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venerdì 17 dicembre 2010

Donato Di Zio a Pescara

Comunicato stampa

La Città di Pescara dedica una grande mostra antologica a Donato di Zio, pittore, scenografo, grafico e costumista di nuova generazione e grande talento, curata da Gillo Dorfles che da diversi anni segue e promuove la sua arte.
Vengono presentate oltre duecento opere (disegni a inchiostro e china, incisioni, piatti in porcellana, due servizi da tè e da caffè e cinque opere con progetti per gioielli) realizzati dal 1995 a aggi.
La rassegna permette di apprezzare la continua ricerca di Donato Di Zio, la cui creatività – dalla grafica alla scenografia teatrale, dall’incisione alla decorazione dell’oggetto domestico, agli interventi progettuali sullo spazio urbano – si mantiene costante e sempre molto autonoma.

Scrive Gillo Dorfles nel catalogo: "La lunga ricerca di Donato Di Zio – pittore ma anche scenografo, grafico, costumista – è volta soprattutto al raggiungimento di quella che potremmo definire un’autonoma entità grafica che, partendo da quelli che erano soltanto dei grovigli di segni tracciati con l’inchiostro di china, si sono man mano trasformati in tracciati più complessi [...]
Di Zio, così, è riuscito a realizzare un effettivo ed efficace “segno iconico” che riveste le caratteristiche di una peculiare identità grafica attraverso la quale l’artista costituisce a seconda dei casi quelle sagome che vengono a colmare gli spazi ancora beanti, tanto se si tratti di oggetti domestici quanto addirittura di strutture urbane come in alcune aree fiorentine delle quali viene presentato un progetto."

Scrive Rita Levi Montalcini: "[...] indaga la vita in tutti i suoi molteplici e variegati aspetti, alcune opere possono ricordare dei microrganismi ingranditi al microscopio dove si ha la reale percezione della grandezza e della vitalità che regna nel cosmo: in questo trovo dell’assonanza con il mio operato, una ricerca costante che non avrà mai fine. [...] Trovo che la scienza, la cultura e l’arte siano campi d’indagine che portano chi se ne occupa in maniera attiva ad avere una visione sempre più ampia della vita [...]"

Sottolinea invece Annamaria Cirillo: "[...] Nelle sue opere affiora, definita e pungente, la natura mutevole dell’uomo contemporaneo, la cui fluidità fisica-culturale è in consonanza con la fragile mutazione dei nostri tempi, e travalica identità, generi, tipizzazioni e certezze [...]Il suo è un segno-disegno che s’insinua nella coscienza, e inserisce la dimensione della visione nella dimensione dell’esistenza, quella che accetta il concetto di “infinito” [...]"

Il catalogo, edito da Mazzotta, contiene numerose testimonianze di Rita Levi Montalcini (Premio Nobel per la Scienza), Riccardo Nencini, Luigi Albore Mascia ed Elena Seller (Sindaco e Assessore alla Cultura della Città di Pescara), Matteo Renzi (Sindaco di Firenze), Alberico Ambrosini (Sindaco di Moscufo), Attilio Bellanca (Ex-Presidente della Società delle Belle Arti Circolo degli Artisti - Casa di Dante di Firenze), Michele Samuele Borgia (Presidente della Banca di Credito Cooperativo Abruzzese), Franco Grillini, Rodolfo Ceccotti (Direttore della Fondazione Il Bisonte di Firenze), Dino Burtini e Umberto De Palma (Fondatore e Presidente dell’Associazione Culturale “Elicethnos”), oltre a una poesia dell’artista Sergio Scatizzi.
I testi critici sono di Gillo Dorfles, Giovanni Pallanti, Franco Grillini, Ornella Casazza, Annamaria Cirillo a cui si deve anche una ricca biografia dal titolo, Diario di un percorso tra Arte e professione.

Titolo mostra: Donato Di Zio
A cura di: Gillo Dorfles
Sede: Pescara, Ex Aurum (via F. F. D'Avalos angolo via Luisa D'Annunzio)
Date: 7 febbraio - 27 marzo 2011
Inaugurazione: domenica 6 febbraio 2011, ore 16.30
Orari: da martedì a sabato: 9.30-13.30 / 15.30-19.30, domenica: 15.30-19.30, lunedì chiuso
Catalogo: Edizioni Gabriele Mazzotta
Presentazione del volume e della mostra:
lunedì 24 gennaio 2011 ore 18. Milano Libreria Feltrinelli di via Manzoni 12
Intervengono: Martina Mazzotta, Gillo Dorfles e l’artista

lunedì 6 settembre 2010

Carlo Pizzichini. Mostra antologica

Comunicato stampa

Il Maestro Carlo Pizzichini – una delle figure più interessanti nel panorama artistico nazionale ed internazionale – si presenta nell’imponente e prestigioso spazio dell’Oratorio de’ Disciplinati del Complesso Monumentale di Santa Caterina a Finalborgo con una grande esposizione di opere che copre i suoi primi, ed intensi, trent’anni di attività artistica.
Nato a Monticiano (Siena), il 28 maggio 1962, da Bruno Pizzichini - decoratore murale e pittore - e da Ida Raimondi - casalinga - Carlo Pizzichini ha riconosciuto fin da giovanissimo la propria vocazione artistica. Complice il padre Bruno, che gli fu “modello” e stimolo: volle, infatti, per lui una formazione regolare e completa, seguendo con attenzione il suo percorso di studi; la prematura scomparsa, poi, purtroppo, non gli ha permesso di cogliere personalmente i frutti di tanto sacrificio.
Pizzichini si diploma con il massimo dei voti all’Istituto Statale d’Arte di Siena e con lode all’Accademia Statale di Belle Arti di Firenze, alla scuola di pittura del Prof. Roberto Giovannelli, distinguendosi come uno dei migliori allievi, vincendo selezioni di merito e premi nazionali. Ne deriva un cammino di conquista esaltante della professione pittorica, nella consapevolezza delle difficoltà e degli obiettivi, con un percorso che è stato sin qui organico, conseguente e che si è svolto privilegiando la ricerca e l’esplicazione delle potenzialità formali ed espressive del “segno”. Carlo Pizzichini inizia giovanissimo la sua attività professionale conseguendo numerosi premi e incarichi di lavoro da enti, banche ed istituzioni religiose.
I numerosi viaggi, le mostre personali, il determinante incontro con lo scultore svizzero Kurt Laurenz Meztler, gli atelier di Zurigo e Canton Ticino, oltre a quello nella sua amata Siena, consentono al Maestro di confrontarsi costantemente con culture e tecniche differenti: un intreccio di interessi e sensazioni che diventano stimolo essenziale per la creatività dell’instancabile artista senese, con gli occhi sbrigliati sempre verso la meraviglia.
La mostra che ora si inaugura nel Complesso Monumentale di Santa Caterina a Finalborgo, curata da Mauro Baracco e promossa dal Comune di Finale Ligure, nella persona dell’Assessore alla Cultura Nicola Viassolo, ha la pretesa (concessa anche dal prestigio e dalla vastità degli spazi espositivi) di ripercorrere il “divenire” creativo di Carlo Pizzichini: dai primi disegni dell’infanzia, agli studi scolastici, passando per le scoperte innovative dei tempi dell’Accademia, fino a raggiungere quella tenacia che gli consente di insistere su un linguaggio libero e personale, ma allo stesso tempo attento agli eventi e capace, se stimolato con motivazioni profonde, di rinnovarsi sempre.
La “stenografia” in presa diretta, la fragranza delle sensazioni e delle emozioni, la calligrafia e i più sottili artifici di gusto estetico - ha affermato Mauro Baracco - si incontrano in Pizzichini con naturale eleganza, mai frenati dalla leziosità e dalla sofisticazione. In questi ultimi anni il Maestro Carlo Pizzichini, su incarico dell’Alta Formazione Artistica e Musicale ha ricoperto e ricopre incarichi di Docente del Corso di Tecniche Pittoriche nelle Accademie Statali di Brera a Milano, Bologna e, attualmente, in quella di Carrara. In occasione della mostra verrà presentato un corposo catalogo per riassumere risultati ed aspirazioni di un lavoro schietto e motivato, che comprende oltre alla pittura, interventi e installazioni, ceramiche, bronzi, disegni. Le pagine introduttive sono affidate alla competenza di Riccardo Zelatore, il tutto, poi, è arricchito da testimonianze di Enrico Crispolti, Ruggero Savinio ed altri illustri esponenti del mondo dell’arte contemporanea e della critica.

