stampa

“Heart Show” di Vanessa Palomba: dal 12 al 22 febbraio 2013 potremo ammirare un’esposizione di cuori assemblati con i materiali più eterogenei per sorridere, riflettere ed emozionarci sull’amore e sulla festa degli innamorati, interpretati dall’artista italo-inglese con l’ironia e la lucidità che caratterizzano l’intera sua opera.
Il lavoro di Vanessa Palomba è contraddistinto da una continua ricerca formale ed espressiva, una sperimentazione di linguaggio e tecniche in costante evoluzione, mai slegato dal concetto e dal tema che l’artista vuole portare avanti.
Nei suoi lavori su tela o su carta, accanto a pennellate corpose, segni marcati, punti focali sottolineati da tratti potenti si accostano velature, sfondi in filigrana e texture delicate proprio volte ad accompagnare con tecniche differenti il significato ed i concetti che l’artista ha in mente e che vuole rappresentare, una sensibilità ed un’attenzione alla composizione interna ed alla gerarchia degli elementi espressivi che conducono, catturano o fanno sorvolare lo sguardo dell’osservatore sull’opera al pari di una composizione musicale o di un’opera tridimensionale. Il legame forte fra idea portante e tecnica espressiva utilizzata è quindi soprattutto evidente nelle opere a collage e nelle composizioni materiche come i suoi “boxes”.
In questa mostra si presenta la serie “Heart in a Box”, una sorta di collezione di cuori in scatola, di declinazione del senso di questo simbolo universale affrontato ora con ironia, ora con una riflessione più amara, ora anche con drammaticità ma sempre cercando di scavare e di riflettere in profondità sul significato di questa icona. Si parte spesso da espressioni del linguaggio, modi di dire, topos contenenti la parola cuore per cercarne significati e contenuti più profondi e per sottolineare aspetti che spesso tralasciamo: Spina nel cuore, Cuore di pietra, Heavy heart, Colpo al cuore, Heart attack, sono alcuni luoghi comuni del linguaggio quotidiano utilizzati dall’artista come filo conduttore per riflettere su concetti come l’abbandono, la violenza, l’infanzia e la gioia.
Il giorno di S. Valentino è il momento tradizionalmente legato alla riproposizione, spesso in modo molto stereotipato e commerciale, del “logo” cuore usato per simboleggiare l’amore o l’affetto: in queste opere (forse l’insieme delle quali ne rappresenta una unitaria) si richiede all’osservatore di riflettere anche sulle molteplici facce, sulle implicazioni meno banali che vi si nascondono dietro.
Dentro delle vere e proprie scatole, utilizzando materiali più vari, dalla pittura al collage, fino alla composizione di materiali di recupero trovati come reti in ferro, viti, stoffe, parti di oggetti diverse, prendono forma dei “visual poems”, quasi dei mini-teatrini in cui oggetti decontestualizzati mettono in scena e rappresentano  temi, memorie, vita quotidiana,  sensazioni e sentimenti legati all’idea di “cuore” e a tutto quello che questo simbolo porta inevitabilmente con sé.

Titolo mostra: Vanessa Palomba. Heart Show
A cura di: Marco Pezzali
Sede: Galleria della Tartaruga - Via Sistina, 85 - 00187 Roma
Periodo: 12-21 febbraio 2013
Inaugurazione: 14 febbraio 2013, ore 17.30
Orari di apertura:  10.00-13.00, 16.30-19.30
Biglietto: ingresso libero