Carlo Pizzichini. Mostra antologica: dipinti, ceramiche, bronzi, disegni
A cura di: Mauro Baracco
Sede: Complesso Monumentale di Santa Caterina, Oratorio de’ Disciplinati, Finalborgo - Finale Ligure (SV)
Durata: 11 settembre - 17 ottobre 2010
Vernissage: sabato 11 settembre 2010
Orario di apertura: tutti i giorni dalle 15.00 alle 20.00; chiuso il martedì
Catalogo a cura di: Riccardo Zelatore (Edizioni Cantagalli, 2010, pp. 704)

lunedì 24 maggio 2010

Le meraviglie di Roma antica e moderna

Comunicato stampa

In occasione del XXII Convegno internazionale dei Direttori delle Collezioni Grafiche (International Advisory Committee of Keepers of Public Collections of Graphic Art), una riunione biennale dei responsabili delle collezioni grafiche di tutto il mondo che, per la prima volta dalla sua istituzione, si svolge a Roma, dal 6 al 10 giugno 2010, la Biblioteca di Archeologia e Storia dell’Arte di Roma (Biasa), su invito dell’Istituto Nazionale per la Grafica, ospiterà una grande mostra di disegni di architettura, “Le Meraviglie di Roma antica e moderna”: con questa mostra, allestita nelle sale quattrocentesche al pian terreno di Palazzo Venezia, messe a disposizione dal Soprintendente al Polo Museale Romano, Rossella Vodret, tornano alla luce dopo più di cinquanta anni, i capolavori del disegno antico datati tra il Cinquecento sino alla fine del Settecento e appartenenti alla ricchissima raccolta di disegni della Biasa.
La Biasa conserva infatti un ricchissimo fondo di disegni antichi, di proprietà dell’Istituto Nazionale di Archeologia e Storia dell’Arte, che solo pochi studiosi conoscono.
Tema centrale della mostra è la città di Roma, con i suoi monumenti antichi e moderni, le sue vedute, i suoi scorci classici e meno consueti, le sue fabbriche pontificie e private, le sue fontane e cortili, per ripercorrere tre secoli di storia della Città eterna.
La raccolta di disegni della BiASA si è costituita nel corso degli anni con lasciti e doni, a partire dal 1922, anno della fondazione della biblioteca.
Tra questi si segnalano le raccolte confluite tramite doni fatti da studiosi benemeriti quali Corrado Ricci, Alfredo Castellani, Alfredo Dusmet ed in particolare Rodolfo Lanciani, celebre archeologo di fama internazionale. Solo nel lontano 1956 fu dedicata una mostra antologica al ricchissimo fondo di disegni della BIASA, curata da Valerio Cianfarani, che ebbe sede nelle sale di Palazzo Braschi. Da allora sono stati presentati al pubblico solo fogli singoli o piccoli nuclei di tale raccolta. Con questa attesa esposizione si intende colmare tale lacuna proponendo al pubblico romano e non le opere più ragguardevoli della raccolta in possesso della biblioteca.
Per la mostra a Palazzo Venezia, curata dalla Direttrice della Biblioteca, Maria Cristina Misiti e dalla professoressa Simonetta Prosperi Valenti Rodinò, sono stati selezionati più di sessanta eccelsi e inediti capolavori, quasi tutti appartenenti alla raccolta Lanciiani.
La raccolta Lanciani comprende fogli databili dall’inizio del XVI secolo sino al XX, ed è particolarmente ricca di studi riguardanti la città di Roma nei suoi più vari aspetti: da rilievi e studi dall’antico, alle vedute ad opera di artisti stranieri, documento del fascino continuo esercitato dalla città eterna sui pittori vedutisti francesi, inglesi, tedeschi passati per Roma, sino a progetti architettonici per la sistemazione di piazze, palazzi, chiese e complessi museali soprattutto nei secoli XVIII e XIX, legati perciò alla vivace attività urbanistica sostenuta dai pontefici Clemente XII Corsini, Benedetto XIV Lambertini, Pio VII Chiaramonti, Pio IX Mastai Ferretti.

Le opere
Secolo XVI. Nella mostra il Cinquecento sarà rappresentato da alcuni studi dall’antico che si annoverano come i più celebri esempi al mondo di tale tipologia.

Disegni esposti
Il primo cimelio sarà il celebre codice membranaceo raffigurante il rilievo della Colonna Traiana, databile alla prima metà del secolo, già attribuito a Jacopo Ripanda, ma oggi ritenuto dalla critica trascrizione, di poco successiva, dell’archetipo perduto del Ripanda. Superfluo sottolineare la grande valenza documentaria di questo codice, che in 51 grandi tavole, disegnate nel recto e nel verso, costituisce il primo documento grafico di questo monumento che affascinò eruditi ed artisti di tutti i tempi.
Ma la raccolta della BiASA conserva anche un’ulteriore documento degli stessi rilievi della Colonna Traiana, disegnati a penna da un anonimo artista alla fine del ‘500 su tre rotoli cartacei, lunghi ciascuno più di 18 metri. Il confronto diretto di questi cimeli consentirà al pubblico di trarre importanti deduzioni sulla percezione dell’antico nel corso del secolo.
L’antico ritorna ancora nelle pergamene di Pirro Ligorio, il noto pittore raffaellesco, antiquario di Alfonso d’Este, che passò la maggior parte della sua vita a studiare monumenti, are, statue e cimeli antichi affidandoli a codici sparsi nelle raccolte di tutto il mondo: dei 3 esemplari presenti nella BIASA, si è scelta la ricostruzione del Porto di Traiano e la pianta del cortile del Belvedere, meno visti in recenti mostre, ma spettacolari nella lucida ricostruzione fattane dall’erudito cinquecentesco.

Secoli XVII e XVIII. Forse meno rappresentato quantitativamente nelle raccolte è il Seicento, che pure offre alcune vedute inedite dei più significativi monumenti antichi romani di grande intensità rappresentativa, opera dei maggiori pittori olandesi del secolo.
Il protagonista indiscusso della mostra, e del fondo di disegni della BiASA, è indubbiamente il Settecento. La varietà del materiale databile a questo secolo consente di ricreare una panoramica su varie tipologie del disegno, utilizzate in quest’epoca da autori italiani e stranieri: lo studio dall’antico, documentato da una serie di piccoli acquerelli colorati di Francesco Bartoli (datati 1732) desunti da pitture sepolcrali, e da taccuini di Felice Giani; le vedute di Roma, documentate da esempi di pittori italiani spesso destinati ad una traduzione incisa (Piranesi, Rossini), francesi (Le May, Chaufourier, Lallemand), tedeschi (Reinhart); progetti per affreschi, come la ricca serie di Tommaso Conca, preparatoria per dipinti e stucchi realizzati negli ultimi decenni del secolo da suoi modelli nelle sale rinnovate da Marcantonio Borghese nella celebre Villa, gioiello di famiglia e vanto della città.
Ma è il nucleo di disegni di architetti, giustamente celebre tra i ricchi fondi di grafica della BiASA a segnalarsi per vastità, interesse documentario e qualità artistica. Gli studi dei maggiori architetti presenti a Roma in quel secolo, da Fuga, Salvi, Buzzi, Posi, Nolli, Raguzzini, Marchionni, Barberi, sino al Valadier – di cui sono presenti più di 500 fogli - ci consentono di ripercorrere le tappe di quella vasta operazione di rinnovamento urbanistico affrontata da vari pontefici, che ha portato in molti casi a formare l’assetto attuale della città.
Non va neppure taciuta la progettazione di apparati effimeri, realizzati spesso ad opera degli stessi architetti (Posi, Marchionni, Passalacqua) che vide Roma protagonista di questa tipologia decorativa sin dal secolo precedente, che si esprime nell’abilità di addobbare chiese, teatri e facciate in occasione di eventi legati a nascite, morti o matrimoni di regnanti delle grandi dinastie europee e copiata poi da tutta l’Europa.

Disegni inediti
Oltre ai tanti fogli già noti agli studi, l’indagine condotta in occasione della mostra ha consentito di proporre anche scoperte notevolissime, con fogli inediti di artisti di grande livello grafico. Un primo schizzo di Piazza del Popolo, come si presentava nell’anno 1664, autografo di Lievin Cruyl e preparatorio per la nota serie di stampe di Roma realizzate in quell’anno dall’incisore olandese; uno studio per un alzato dell’Arco di Benevento, velocemente appuntato a penna da un pittore francese di metà Seicento seguace di Poussin, che si potrebbe identificare in Pierre Lemaire; un piccolo schizzo di Ponte Milvio del giovane Piranesi appena giunto a Roma e già affascinato dalla città; per non elencare i numerosi studi architettonici settecenteschi, per apparati effimeri, molti dei quali ancora inediti, come si è detto, nonostante il proliferare degli studi su questi argomenti negli ultimi anni.

Le meraviglie di Roma antica e moderna. Vedute, Ricostruzioni, Progetti nelle collezioni della Biblioteca di Archeologia e storia dell’arte
Sede: Roma, Museo Nazionale del Palazzo di Venezia, Via del Plebiscito 118
Periodo: 9 giugno - 31 luglio 2010
Inaugurazione: Martedì 8 giugno 2010 ore 18.00
Ingresso gratuito
Orario: lunedì - domenica 10.00-19.00. La biglietteria chiude un’ora prima del museo.
Mostra e catalogo a cura di: Simonetta Prosperi Valenti Rodinò e Maria Cristina Misiti
Catalogo edito da: Daniela Piazza Editore - Torino

mercoledì 19 maggio 2010

Sebastiano Ricci. Il trionfo dell’invenzione nel Settecento veneziano

Comunicato stampa

Dal 24 aprile all’11 luglio 2010 si terrà sull’Isola di San Giorgio Maggiore a Venezia, la mostra Sebastiano Ricci. Il trionfo dell’invenzione nel Settecento veneziano.Questa iniziativa, promossa e organizzata da Fondazione Giorgio Cini e Regione del Veneto, si propone di celebrare i trecentocinquant’anni della nascita del pittore bellunese, che fu geniale precursore del Rococò in Italia e nei più importanti centri europei, da Vienna a Londra, contribuendo a diffondere l’arte e la cultura veneta nel mondo.
L’esposizione, curata dall’Istituto di Storia dell’Arte della Fondazione Cini, diretto dal prof. Giuseppe Pavanello, riunirà un insieme di ‘bozzetti’ (dipinti, sculture, disegni) in grado di rappresentare un aspetto originale del genio multiforme e spettacolare di Sebastiano Ricci, alla base di quella rivoluzione formale, tecnica, stilistica, di gusto e di visione, legata alle novità del Rococò. Ricci, oltre che grande maestro, fu infatti un innovatore dell’arte del bozzetto poiché ne rivalutò l’importanza e il valore di ‘originale’ rispetto all’opera finita che ne deriva: rivalutazione che appare evidente nella lettera scritta al conte Giacomo Tassi di Bergamo, suo mecenate, il 14 novembre 1731, dove si legge, in riferimento al bozzetto per la pala bergamasca di Sant’Alessandro della Croce: "sappia di più, che questo piccolo è l'originale e la tavola d'altare è la copia".
In mostra non mancheranno i confronti con i bozzetti di altri importanti artisti della scuola veneziana del primo Settecento, quali Antonio Pellegrini, il giovane Giambattista Tiepolo, Gaspare Diziani, Giambattista Pittoni, Antonio Molinari, Giambattista Piazzetta.
Attenzione particolare sarà inoltre rivolta alla grafica di Sebastiano Ricci, in particolare ai disegni custoditi presso il Gabinetto dei Disegni e delle Stampe delle Gallerie dell’Accademia di Venezia. Saranno, inoltre, esposti anche alcuni bozzetti in terracotta provenienti dal “fondo di bottega” di Giovanni Maria Morlaiter, oggi custoditi presso il Museo del Settecento Veneziano di Ca’ Rezzonico.
L’esposizione si avvale della collaborazione di alcune tra le più importanti istituzioni museali italiane, europee e statunitensi: oltre alle opere concesse dalle Gallerie dell’Accademia e da Ca’ Rezzonico, si potranno ammirare capolavori in prestito dalla Galleria degli Uffizi di Firenze, dal Castello Sforzesco di Milano, dalla Galleria Sabauda di Torino, dal Museo di Capodimonte di Napoli, dal Kunsthistorisches Museum di Vienna, dal Musée des Beaux-Arts di Orléans, dal Musée de la Ville de Strasbourg, dalla National Gallery di Londra, dagli Staatliche Museen di Berlino, dalle Collezioni Reali Inglesi, dal Szépművészeti Múzeum di Budapest, dalla Národni Galerie di Praga, e, ancora, dalla National Gallery di Washington e dal Metropolitan Museum di New York.
Questa iniziativa si configura come la più importante delle attività che Regione del Veneto e Fondazione Giorgio Cini – attraverso il Comitato Regionale appositamente istituito – hanno previsto per celebrare la figura, l’ingegno e l’opera di Sebastiano Ricci. Iniziate nel dicembre 2009 con il convegno internazionale, svoltosi alla Fondazione Grigio Cini, Sebastiano Ricci (1659 - 1734), le celebrazioni proseguiranno nel corso del 2010 con altre iniziative finalizzate alla valorizzazione di sezioni del patrimonio grafico, fotografico e documentale della Fondazione Cini riguardanti Sebastiano Ricci e la pittura veneta del Settecento, con lo scopo di mettere a disposizione di pubblico e studiosi strumenti aggiornati di conoscenza, in particolare attraverso un Atlante fotografico consultabile on line.
Anche il Comune di Belluno, città che diede i natali al grande pittore, in collaborazione con la Provincia di Belluno, la Diocesi di Belluno-Feltre, e la Soprintendenza PSAE per le Province di Venezia, Padova, Belluno e Treviso, partecipa attivamente alle celebrazioni riccesche integrando la mostra veneziana con l’itinerario Sebastiano Ricci tra le sue Dolomiti. Belluno e Feltre che dal 30 aprile al 29 agosto 2010 renderà accessibili a Belluno e Feltre i capolavori lasciati da Sebastiano Ricci nel territorio che lo vide nascere. In particolare, sarà possibile ammirare gli affreschi della cappella Fulcis e la pala d’altare conservati nella Chiesa di San Pietro a Belluno, oltre alle pale d’altare provenienti dalla Certosa di Vedana che saranno esposte presso il Museo Diocesano di Arte Sacra nel centro storico di Feltre.

Titolo: Sebastiano Ricci. Il trionfo dell’invenzione nel Settecento veneziano
Date: fino all’11 luglio 2010
Orari: 11.00-19.00, chiuso il martedì, ultimo ingresso alle 18.15
Biglietti: intero € 9,50, ridotto € 8
Sede: Centro Espositivo Fondazione Giorgio Cini
Indirizzo: Isola di San Giorgio Maggiore – Venezia
Catalogo: Marsilio

Immagine: Sebastiano Ricci,
Apoteosi di San Sebastiano, ante 1694, olio su tela (bozzetto per decorazione pennacchio cappella San Bernardino alle Ossa), cm. 78,5 x 63,5, Milano, Museo d’Arte Antica del Castello Sforzesco

martedì 20 aprile 2010

Italia sia!