giovedì 31 gennaio 2013

Franco Guerzoni. La parete dimenticata

Comunicato stampa

“La parete dimenticata” è il titolo, tanto evocativo quanto rivelatore, dell'esposizione di opere di Franco Guerzoni, che si terrà  nelle stanze dell'Andito degli Angiolini a Palazzo Pitti a Firenze dal 23 febbraio al 7 aprile 2013.
Si tratta della prima mostra di un artista contemporaneo che la Commissione per l'arte contemporanea, presieduta dalla Dr. Acidini  e composta dalla Dr. Giusti (a quel tempo direttrice della GAM), da Andrea Granchi, Franciska Nori e Alberto Salvadori, in una riunione tenutasi nel novembre 2011, ha deciso di ospitare nelle storiche sale di Palazzo Pitti.
Franco Guerzoni è nato nel 1948 a Modena, dove vive e lavora, fin dai primi anni '70 si dedica, nel clima del concettualismo allora imperante, alla ricerca dei sistemi di rappresentazione dell’immagine attraverso l’uso del mezzo fotografico e, fin da allora presta grande attenzione al mondo archeologico; risale ai primi anni '80 la svolta artistica che lo vede impegnato nella realizzazione di grandi carte parietali gessose. Alla fine degli anni '80 Guerzoni approda a una ricerca sulla superficie intesa come profondità, che dà luogo a grandi cicli di opere quali Decorazioni e rovine, presentato alla Biennale di Venezia del '90, e Restauri provvisori, in mostra alla Galleria Comunale d’Arte Moderna di Bologna. Nel 2006 dieci opere di Guerzoni, quattro delle quali presenti nella mostra a Palazzo Pitti, presentate da P. G. Castagnoli, vengono acquisite dalla GAM di Torino.
La mostra a Palazzo Pitti, curata da Pier Giovanni Castagnoli e Fabrizio D'Amico, interpreti tra i più fedeli e costanti, tra quanti hanno accompagnato con la loro attenzione lo svolgimento della ricerca dell'autore, s'incentra sui risultati dell'ultimo decennio dell'esperienza dell'artista, che hanno aggiunto un nuovo e corposo capitolo al ricco e variegato romanzo per figure che Guerzoni ha via via creato sui temi dell'usura del tempo, delle rovine, delle archeologie, delle traccie della memoria.
Questo viaggio nella pittura  si è svolto in cicli che hanno preso nome di: “Affreschi” (1972), alle “Carte di viaggio” (1982), “Decorazioni e rovine”(1990), ”Sipari” (2001), “Antichi tracciati” (2006), per approdare infine a quelli rappresentati in questa mostra in opere come: “Iconoclasta” (2007), “Impossibili restauri”(2010) e “Strappi d'affresco” (2011).
Pensata nel suo allestimento dall'artista, la mostra avvicina, come in un contrappunto, ai dipinti degli anni più recenti, una selezione di opere storiche risalenti agli anni Settanta, quando ancora, Guerzoni ricorreva nel suo lavoro all'utilizzo di fotografie. Nascono da tali accostamenti molteplici suggestioni di lettura, utili ad indagare opere e tempi, e con esse, la certificazione di una continuità di ispirazione e di propositi che lega tenacemente tra loro stagioni di ricerca assai lontane, nel nome di una saldissima identità poetica.
Oltre alle opere esistenti, la mostra presenta due lavori eseguiti per l'occasione e ispirati agli spazi espositivi: un grande “Strappo d'affresco” che rimanda alla sottostante parete, arricchito da un pendolo che ne tiene in movimento l'immagine e, nella ultima stanza del percorso espositivo, “Museo ideale”, un gruppo di piccole grotte dove l'uso della carta diventa scultura.
Dice Pier Giovanni Castagnoli: “La mostra a Palazzo Pitti evidenzia ed esalta, nella sua brevità, il nocciolo fondante e più tenacemente resistente della visione dell'autore e la sua singolarità: l'arte come restituzione di memoria che produce e avvalora il presente, e l'esercizio della pittura come scavo e rivelazione del corpo attivo della superficie, nella sua inesauribile facoltà generativa”.
La mostra è introdotta da un ricco corpo di libri-opera, realizzati da Franco Guerzoni dagli anni settanta ad oggi, nei quali l'amore per la carta, per la pagina e per le tecniche di stampa diventa il movente ispiratore di una instancabile ricerca volta a saldare tra loro passato e presente, tradizione e invenzione.
Accompagnerà l'esposizione, come catalogo, un volume per le edizioni Skira, che conterrà, oltre agli scritti dei curatori e testi dell'artista, riproduzioni delle opere in mostra e un ricco repertorio di immagini documentanti il lavoro di Guerzoni.