Comunicato stampa

Dal 5 giugno al 26 settembre 2010 nelle prestigiose sale di Palazzo Mediceo a Seravezza (Lucca), si potrà ammirare la mostra "Italia Sia!" organizzata dal Comune di Seravezza (Lucca) e dalla Fondazione Terre Medicee. La mostra è realizzata con il patrocinio e il contributo finanziario di Regione Toscana, Provincia di Lucca, Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca, Banca della Versilia e della Lunigiana e Henraux. Curata da Enrico Dei con la collaborazione di Andrea Baldinotti, la mostra propone, attraverso un percorso espositivo di oltre 100 opere tra pitture, documenti e disegni, di ripercorrere le vicende del Risorgimento – segnatamente quelle comprese fra il 1848 e il 1860 – testimoniando come, nel corso dell’Ottocento, gli avvenimenti della vita militare e l'epopea della liberazione abbiano dato vita ad un filone figurativo destinato a rifluire, in molti casi, nella vera e propria pittura di genere.
In mostra opere di artisti quali Giovanni Fattori, Silvestro Lega, Ferdinando Buonamici, Telemaco Signorini, Amos Cassioli, Pietro Aldi, Arturo Moradei, tutti tesi a celebrare alcuni episodi emblematici della Seconda Guerra d'Indipendenza. Episodi che trovano tuttavia, lungo le sale della mostra, un loro suggestivo contraltare nelle rappresentazioni di un Risorgimento vissuto – ma sarebbe forse meglio dire drammaticamente vissuto – in chiave totalmente civile. Tele come quelle di Ignazio Affanni, Cesare Bartolena, Micheli, declinano con accenti accorati un mondo d’affetti quotidiani che gli avvenimenti bellici stanno per spezzare per sempre. Un piccolo universo sul quale saprà indugiare anche la grafica del periodo come testimonia la sezione della mostra dedicata alle illustrazioni di carattere popolare destinate a riviste e periodici. Storia e mito alla radice dei quali vi sono anni cruciali per il destino della futura nazione.
Assecondando fedelmente lo svolgimento della vicenda storica, l’esposizione prende dunque le mosse dallo scontro di Curtatone e Montanara e dai volti dei suoi protagonisti. Al fine di ripercorrere nei termini più esatti le fasi cruciali della battaglia il comitato organizzatore ha scelto di fare dialogare le numerose quanto preziose testimonianze pittoriche, grafiche e documentarie (alcune delle quali inedite e qui esposte per la prima volta), con un grande plastico realizzato appositamente per la mostra, sul quale sono destinati a trovare posto circa seimila soldatini.
Un capitolo a parte è riservato a Giovanni Fattori, del quale viene ripercorsa, quasi mostra nella mostra, la produzione pittorica di soggetto ‘militare’. Un exursus che copre l’intero arco cronologico della sua attività. Dal grande cartone per la Battaglia di Magenta del 1859-60, realizzato nell’ambito del concorso Ricasoli, alle opere degli anni Ottanta e Novanta, contrassegnate se possibile, nella composizione figurativa, da una sempre più scoperta e programmatica vena antiretorica. A testimoniare l’eco dell’insegnamento fattoriano e il perdurare, anche in chiave elegantemente popolare, della fortuna di opere che vedono quali personaggi principali i soldati dell’esercito nazionale, è stata prevista un’ulteriore sezione che ha messo a confronto, tra gli altri, lungo le pareti della sede espositiva, artisti come Luigi Gioli e Ruggero Panerai.

ITALIA SIA!
Fatti di vita e d'arme del Risorgimento italiano
Mostra a cura di Enrico Dei con la collaborazione di Andrea Baldinotti.
Seravezza (LU), Palazzo Mediceo - via del Palazzo 358.
5 giugno-26 settembre 2010
Orari: dal 5 al 30 giugno e dal 13 al 26 settembre dalle ore 15.30 alle ore 20, lunedì chiuso. Dal 1 luglio al 12 settembre, tutti i giorni, dalle 10 alle 12.30 e dalle 17.30 alle 24.00.
Ingresso: euro 5, ridotto euro 3
Catalogo Pacini Editore, Pisa

martedì 19 gennaio 2010

Margherita del Balzo. La via della carta

Comunicato stampa

L’opera di Margherita del Balzo è interessante per gli addetti ai lavori, stimolante per gli artisti e affascinante per gli amanti dell’arte, così come interessante, stimolante e affascinante è la vita dell’artista che, nata a Roma, di ascendenza partenopea, ha studiato a Parigi e vive ora a Bangkok dopo pluriennali esperienze nelle Filippine, in Burkina Faso e in Cambogia. L’artista “fabbrica” personalmente il supporto delle sue opere, un materiale cartaceo nato dalla macerazione di cortecce e fibre vegetali, foglie e frutti tropicali.
Margherita del Balzo, nata nel 1962 a Roma, ha studiato architettura d’interni all’Ecole Camondo, disegno all’Ecole des Beaux Arts di Parigi, incisione e scultura, espone da venti anni, dal 1989, nei paesi dove ha studiato e dove ha seguito il marito economista demografo, ora in Thailandia.
Le sue composizioni di tratti minutissimi eseguiti a pennino con inchiostri colorati nascono dalla carta stessa e dalla sua consistenza e granulosità. E’ riduttivo parlare di disegni su carta in quanto le sue composizioni sono “disegnate” ma il segno ha qui la forza dell’incisione e può ottenere il rilievo della scultura. La sua attività artistica include creazione di mobili realizzati con collages cartacei, l’insegnamento del disegno e dell’anatomia, l’illustrazione di libri e la scenografia teatrale. Le sue tematiche spaziano dalle composizioni di alberi e nuvole ai paesaggi della savana, dai templi cambogiani ai recenti ritratti: le donne tailandesi sono le ispiratrici delle ultime opere per la prima volta presentate al pubblico ed alla critica in occasione di queste sue mostre a Roma.
I colori degli inchiostri di Margherita del Balzo incidono la superficie cartonata e la sezionano, dando vita a paesaggi che sono apparizioni, ad apparizioni che sono ritratti, nell’un caso e nell’altro “incontri” dell’artista sulla “via della carta” percorsa dalla sua creatività. Nel suo lavoro il supporto cartaceo diventa parte integrante, se non talvolta essenziale, dell’opera, un raffinato gioco di incontri dell’artista con le architetture dei luoghi e l’emotività degli esseri umani che la circondano: il risultato di una indiscussa manualità che la sensibilità di Margherita del Balzo trasforma in segno d’arte, in quel Segno di cui l’artista sente la magia, comunica la malia, subisce l’ossessione: sulla “via della carta” la forza maniacale di un segno senza confini diventa passione esaltante.

Margherita del Balzo. La via della carta
Inaugurazione: venerdì 22 gennaio 2010, ore 18.30-21.00
Organizzazione: Associazione Romana Gallerie d’Arte Moderna (A.R.G.A.M.)
Sedi: FIDIA ARTE MODERNA, Via Angelo Brunetti 49, Roma
STUDIO S-ARTE CONTEMPORANEA, Via della Penna 59, Roma
Orari: FIDIA ARTE MODERNA ore 10.30-13.00/16-19.30 - Chiusura festivi e sabato pomeriggio
STUDIO S-ARTE CONTEMPORANEA ore 11.00-13.00/16.00-20.00 – Chiusura festivi e la mattina del lunedì, mercoledì e venerdì
Testi catalogo: Maria Teresa Benedetti, Francesco Negri Arnoldi
Coordinamento: Carmine Siniscalco

martedì 8 dicembre 2009

Il Mondo delle favole

Comunicato stampa

Una mostra dedicata alle favole e ai miti e alla loro evoluzione, dal mondo classico a quello della comunicazione dal titolo “Il Mondo delle favole”, curata da Vittorio Riguzzi si potrà ammirare da sabato 12 dicembre (vernissage alle ore 17) al 24 gennaio 2010 presso la Sala delle Esposizioni della Fondazione Culturale Geiger, in Corso Matteotti 47, Cecina (Livorno).
In un percorso espositivo di grande suggestione, dedicato a grandi e piccini, si potrà scoprire l’evoluzione del racconto fantastico secondo tre grandi tappe storiografiche: la favola ascoltata, la favola letta, la favola guardata. Dai miti e leggende (Amore e Psyche, Narciso, e altri), le grandi epopee (Gilgamesh, Odiseea) attraverso la tradizione orale che dell'antichità, in autori come Fedro ed Esopo, o come per l'apologo di Menemio Agrippa, giunge nel corso dei secoli alle prime raccolta scritte della grande tradizione popolare europea del XVIII secolo. Da lì si prosegue fino ai nostri giorni per concludersi nelle anti-favole contemporanee dei film di animazione (Shrek, Monsters Inc, Nemo, Shark tale ecc) e i film di fantasy (Signore degli anelli, Harry Potter ecc).
Un grande viaggio attraverso il tempo rappresentato in immagini e disegni creati da Valentina Grassini - una giovane artista e fumettista milanese che vive e lavora in Germania, già nota tra gli “addetti ai lavori” per le sue opere dedicate ai bambini e ai personaggi delle fiabe - testi didattici, ricostruzioni ambientali, installazioni multimediali.
Si rivivranno così le atmosfere del mondo antico, la stanza dei fratelli Grimm, un immaginario laboratorio per cartoni animati della Walt Disney, e infine un ambiente in cui attraverso la tecnologia “chroma key”, per gli effetti speciali, i bambini potranno calarsi negli scenari fantastici del mondo dell’animazione.
“Oltre a realizzare un evento che possa interessare gli adulti a allo stesso tempo divertire i bambini, – ha spiegato il curatore Vittorio Riguzzi – l’obiettivo è quello di restituire l’immaginario rimosso nel passaggio dall’infanzia all’età adulta. Un grande “racconto dei racconti” fantastici che è custode di una millenaria saggezza popolare dell’umanità, e quindi concentrazione di valori antichi nei quali oggi si continua a credere, seppure mutati nella forma e nell’espressione”.

Sede: Fondazione Hermann Geiger
Corso Matteotti 47 a Cecina (Livorno)
Date: 2 dicembre 2009 - 24 gennaio 2010
Inaugurazione: sabato 12 dicembre. ore 17.00
Orari: dal martedì alla domenica dalle 16 alle 20
Ingresso libero

venerdì 4 dicembre 2009

Al di là delle cose

Comunicato stampa

Collettiva d’esordio per la galleria Ostrakon che, nelle sue due sedi milanesi, presenta "Al di là delle cose", un’esposizione che ripercorre, attraverso quaranta opere fra dipinti, disegni, incisioni e sculture, le vicende artistiche del Realismo Esistenziale a partire dall’iniziale definizione storica data da Valsecchi (1956) con le opere del gruppo originario animato dai maestri milanesi, fino agli autori che, fra anni Settanta e Ottanta, ne raccolsero l’eredità di pensiero e sentimento.

***

Il nome della galleria non è riferito a nessuna messa al bando o esclusione, ma al bozzetto, alla freschezza del bozzetto. A quei frammenti di pietra che le maestranze egizie, nelle pause di costruzione e istoriazione di templi e tombe, usavano come supporto per gli schizzi.
«Tutto l’oro di Tutankamon per un ostrakon». Così dicevo a me stesso dopo una visita al museo del Cairo. Ne faccio ora il motto e il paradigma programmatico della Galleria.
Preciso che non è pregiudizio contro alcuna forma d’espressione artistica contemporanea, non è preferenza dell’opera dipinta rispetto all’installazione, non è figurazione rispetto a astrazione, non è oggetto rispetto a idea, non è pigmento rispetto a pixel, non è preferenza del locale rispetto all’internazionale.
E’ ambizione di discernimento, di selezione di quelle produzioni, nel vasto panorama artistico che va dagli anni cinquanta del secolo scorso ai tempi correnti, che, se indagate non superficialmente,
trasmettono un incanto, quello della poesia.
La collettiva che presento è, da questo punto di vista, fondativa.
Si tratta di quattordici artisti di formazione comune, addirittura sovrapponibile per alcuni protagonisti del Realismo Esistenziale. I percorsi individuali poi si differenziano, ma la tensione etica, l’idea dell’arte come coinvolgimento, come “esserci”, come chiamata civile, è una costante irredimibile per tutti.

Scrive la curatrice Chiara Gatti nel testo in catalogo:
“…brani di una lucidità struggente. Pezzi di una quotidianità domestica fatta di tavolacci di legno e coltelli dalle lame sbeccate, cucine economiche, sedie impagliate, staccionate mezze rotte, specchi infranti e polli appesi per il collo. Una figurazione di impegno umano, elaborata (e sofferta…) sul campo, ma senza compromessi formalistici, concretizzata in immagini fortemente iconiche; un concentrato in potenza di situazioni di ordinaria tragedia…”
Quanto agli sviluppi scrive:
“… ricondurre al solo realismo esistenziale gli sviluppi che da questo momento in avanti videro le riflessioni degli artisti milanesi diramarsi verso altre dimensioni sociologiche del realismo stesso, potrebbe sembrare riduttivo…Il riconoscimento di tali sviluppi entro il cono prospettico del realismo esistenziale aiuta tuttavia a comprendere le origini di un sentimento comune, come pure il superamento e il distacco da quello…è innegabile che la dimensione esistenziale tout-court persista in molte ricerche successive. Al di là delle cose. E al di là, anche, di un primo coinvolgimento con le vicende del gruppo. È una predisposizione che aleggia nell’aria…”

Dorino Iemmi

Al di là delle cose
A cura di Chiara Gatti
Galleria Ostrakon, Milano
16 dicembre 2009 - 31 gennaio 2010
1ª Inaugurazione: mercoledì 16 dicembre, ore 19 in via Pastrengo 15, Milano
2ª Inaugurazione: venerdì 18 dicembre, ore 19 in via Moscova 66, Milano
Artisti in mostra: Giuseppe Banchieri, Giancarlo Cazzaniga, Mino Ceretti, Gianfranco Ferroni, Franco Fossa, Giuseppe Guerreschi, Gianfranco Lamon, Giovanni Lopresti, Giancarlo Ossola, Liberio Reggiani, Bepi Romagnoni, Giorgio Rossi, Giulio Scapaticci, Tino Vaglieri
Orari: da martedì a sabato dalle 15.30 alle 19.30
Catalogo in galleria
Ingresso libero

Immagine: Vaglieri, Interno di pescheria, 1956, olio su carta intelata, cm. 54x65

sabato 29 agosto 2009

Disegni romani di Turpin de Crissé

Comunicato stampa

Nel 1807 giungeva a Roma da Parigi un giovane artista francese, pittore di paesaggio già premiato al Salon del 1806. Era al primo dei suoi viaggi in Italia che si sarebbero ripetuti nel 1818, nel 1824, nel ‘29 e poi ancora nel 1838. Disegnatore straordinario, amico di Ingres e di Granet, avrebbe lasciato al Musée du Louvre una vasta raccolta dei suoi studi di paesaggio e di vedute italiane che – come lui stesso dichiarava al termine della sua esistenza – erano stati alla base della sua fortuna di pittore.
Da questa raccolta di oltre 150 fogli, grazie alla disponibilità del Département des Arts Graphiques del Louvre, vengono esposti nel Gabinetto della Grafica del Museo Praz 24 disegni dell’artista, appunti romani che colgono i vari aspetti della città, il Tevere e i suoi ponti, i palazzi, le chiese, le rovine aggredite dalla vegetazione, le ville ricche di marmi antichi, i grandi parchi, gli ampi panorami fitti di cupole e altane ed i vasti orizzonti della desolata campagna romana.
I luoghi sono quegli stessi ricordati e descritti da Mario Praz nei suoi molti brevi saggi sulla città, raccolti nei due volumi del Panopticon romano (1967) e nel Panopticon romano secondo (1978) ed i disegni di Turpin ben si abbinano anche ai rari paesaggi romani collezionati dal Professore stesso come la veduta della Basilica di San Giovanni in Laterano di Michallon, la Villa Celimontana di John Newbolt, il Colonnato di San Pietro di Daniel Dupré o il Giardino del Lago a Villa Borghese che Carlo Labruzzi dispiega alle spalle del ritratto di Teresa Pikler Monti dipinto nello stesso anno -1807- dell’arrivo a Roma del giovane Turpin.
Di nobili origini, l’artista ebbe un’infanzia poverissima negli anni della Rivoluzione e del Terrore, quando allievo dei suoi stessi genitori , entrambi pittori dilettanti, apprese a dipingere facendone la sua professione. Notato da Giuseppina, entrò a far parte della sua piccola corte alla Malmaison, e ricevette poi negli anni della Restaurazione una cospicua eredità che gli permise una vita estremamente agiata - consona al suo rango ed al titolo comitale ereditato - ed una interessante attività di collezionista.
Rivalutato solo recentemente, è stato oggetto nel 2007 di una ampia mostra antologica tenutasi al Musée de la Ville di Angers, dove sono conservate molte delle sue opere e le sue raccolte di arte antica.