Titolo mostra: Franco Guerzoni. La parete dimenticata
Sede: Palazzo Pitti, Andito degli Angiolini, Firenze
Periodo: 23 febbraio-7 aprile 2013

giovedì 17 gennaio 2013

Piero Addis. Blue Codes

Comunicato stampa

Dal 14 febbraio al 9 marzo 2013, la galleria Silbernagl & Undergallery di Milano presenta la mostra di Piero Addis dal titolo blue codes. La personale, curata da David Galloway, raccoglie quindici dei suo più recenti lavori fotografici che rappresentano una sorta di rococò digitale moderno ma profondamente radicato nella tradizione estetica. Il titolo "blue codes” (codici blu) si riferisce a voli che l'artista ha fatto in questi ultimi anni: "LH3959" per un viaggio da Milano a Francoforte, "AF511" per Damasco-Parigi, o "SU279" per Mosca-Milano, per esempio. Durante questi voli l'artista ha fotografato il cielo visto dal finestrino dell'aereo, raccogliendo materiale visivo che in seguito ha fuso con scene "celesti" dei dipinti di Giambattista Tiepolo.
Come sottolinea il curatore: “Il lavoro finito è lontano dall’essere un semplice composite. Un’intera sequenza di immagini è sovrapposta, modificata, stampata sulla migliore carta fatta a mano, trattata con acquerello o inchiostro, nuovamente sottoposta a scansione, ristampata e infine montata su tela. Anche questa fase finale, talvolta, è ulteriormente lavorata e trattata con foglia d'oro, nello spirito del Tiepolo. L'illusione fluido-spaziale creata dal maestro veneziano è tradotta in un linguaggio contemporaneo da Piero Addis, il quale impiega non solo i media elettronici, ma anche strumenti classici come pennello, matita e penna”.
I "codici blu" si possono ritrovare nella tradizione dei taccuini degli schizzi su cui gli artisti viaggiatori hanno registrato le loro impressioni nel corso dei secoli. Come Addis, anche  Tiepolo è stato un viaggiatore che non solo ha realizzato lavori su commissione in tutta Italia, ma che ha prodotto alcuni dei suoi affreschi più belli a Würzburg e Madrid. Il colore blu è un elemento centrale in quelle opere, che eleva lo sguardo dello spettatore al di sopra del monotono mondo quotidiano e lo guida verso il cielo.
Per Addis il colore blu evoca un’intera gamma di associazioni: il cielo e il mare, ma anche eleganza, malinconia, innocenza e armonia. (Non è un caso che le bandiere ufficiali dell'Unione Europea e delle Nazioni Unite utilizzino uno sfondo blu).
Catalogo More Mondadori.

Titolo mostra: Piero Addis. Blue Codes
Sede: Milano, Galleria Silbernagl & Undergallery (Via Borgospesso 4)
Periodo: 14 febbraio - 9 marzo 2013
Orario: da martedì a sabato 12.00-18.30. Chiuso domenica e lunedì.
Ingresso: libero
Catalogo: More Mondadori

Immagine: Piero Addis, KT0112, 2012, giclée e tecnica mista su lino, 70x100 cm - © Piero Addis

mercoledì 16 gennaio 2013

Virginia Mori. Specchio riflesso

Comunicato stampa

Specchio riflesso è il titolo della personale di Virginia Mori, che verrà inaugurata il 19 gennaio alle ore 19 presso Meme in via Giordano Bruno 4 a Carpi (MO), con la curatela di Francesca Pergreffi, la mostra è visitabile fino al 24 febbraio.
La mostra Specchio riflesso di Virginia Mori è composta da una serie di disegni e sketches realizzati con uno strumento semplice e preciso: una penna bic nera. Essi appaiono fissi, immobili, minimali, nella loro nettezza e semplicità, non per questo incolori: l’autrice con il suo tratto veloce e immediato crea una vasta gamma di sfumature del nero. I soggetti della Mori sono un mezzo che lei utilizza per comunicare idee, sensazioni, metafore di ossessioni private, sollecitare interrogativi e incubi infantili. Il protagonista della sua narrazione è l’insieme e non il particolare. I disegni sono tante inquadrature isolate, silenziose, che legate tra loro da un filo invisibile, evocano in maniera tagliente e senza tanti ghiribizzi un’atmosfera irreale ed onirica, impalpabile. Sono visioni fantastiche e tuttavia crude, inquietanti a tratti grottesche, in cui non vi è nulla di confortante, di gioioso o giocoso; il magico in Virginia Mori è l’astrazione.
Il titolo della mostra: Specchio riflesso è denso di significati che spaziano dal gioco infantile in cui il bambino riproduce le pose dell’altro ed essere il suo specchio; alla filastrocca efficace arma dialettica di difesa contro gli sberleffi che vengono rispediti al mittente; alle diramazioni simboliche dello specchio, che arricchite dal termine “riflesso” emanano subito suggestioni di visioni di mondi nascosti. Specchio riflesso è una breve pausa dalla realtà.