Disegni romani di Lancelot-Théodore Turpin de Crissé (1782-1859) dalle collezioni del Louvre
Museo Mario Praz, Via Zanardelli 1 - Roma
11 Novembre 2009 - 13 febbraio 2010
A cura di Patrizia Rosazza Ferraris
Catalogo Edizioni di Storia e Letteratura
Apertura al pubblico:
tutti i giorni dalle ore 9.00 alle 13.00 e dalle 14.30 alle 18.30
tranne il lunedì dalle ore 14.30 alle ore 18.30
Ingresso libero

mercoledì 8 luglio 2009

Le gouaches di Caraccio

Comunicato stampa

“L'uso dei colori è una scelta imprescindibile. Sono, infatti, impensabili le sue gouaches senza il rosso, il blu, il verde, il viola. Un palcoscenico di volti senza bocca, senza occhi, solo segni-colore, figure cieche di una trascorsa aristocrazia morale. La sua ricerca guarda all'eredità che giunge dall'Espressionismo storico, soprattutto dalle esperienze degli artisti che partecipano all'esperienza del Cavaliere Azzurro”. (Paolo Levi).
Questo è quanto sarà possibile ammirare durante l’esposizione del Maestro Caraccio alla Sala Anita Garibaldi che si affaccia sulla splendida passeggiata a mare Anita Garibaldi di Genova-Nervi, a poche decine di metri dalla Galleria d’Arte Moderna, dal museo della Collezione Wolfson, dove il 9 Luglio verrà inaugurata la mostra con circa 40 lavori su carta, gouaches, disegni a matita e oli su tela.

Francesco Caraccio nasce nel 1950 a Maruggio (TA). Dal 1965 al 1972 vive in Francia e in Belgio, dove studia presso l’Accademia di Belle Arti di Bruxelles.
Le sue opere sono state esposte in numerose mostre personali e collettive: Bruxelles Gallerie Louise, Roma Il Canovaccio, (dove Caraccio espone con Corneille); Livorno Fortezza Nuova, Bolzano Galleria Civica; Pisa Palazzo Lanfranchi; Parma Galleria Petrarca; Bologna Galleria L’Ariete; Milano Teatro dei Filodrammatici, L’Aquila Museo d’Arte Moderna; Saint Paul de Vence John Murphy Gallery; Parigi Gallerie La Main d’Or, solo per citarne alcune.
Dal 1990 ha inizio per Caraccio una stagione d’importanti collaborazioni in tutto il mondo attraverso la Link Kunst Promotie dell’Aja per parte dell’Europa, la Sunada Gallery di Tokyo per il Giappone e la John Murphy Gallery per gli Stati Uniti.
Tra i suoi riconoscimenti: Barcellona 1974, Premio Internazionale “Joan Mirò”; Milano 1976, I° Premio Concorso Nazionale “Regione Lombardia” per due progetti di scultura per edifici scolastici; Taormina 1978, Oscar “Davide di Michelangelo” per la pittura; Montelparo (AP) 1972, Primo premio Monumento ai caduti; Roma 1978, Premio “Scudo D’Oro Dante Alighieri”; Sulmona 1990, Medaglia D’Oro Premio Arte contemporanea.

“Le Gouaches … di Caraccio”
Personale di Francesco Caraccio
Sala Anita Garibaldi, 35 Genova-Nervi
Periodo: fino al 2 agosto 2009
Vernice giovedì 9 luglio ore 19,00
Orari: da martedì a venerdì, dalle 16.00 alle 20.00, sabato e domenica fino alle 22.00
Lunedì chiuso
Ingresso gratuito

domenica 24 maggio 2009

Lo zoo di Pinocchio

Galleria di ritratti dei personaggi-animali
Disegni di Filippo Sassoli
Dal 29 maggio al 27 settembre 2009
Inaugurazione: 28 Maggio 2009, ore 18.00
Museo Boncompagni Ludovisi, Roma

Comunicato stampa

Al Museo Boncompagni Ludovisi, dal 28 maggio al 27 settembre 2009, si terrà la Mostra di disegni di Filippo Sassoli dedicata agli animali-personaggio del celebre libro “Pinocchio” di Collodi.
Il progetto si configura come l’illustrazione di un’opera letteraria senza aggettivi, non come letteratura per l’infanzia, non come letteratura di genere o altro ancora. Pinocchio appartiene innanzitutto e senz’altro alla Letteratura. Questo spiega il taglio scelto dall’artista per la realizzazione delle tavole con un segno forse derivato dalla tradizione incisoria e che rinuncia al colore, capace di evocare quel mistero che accompagna, e non risolve neanche dopo il finale con l’incarnazione del burattino di legno! – la lettura del testo di Collodi. Leggendo il libro ci si accorge della misteriosa presenza di una ricca e varia sfilza di animali quasi sempre presentati con l’iniziale maiuscola (il Gatto, il Grillo... ), dunque come veri e propri personaggi. Lo Zoo di Pinocchio si configura, quindi, come una galleria di ritratti di personaggi-animali e costituisce una nuova e originale occasione di approccio e rilettura della storia. Tra le intenzioni dell’artista, oltre alla destinazione espositiva con la scelta del grande formato delle tavole, c’è anche quella di un ritorno, anche filologico, al testo originale. I medici chiamati al capezzale di Pinocchio, ad esempio, sono un Corvo, una Civetta e un Grillo parlante: nel testo non portano abiti, né camici né occhialini! E molti sono gli animali-personaggi, con ruoli minimi o che svolgono parti notevoli nella storia, dimenticati, ridotti o addirittura eliminati nelle varie interpretazioni illustrative, cinematografiche e televisive. Collodi ha posto le maiuscole ai nomi di molti animali, per alcuni ha previsto addirittura nomi propri; sempre essi sono presentati nell’atto di dialogare.
La Mostra si compone di ventisette grandi tavole disegnate. Nel catalogo, edito da Giunti-Firenze, il “viaggio” illustrativo di Sassoli è accompagnato da un testo critico di Lea Mattarella.

Lo zoo di Pinocchio. Galleria di ritratti dei personaggi-animali.
Disegni di Filippo Sassoli
A cura di Mariastella Margozzi e Filippo Sassoli
Dal 29 maggio al 27 settembre 2009
Orario: tutti i giorni tranne il lunedì dalle ore 8.30 alle ore 19.00
Inaugurazione: 28 Maggio 2009, ore 18.00
Museo Boncompagni Ludovisi per le Arti decorative, il Costume e la Moda dei secoli XIX e XX
Via Boncompagni 18, Roma

Ufficio stampa
Galleria nazionale d’arte moderna e contemporanea
Responsabile Carla Michelli
con Francesca Brizzi, Maria Cristina Galizia, Maria Silvia Rosa
tel. 06 32298328
e-mail: cmichelli@arti.beniculturali.it

sabato 28 marzo 2009

Andrea Guerzoni - L'elogio del riccio

Associazione Culturale Daydreaming Project
presenta
la mostra dell'artista ANDREA GUERZONI
"L’ELOGIO DEL RICCIO"
L'artista presenta nella mostra personale presso Knulp e DDCUBE di Trieste una selezione di disegni, lavori su tela ed i suoi "librini" di aforismi e poesie.

Inaugurazione giovedì 2 aprile dalle ore 19.00
Prosegue fino al 5 maggio

Comunicato stampa

Il riccio, diversamente dal porcospino che trafigge con i suoi aculei se si sente minacciato, è una creatura che si arrotola su se stessa come una palla quando avverte il pericolo.
Andrea Guerzoni predilige autori crepuscolari o notturni, dalle abitudini solitarie e scontrose, capaci di trasformarsi in una sfera spinosa difficilmente attaccabile, ma dall’animo gentile e fragile.
I poeti Fernando Pessoa e Alda Merini e le artiste Carol Rama e Louise Bourgeois, “sono trasformati dalla sua mano sicura in “figurine”, all’apparenza divertenti, inoffensive e rassicuranti, simili ai disegni per fumetti o a quelli infantili. In realtà, portatrici di tematiche e messaggi disorientanti, irritanti, niente affatto frivoli come la sofferenza e la difficoltà esistenziale e psicologica, l’isolamento e la diversità avvertita dall’uomo, in particolare dell’artista, nell’incontro/scontro con la società. Scegliendo questi maestri di “vita difficile”, l’artista torinese ha voluto sottolinearne il legame di affinità spirituale e fare loro un sincero elogio, attraverso l’uso di un linguaggio grafico carico di leggerezza ed ironia” (Claudia Giraud, ESPOARTE Contemporary Art Magazine n. 47).
Talvolta un riccio viene scambiato per porcospino, o viceversa…
Il dilemma del porcospino afferma che tanto più due esseri si avvicinano tra loro, molto più probabilmente si feriranno l’uno con l’altro.
La storiella di Arthur Schopenhauer racconta di un gruppo di porcospini sorpresi dal freddo che, per far fronte al gelo, pensano bene di stringersi per scaldarsi a vicenda. Ovviamente, al solo avvicinarsi, si feriscono tra loro con gli aculei, fino a quando il dolore non li costringe ad allontanarsi. Separandosi, i porcospini percepiscono nuovamente il gelo e tornano di nuovo a stare insieme e continuano così ad alternare vicinanza e lontananza, finché non trovano una moderata distanza reciproca, che rappresenta per loro la migliore posizione.
Due grandi pulsioni dell'uomo: la necessità di sentirsi parte di una comunità e contemporaneamente di essere un individuo indipendente. La difficoltà di separare il piacere dal dolore in qualsiasi rapporto sociale.
“Un frammento dovrebbe essere separato dal mondo circostante come una piccola opera d'arte, e compiuto in se stesso, come un riccio” (Friedrich Schlegel, altro filosofo tedesco vissuto tra XVIII e XIX sec.).
Andrea Guerzoni scrive e disegna aforismi per consegnare in pochi istanti un frammento dell’esistenza.
In una situazione, al tempo stesso tragica e comica, il pianto e il riso, l’alto e il basso, il sublime e il triviale si intrecciano in un unico “ri-tratto”.
Il tono mordace, la levità gradevole quanto ingannevole che fa da supporto a contenuti in genere ponderosi, sono la sua cifra stilistica.

Sedi:

KNULP via Madonna del Mare 7/a, Trieste.
Orari: dalle 10.00 alle 24.00, chiuso mercoledì
+39 040300021 www.knulp.it

DDCUBE Gallery via dei Capitelli 6563,Trieste.
Orari: venerdì e sabato dalle 15.00 alle 20.00
cell: 3337245244 www.ddmagazine.it

Link: http://www.ddmagazine.it/2009/events.2009/03mar.html
Info: staff@ddmagazine.it

mercoledì 4 marzo 2009

Ritratto di Donna

DOMENICA 8 MARZO 2009 dalle ore 10 alle 13
MUSEO GRACCO – Via Diomede, 8 Pompei

Comunicato stampa

In concorso con le iniziative culturali promosse per la Giornata Internazionale della Donna, o Festa della Donna, dell’8 marzo 2009, il Museo Gracco di Arte Contemporanea e Fotografia di Pompei apre i suoi spazi agli artisti che desiderano rappresentare col disegno, in modo del tutto libero e personale, una modella che poserà per l’occasione. Gli elaborati rimarranno esposti fino a domenica 15 marzo 2009, offrendo ai visitatori del Museo l’opportunità di visionarle durante il normale orario di apertura. Nel corso dei secoli la Donna è stata oggetto dei più antitetici sentimenti. Più dell’uomo stesso è stata adorata e demonizzata, fatta oggetto di culto e persecuzione, amata ed odiata nelle varie identificazioni positive e negative.
Essa è stata considerata terra feconda e madre, demone e morte, angelo, casa, simbolo di tenebra e di perdizione. Per troppo tempo contro la Donna sono stati scagliati sentimenti ed espressioni scaturiti da pregiudizio e animosità, degenerando spesso in violenza e abietta brutalità, che hanno ingiustamente sminuito e offeso la dignità della figura femminile. Questa giornata, e in particolare l’evento in programma al Museo Gracco, costituisce un’occasione concreta in cui la Donna può riscattarsi e acquistare ascendente agli occhi di quanti la osservano. L’universo femminile offre a chi vi si accosta una miriade di sfaccettature di tale complessità, che, nella migliore delle ipotesi, se ne possono appena sfiorare gli immensi confini.
La sensibilità varia, le personalità diverse e l’espressività pittorica individuale degli artisti che interverranno, sembrano essere lo strumento più opportuno per esplorare una tematica così vasta e ispiratrice di molteplici sfumature di senso. Come nella realtà, la rappresentazione della Donna nell’iconografia degli artisti risulterà inevitabilmente varia nella misura in cui ognuno avrà saputo cogliere i diversi aspetti dell’essenza femminile, senza che nessuno stabilisca di essa la verità categorica.
Gli artisti potranno ammirare la modella e rappresentarla secondo molteplici punti di vista, secondo diverse interpretazioni, suggerendo agli spettatori che li vedranno all’opera, al di là del messaggio che l’autore intenderà trasmettere, ulteriori spunti di riflessione su un tema così ricco di suggestioni.

Con questo primo appuntamento il Museo Gracco dà il via ad una serie di incontri settimanali dedicati agli artisti che intendono ispirarsi alla figura umana per i loro studi di disegno dal vero. Gli artisti che desiderano partecipare ad uno o più incontri potranno richiedere informazioni sulla quota di partecipazione e prenotarsi telefonando allo 081 8613784 o inviando un’e-mail a museo@gracco.it

Dott. Plinio Caio Gracco
Direttore Museo Gracco
www.museogracco.it

Immagine: Tiberio Gracco, Natura Violata, 2008, tecnica mista su tela, cm 100x80

giovedì 22 gennaio 2009

I disegni di Sergio Baldassini

Comunicato stampa

Nel tentativo di raccontare il mondo, il disegno resta un mezzo privilegiato che consente di rappresentare ciò che è fuori quanto ciò che nell'uomo è dentro. Nonostante l'incessante evoluzione della tecnologia, questa resta probabilmente la forma concreta che più si avvicina al pensiero e all'idea.
Quello di Sergio Baldassini è un disegno minimo, cosciente dei limiti del mezzo, concentrato sui contorni, espressivo.
Per questa esposizione l'artista abbandona momentaneamente il carattere installativo della sua opera come nei lavori della serie “Vasi”, (disegni realizzati su pezzi di tela bianca racchiusi in vasi di vetro e conservati in teche di legno), ritrovando la forma del “quadro”.
In questi “quadri” Sergio Baldassini interviene con un segno indelebile nero su un leggerissimo pannello di plastica alveolare. Qui, a differenza delle opere precedenti, appare il colore, ma solo nel supporto, un colore del quale l'autore dice che si assume solo parzialmente la responsabilità.
Sergio Baldassini guarda il mondo, e lo fa soprattutto attraverso i mezzi di comunicazione di massa. Le immagini che giungono all'occhio sono una quantità difficilmente enumerabile, le une sovrapposte alle altre con una breve persistenza nel tempo. Tutto è così vicino. Tutto è troppo lontano per essere afferrato e vissuto.
I soggetti su cui l’artista si posa sono apparentemente privi di correlazione: figure isolate dal loro contesto, particolari a volte ininfluenti nel racconto originale che ritrovano nel disegno una nuova dignità.
La scelta è essenzialmente emotiva, di tutto ciò che passa è quel qualcosa che resta per ragioni che, le parole, poco efficacemente riescono ad esprimere.

Sergio Baldassini (Roma 1979), di formazione artistica autodidatta, ha alle spalle studi in ingegneria elettronica. Ha esposto in diverse mostre, in spazi pubblici e privati a Firenze, Siena, Torino, Milano e Roma. Attualmente vive e lavora a Roma.