Titolo mostra: Virginia Mori. Specchio riflesso
A cura di: Francesca Pergreffi
Sede: Spazio Meme, Via Giordano Bruno 4, Carpi (MO)
Periodo: 19 gennaio - 24 febbraio 2013
Inaugurazione: 19 gennaio 2013, ore 19.00
Orari: da lunedì a domenica dalle 16 alle 20, giovedì, sabato e domenica anche dalle 10 alle 13, giovedì pomeriggio chiuso

martedì 27 novembre 2012

Antonio Matarazzo. Il cacciatore di fulmini

Comunicato stampa

Il blu del cielo, il verde delle foreste pluviali e il bianco delle stelle compongono i numerosi piani di lettura presentati nella mostra personale di Antonio Matarazzo “Il cacciatore di fulmini”, inaugurata domenica 25 novembre presso il Circolo Aternino di piazza Garibaldi 51 a Pescara. La mostra, curata da Tony Matarazzo, sarà visitabile fino al 22 dicembre, con orario 17.30-20.30 dal lunedì al giovedì e 17.30-23.00 dal venerdì alla domenica.
“Il cacciatore di fulmini” presenta quasi 40 lavori su tela, tutti realizzati in tecnica mista, di diverse dimensioni, accompagnati ciascuno dal proprio “eco” raffigurante l’idea di partenza, e circa 30 opere su cartoncino; gode del patrocinio dell’assessorato alla cultura della Provincia di Pescara, del Comune di Pescara e della Fondazione Pescarabruzzo, e vede come partner Pasquale Grilli “Iniziative per la salute”, Cottage viaggi e Tour operator.
In occasione del finissage, il pomeriggio del 22 dicembre sarà estratto uno dei nominativi lasciati dai visitatori durante l’esposizione, che vincerà un week-end tra cultura e natura.
«La pittura di Antonio Matarazzo pone una lunga serie di problematicità, più o meno risolte, in un evidente percorso in divenire capace di accogliere in un intricato magma creativo arte, materia e vita – così descrive Rossella Iorio l’operato di Antonio Matarazzo nel testo critico esposto nel circolo Aternino – Ciò che mi ha colpito immediatamente mentre osservavo i quadri nello studio del pittore, è stata la poeticità delle composizioni, dei soggetti, dei colori, della capacità di comunicare tramite questi segni senza accedere necessariamente alla comprensione razionale. (…) Nel caso di Matarazzo non si può parlare semplicemente di uso spregiudicato e materico della pasta pittorica. Nell'operazione funzionale di questo artigiano dell'ars pingendi ogni tipo di materiale ha diritto di esistenza nel divenire del quadro. Anzi. Quella dei materiali si sviluppa come una ricerca per sottrazione, in cui la vernice o lo smalto, il cemento o il gesso di provenienza edile raccontano di una capacità alchemica di trasformazione della materia umile in qualcosa di estremamente prezioso».
Sono esposti anche i testi critici di Geniola Gentile e Marialisa Sammaciccia

Titolo mostra: Antonio Matarazzo. Il cacciatore di fulmini
A cura di: Tony Matarazzo
Sede: Circolo Aternino, piazza Garibaldi 51, Pescara
Durata: fino al 22 dicembre
Orario: dal lunedì al giovedì 17.30-20.30, dal venerdì alla domenica ore 17.30-23.00

sabato 17 novembre 2012

Le tele di Pietra Barrasso al TGR Basilicata

Il ser­vi­zio dedicato alla mostra personale "Natura tra cromie e luce", a cura di In Arte Exhibit, andato in onda nell'edizione delle 14.00 di venerdì 16 novembre 2012 del T­GR Ba­si­li­ca­ta.