Sergio Baldassini, Drawings
Libreria Odradek, Via Dei Banchi Vecchi 57, Roma
Inaugurazione: sabato 28 febbraio h. 18.00
Periodo: dal 28 febbraio al 6 marzo 2009
Orario: dal lunedì al sabato 9.00 - 20.00, domenica 10.00 - 20.00
Ingresso Libero
Informazioni: 06.68334511
www.odradek.it - odradek@tiscalinet.it - dsdddf@yahoo.it

mercoledì 26 novembre 2008

Tiberio Gracco in mostra a Pompei

Non dirmi di smettere
Mostra antologica di Tiberio Gracco

Sculture e disegni dal 1988 al 2008

Dal 28 novembre 2008 al 6 gennaio 2009
Inaugurazione: venerdì 28 novembre ore 19.30
Museo Gracco - Villa dei Misteri, Pompei (NA)

Comunicato stampa

Se consideriamo le opere di Tiberio Gracco singolarmente, o tenendo conto solo della produzione di un determinato periodo, potrà facilmente sfuggirci il senso più ampio nel quale vanno collocate. Ecco, quindi, la ragione d'essere di questa mostra antologica. Analizzando ogni opera nel contesto di un'attività ventennale, riusciremo a cogliere il quadro d'insieme, il "racconto" di una storia altrimenti inedita, una particolare visione della vita nel suo continuo divenire, dalle origini ai nostri giorni.
In principio la materia era informe, priva di ogni senso, fino al giorno in cui l'Idea se ne appropriò, donandole forma e direzione. Questo impasto primigenio, semplice di colori primari, essenziale nella geometricità delle forme, diede origine all'"essere". Cosa fosse, uomo, donna, o alieno, non importa. Questo "essere", formato dalla materia informe, dall'"uovo", che a sua volta era stato generato dall'Idea, cominciò, insieme alla sua "compagna", a progettare e produrre altri "esseri", finché tutto l'universo si riempì di forme e colori.
In quest'ottica, la bidimensionalità o la terza dimensione nelle opere di Tiberio Gracco non sono altro che modi diversi di rappresentare una medesima realtà, in cui ogni forma è passiva e attiva, prodotto di un'idea, ma al contempo essa stessa in grado di generare altre idee, altre forme, con le quali entrare in rapporto. Presto la "compagna" diventa il centro dell'attenzione di tutte le altre forme, "uomo" compreso. È lei, con la sua seducente libertà, ad essere l'oggetto del desiderio di chi l'osserva e di quelli che ad essa aspirano.
Ma un giorno l'incanto si rompe. L'arcobaleno dei colori originali si frantuma in una miriade di tinte diverse, e tutto si complica. L'armonia dell'universo, basata sul rapporto di sostanziale parità tra le varie componenti, in cui ogni cosa era prodotta e produceva in perfetto equilibrio, svanisce, soppiantata dalla legge del più forte. L'"altra" non è più "compagna" dell'"essere", a lui simile, ma sua rivale, antagonista, che tutto pretende ma niente più dona. È così che l'"uomo" finisce "ritagliato" e "appeso" a testa in giù, trattato proprio come un burattino, completamente schiacciato dallo strapotere della "donna".
L'"essere" sente, dunque, impellente il bisogno di riappropriarsi della libertà sottratta. L'"altra" avverte l'esigenza di ri-divenire "compagna", di rinascere in tutta la sua genuina bellezza, di rigenerarsi attingendo dalle origini comuni, per diventare di nuovo "simile" all'"essere". Si torna all'armonia anzitempo perduta dei colori primari e a un contatto "vero" con la materia primordiale. Le forze che per lungo tempo erano straripate devono essere trattenute, riportate nel loro sentiero naturale.
Questo l'epilogo di una storia millenaria, che non è avvertito come mera speranza o pia illusione, piuttosto come una necessità fondamentale dell'ordine universale. Questo il tema dominante della mostra, questa l'Idea di Tiberio Gracco che ha generato, tra dipinti, grafiche e sculture, le forme infinite della sua produzione artistica negli scorsi vent'anni.
Plinio Caio Gracco

Orario di visita: 10-13 dal martedì alla domenica. Lunedì chiuso
Info: tel. 0818613784 - museo@gracco.it

www.gracco.it
www.museogracco.it

sabato 22 novembre 2008

Presentazione del libro "Euforika Napoli"

Comunicato stampa

Martedì 2 dicembre 2008 alle 20,30 l’artista francese Christophe Mourey, presenta il suo libro d’arte “Euforika Napoli” (84 pag., Tullio Pironti Editore). 180 disegni dedicati alla città che lo ha adottato, un omaggio sincero fatto di “impressioni visive” disegnate su un taccuino utilizzando esclusivamente una bic multicolore e dei pennarelli. Una sorta di inventario della città, spontaneo e naturale, realizzato da un flaneur contemporaneo e presentato da Tina Piccolo con la sua poesia “Eternamente Napule” e arricchito dalle note introduttive della scrittrice francese Marie Darrieussecq e della scrittrice napoletana Valeria Parrella.
«Non è un artista di passaggio né un turista per caso, - scrive riferendosi a Mourey, Maria Rosaria Di Virgilio che ha curato l’introduzione al volume – è un “viaggiatore statico” che opera con i semplici strumenti del disegno nell’estemporaneità di un’emozione visiva». Mourey disegna facciate di palazzi storici, vicoli tortuosi, monumenti, statue, piazze, parchi, il mare, il Vesuvio e oggetti comuni, tra scorci panoramici e vedute. L’artista compone il suo atlante di immagini ritraendo anche i volti di persone comuni come “Giuseppe il pescatore” o “Marco il benzinaio” che si mescolano a profili e ritratti più noti come quelli di Eduardo e Peppino De Filippo, Sofia Loren, Massimo Troisi, Massimo Ranieri, Luciano De Crescenzo, Valeria Parrella, Erri De Luca, Giuseppe Montesano, Francesco Caccavale, i galleristi Lia Rumma, Alfonso Artico e Lucio Amelio o a volti del giornalismo napoletano come Massimo Milone, Francesco Durante, Giustino Fabrizio e Antonio Sasso. «Euforika Napoli – spiega Christophe Mourey – è un titolo voluto per sottolineare alcune caratteristiche della città, come la sua effervescenza e la sua inesauribile creatività che non trovo altrove, né a Parigi né a Milano né a New York. Napoli è una città che rivela sorprese dietro ogni angolo, paragonabili a dei graffi agli occhi».
La serata d’onore dedicata a Napoli vedrà, sullo sfondo del palcoscenico del Teatro Augusteo, la proiezione delle opere di Mourey, mentre diversi artisti porteranno il loro contributo all’evento presentato dal principe Maurice Agosti, attore e performer estroso ed eclettico, qui in veste di gran cerimoniere. Napoli e Parigi si incontreranno idealmente sul palco con Pina Capobianco, interprete di canzoni napoletane cantate in dialetto partenopeo e in francese e Annalisa Martinisi, che canterà alcuni brani classici napoletani rivisitati e tradotti in francese. Si riderà con il comico-imitatore Lino Barbieri, mentre seguiranno gli interventi della soprano Imma Iovine, del gruppo musicale Neapolis Ensemble, della poetessa Tina Piccolo e del cantautore francese Cyrille Zakof. Ci sarà anche uno spazio dedicato alla danza con gli allievi dell’Accademia di Danza e Spettacolo di Barbara Scaramuzzi che balleranno su alcune musiche di Chopin eseguite alla chitarra classica da Pascal Suzzarelli.
Alle 20 Christophe Mourey sarà lieto di incontrare i giornalisti e consegnare personalmente una copia di Euforika Napoli.
L’ingresso al teatro Augusteo, è libero fino ad esaurimento posti, ma si è già aperta la caccia gli inviti cartacei, stampati in tiratura limitata uno diverso dall’altro, che riproducono alcuni dei disegni di Christophe Mourey, con tanto di firma autografa.
La Serata d’Onore per Napoli è patrocinata dal Comune di Napoli, prodotta dall’Accademia Internazionale Partenopea “Federico II”, Fondazione Istituto Banco di Napoli, Studio Zoena Architetti, Italstage Company s.r.l., Ente Provinciale per il Turismo Napoli, Miko Cataldo Import Export e con la direzione artistica dell’on. Mimmo Cannone e del dr. Salvatore Balasco e la supervisione del dr. Luciano Polimero.
La comunicazione dell’evento è curata dell’agenzia Ogham

Note biografiche
Christophe Mourey nasce a Parigi nel 1970. Nel 1996 si diploma in pittura presso l’Accademia di Belle Arti di Rouen (Francia). Ha vinto diversi premi di pittura, ha partecipato per tre anni al Salone Internazionale d’Arte Contemporanea di Montrouge (vicino Parigi), ed ha al suo attivo diverse esposizioni personali e collettive. Grazie alla sua tecnica di rilettura del disegno contemporaneo, l’artista realizza con l’happening grafico un lavoro che associa bozzetti stilizzati presi dal vivo e dialogo con il pubblico. Il suo happening grafico lega con precisione la spontaneità del disegno, lo scambio nato dalla conversazione e il bisogno di trasmissione con la memoria «scannerizzata». Vive e lavora tra Napoli, Parigi e Milano. www.christophemourey.com

Informazioni: 3407743311

Ufficio Stampa
Mariacristina Coppeto per Ogham
m.coppeto@libero.it mob. 3382425968