Servizio TGR Basilicata Pietra Barrasso
Servizio sulla mostra "Natura tra cromie e luce" andato in onda venerdì 16 novembre 2012 nell'edizione delle 14.00 del TGR Basilicata.
Posted by In Arte on Martedì 18 dicembre 2012

mercoledì 7 novembre 2012

Loredana Cacucciolo. La lucciola

Comunicato stampa

Loredana Cacucciolo nasce a Bari. Dopo aver maturato una formazione scientifica, sente nel 1991 forte l’attrazione per le arti cui decide di dedicarsi pienamente. Nel 1998, indirizza la sua ricerca verso il paesaggio, avviandosi verso uno studio intimistico dei paesaggi suburbani, luoghi di solitudine e riflessione, tema per lungo tempo approfondito. Attualmente gran parte della sua produzione artistica e’ ispirata dalle letture dei romanzi di Charles Bukowski. Loredana Cacucciolo rivive l’intenso pathos dell’artista rappresentando nelle sue tele o tavole interni alto borghesi: le stanze si trasfigurano in luoghi dell’animo, espressioni delle inquietudini quotidiane. Così scrive di lei Luigi Dello Russo:”La sua creatività figurativa, apparentemente natural-realistica, in verità è sottesa da allusioni psichiche che la apparentano al surrealismo per la sua intimistica e defilata, ma allo stesso tempo audace, introspezione per sé e che evidenzia agli altri.
I suoi colori preferiti sono funzionali a trame tonali diffuse e soffuse che vanno dall’ ocra al beige, dal grigio fango al rosato e proprio perciò integrano tattilità materica e vibrazioni luminose. Ne escono fuori immagini visivamente note, ma proprio per la resa coloristico-materica sono indizi di emotività magnetiche, ma indefinibili. L’effetto finale e’ una ricerca – attraverso le iconologie più scontate – del sé misterioso e possibilità di indagine per gli altri. La sua iconologia creativa si articola in tre momenti di sguardo: il primo dall’ampia prospettiva e’ raffigurato da agglomerati urbani contemporanei costituiti da solidi geometrici privi di presenze umane: alienanti nelle forme e fangosi nella visione . Più un ungarettiano “Porto sepolto” che una comunità terrena: un porto arcano quanto misterioso, luogo sperduto nello spazio e nel tempo e non più recuperabile o rivivibile, se non una metafora dell’inconscio infrequentabile. Il secondo riporta una spazialità più ristretta: sono singole stanze, anch’esse non vissute, ma che conservano i ricordi di rapporti sentimentali o affettivi. Domina un arredo borghese tardo ottocentesco: le care stanze della “Nonna Speranza’ di Guido Gozzano, senza la di lui ironia, anzi ambiguamente visitate tra rivissute emozioni e nostalgie di assenze. Infine uno sguardo focalizzato, più audace ed introspettivo, sugli interni di stanze da letto, ora solitarie ora con una figura di donna: una autorappresentazione , che riporta alle scelte fotografiche di Nan Goldin, in meditazione sulla ricerca di una impossibile felicità: più che perduta, imprendibile. E’ la lucciola di Haruki Murakami di ‘Norwegian wood’: prima chiusa in un barattolo, poi – lasciata libera – diventò inafferrabile. “In quel buio provai molte volte ad allungare la mano. Le mie dita però non incontravano niente. Quella piccola luce era sempre un po’ più avanti delle mie dita”.

Titolo mostra: Loredana Cacucciolo. La lucciola
A cura di: Luigi Dello Russo
Sede: ADSUM Artecontemporanea, via Marconi, 5 - Terlizzi (BA)
Periodo: 17 novembre - 1 dicembre 2012
Vernissage: sabato 17 novembre 2012, ore 19.00
Orario: dal lunedì al sabato ore 10.00-12.30 / 18.30-20.30 chiusura giovedì pomeriggio e festivi

martedì 30 ottobre 2012

Elisa Cella. Bio

Comunicato stampa

Un connubio riuscito tra arte e scienza nella mostra personale di Elisa Cella, artista genovese, presentata a Milano il 28 novembre presso lo spazio City Art.
Vi è una relazione invisibile tra Logos e Mythos, che permette un dialogo tra istanze che paiono lontane. Già Gregory Bateson si domandava se esistesse un’analogia profonda tra grammatica e anatomia, chiedendosi inoltre se una scienza interdisciplinare fosse in grado di parlare entrambi i linguaggi.
Se la grammatica è una successione finita di regole necessarie alla corretta costruzione di ogni linguaggio e per anatomia si intende lo studio delle strutture che compongono un corpo o un’opera, questa mostra è la traccia da seguire per una contaminatio tra campi di indagine che parevano lontani, ma che hanno ora oltrepassato i loro confini settoriali. La scienza postmoderna, attraverso la fisica quantistica ha apportato all’interno delle discipline scientifiche alcuni caratteri di novità. Se prima c’era una linearità, una nitidezza, nella fisica moderna entrano le sfumature che aprono la ricerca a nuovi indicatori – non propriamente scientifici e indefiniti - che appartengono a categorie dell’estetica, quale “bellezza, rigore, persistenza, eleganza e grazia”.
Elisa Cella concepisce una rielaborazione pittorica di questo complesso rapporto, creando un dialogo tra categorie scientifiche ed estetiche. Nei lavori esposti, eseguiti lasciando inalterato il bianco fondo della tela - come in un campo d’indagine sterilizzato - appaiono elementi biologici, cellule che fioriscono, si aprono liberando componenti molecolari in dialogo con lo spazio bianco, creando suggestivi paesaggi che, per similitudine, richiamano il lavoro pittorico di Wassily Kandinskij all’inizio del secolo scorso, non appena la scoperta del microscopio permise di sondare mondi prima impensabili.
Un lavoro eseguito con la perizia di uno scienziato, elementi composti ripetendo il segno grafico del cerchio - in differenti dimensioni - fino ad ottenere la Forma finale dell’immagine nella sua completezza.  Il ripetersi metodologico del segno, unito alla forza del lavoro finito, consente di capire come Elisa abbia fatto proprio in primis il principio scientifico/analitico che, unito a quello artistico, ha permesso di esplicitare nei suoi lavori la fusione tra scienza ed estetica, ribaltando in un certo senso il concetto di Carmagnola di “sensibilità sistemica” che è, nell’atteggiamento scientifico, il “principio artistico di comprensione” che precede e domina il principio analitico di spiegazione (Carmagnola,1989).
I colori utilizzati, contrastanti e forti, rendono il lavoro finale piacevole ma velatamente instabile e apportano al segno un ulteriore contributo al campo dell’indagine scientifica: esattamente come accade nella microbiologia in cui gli organismi sono evidenziati e resi visibili attraverso i liquidi di contrasto. Anche la scienza, infatti, possiede intrinsecamente una sua estetica; da una prima intuizione si passa allo studio di formule e diagrammi per ottenere sistemi lineari e funzionali, dotati di ritmo ed eleganza. Basti pensare alla bellezza e alla semplice complessità che scaturisce dall’equazione più rivoluzionaria del secolo: E=MC2, una formulazione definita, essenziale e semplice, certamente “levigata” rispetto alla morfogenesi dell’intuizione di Albert Einstein.
I lavori di Elisa ricordano nel loro linguaggio queste formule, lineari ma esplosive, capaci di generare sistemi autopoietici in cui il prorompere delle strutture si rigenera, contamina e si trasforma proprio come avviene in un organismo. Un’opera complessa, un rimando costante tra gli schemi della ragione e quelli del pensiero, a ricordarci che la vita abbandona vettori di previsione e controllo per declinarsi in modelli inaspettati, sfuggendo improvvisamente ad ogni categoria e metodo. (Alessia Locatelli)

Titolo mostra: Elisa Cella. Bio
A cura di: Alessia Locatelli
Presso: City Art, Via Dolomiti 11 - Milano
Periodo: 28 novembre - 15 dicembre 2012
Vernissage: 28 novembre 2012, ore 18.30
Orario: mercoledì-sabato ore 15.00-19.00