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sabato 5 dicembre 2015

Leonardo Sinisgalli: artifex

di Carlo Maria Nardiello


«I fanciulli battono le monete rosse/ contro il muro. (Cadono distanti/ per terra con dolce rumore.) Gridano/ a squarciagola in un fuoco di guerra».

Quando si pensa a Leonardo Sinisgalli corrono subito alla mente questi versi, inquadrando in tal modo la sua figura in una dimensione esclusivamente poetica. Sebbene sia doveroso ricollegare la sua attività alla scrittura, è altrettanto necessario conoscere e approfondire un’altra fondamentale declinazione del furor firmato Sinisgalli: l’arte grafica. Questo è il nobile obiettivo perseguito dalla mostra Elogio dell’Entropia: Carte assorbenti 1942-1976, inaugurata a Roma lo scorso 2 dicembre e visitabile sino al prossimo 10 gennaio, nella prestigiosa cornice dell’Istituto per le Arti Grafiche. 
È noto che il giovane originario di Montemurro ha lavorato presso alcune delle più importanti realtà imprenditoriali del suo tempo: Pirelli, Olivetti, Alitalia. Meno noto, perlomeno ai più, è che dietro la figura di Responsabile dell’Ufficio Comunicazione e Pubblicità di tali realtà si nasconde uno spirito incredibilmente creativo in parte “rubato” al mondo artistico: il poeta, l’ingegnere, il matematico, il critico convivono esaustivamente insieme con il Leonardo artistico. Forse il nome avrebbe dovuto suggerire sin dagli inizi le imponderabili possibilità del giovane; di certo Sinisgalli non si sottrae davanti la necessità intestina di esprimere e di esibire il furore multidisciplinare e plurifunzionale. 
Il Leonardo Sinisgalli artista può a buon diritto dirsi multisensoriale, poiché all’istinto creativo generato dall’attimo subitaneo e fugace fa seguito il segno tangibile, figlio non più della parola ma dell’immagine, della figura che si danna per darsi forma. Schizzi e bozzetti su carte assorbenti sono la cattura di pensieri figurati, d’idee fugaci colte l’istante prima di svanire senza lasciar traccia. Per chi, come Sinisgalli, è abituato a trattare la rigida materia dei numeri e la solida sintassi dei versi, rimaneggiare la liquida forma grafica diventa una “cura”, una variazione in maggiore sul tema dell'esistenza. Impregnare ogni poro materiale di colore e di inchiostro equivale al tentativo di un Leonardo, che è stato molti Sinisgalli, di configurare le esperienze e le attitudini nel medesimo spazio.
Immagini, quelle in mostra a Roma, che occupano un arco esistenziale complesso e dinamico di oltre trent’anni: perché mai può dirsi di conoscere nella sua totalità un Leonardo (Sinisgalli) del Novecento.


giovedì 24 settembre 2015

LAND 25+1. Un Paese, mille paesaggi

di Carlo Maria Nardiello


Esiste un paesaggio italiano? La risposta di LAND è no: esistono molti paesaggi italiani, tanti quanti le vedute che esso riesce ad offrire. A volte la medesima veduta si arricchisce di molteplici livelli paesistici.
Il gruppo di architetti “green” di LAND (Landscape, Architecture, Nature, Development) è nato dalle congiunte visioni di Andreas Kipar e Giovanni Sala. Da 25 anni il team è impegnato in un ripensamento totale del rapporto tra uomo e paesaggio e tra il Paese ed il paesaggio. Convinti che la vera rivoluzione del pensiero architettonico consista nel coniugare Agricoltura-Natura-Biodiversità in maniera organica col tessuto urbano, i professionisti LAND tirano le somme riguardanti il primo quarto di secolo di operoso impegno sul territorio italiano. Ad oggi sono oltre 300 i comuni coinvolti da altrettanti progetti di rigenerazione, riqualificazione e ritrovamento della peculiarità presente in ogni angolo del Bel Paese interessato al cambiamento. "From grey to green" è il sottotitolo ideale dell’opera firmata LAND.
Due giorni fa è stata inaugurata la mostra LAND 25+1 nelle prestigiose sale della Casa dell’Architettura di Roma. In calendario fino al 15 ottobre, l’evento intende guidare l’ospite all’interno di un percorso circolare alla scoperta della progettualità del landscaping diffusa in angoli più e meno conosciuti dello stivale. Dalla «Rete Ecologica nel comune di Gorla Maggiore» (avviata nel 1996) alla «Riqualificazione paesistico-ambientale della Valsorda» (2011), dalla «Promozione e riqualificazione dei siti della Prima Guerra Mondiale sul Carso», nella provincia di Gorizia (2007) allo «Studio di fattibilità Pompei e Boscoreale» (2008), passando dalla «Valorizzazione paesistico-ambientale di Lampedusa» (2011) l’intento espositivo suggerisce un’idea di paesaggio non ideologico e anti-purista. Quel +1 evocato dal titolo rimanda all’ultimo innovativo progetto partorito dallo studio milanese: il «Miglio Artistico» realizzato presso il C.O.V.A di Viggiano. Svolgono l’insolito ruolo di ciceroni il CEO Giovanni Sala, il Presidente Andreas Kipar e il General Manager Mauro Panigo: al termine del tour verde nell’Acquario Romano il messaggio stop war on nature sintetizza il significato più intimo della mostra, lungi dall’autocelebrazione.
Contestualmente, LAND ha voluto associare al proprio racconto quello di 10 artisti internazionali selezionati per Natural Recall: Elective Affinity Communication Project. Comune denominatore delle opere è il rapporto tra uomo e natura, a volte riottoso altre delicato e sensibile. Una soluzione innovativa e creativa nello sviluppo di una dinamica comunicativa spesso preda di stantie ripetizioni mai del tutto originali.


martedì 28 aprile 2015

Il coraggio di essere semplici: Henri Matisse

di Cristiana Elena Iannelli

Dallo scorso 5 marzo è visitabile negli spazi espositivi delle Scuderie del Quirinale la tanto attesa mostra Arabesque di Henri Matisse. L’esposizione vuole rendere omaggio ad un aspetto meraviglioso della creatività del maestro francese, il fascino di un mondo che ha condizionato per sempre i suoi gusti, la sua pittura, la sua vita, tanto da fargli affermare: «sono fatto di tutto ciò che ho visto».
Appena entrati, un profumo esotico invade le sale insieme alla magia cromatica dei toni dell’azzurro e del verde, colori decisamente ripresi dal mondo della decorazione orientale. Il Maestro del colore è sedotto nei suoi numerosi viaggi dal “nuovo” linguaggio artistico di quelle terre lontane, da una vera e propria “cosmogonia mistica” che si va diffondendo in quegli anni, una ventata esotica che caratterizza le Grandi Esposizioni Universali della seconda metà del XIX secolo, quando le influenze straniere arricchiscono i mezzi di espressione di Matisse, ma anche degli altri grandi, Picasso primo fra tutti. Matisse aveva compreso la forza primordiale che esprimevano quelle terre “incivili”.
Dagli intensi colori delle ceramiche mediterranee, si passa al fascino per il primitivo diffuso in quegli anni, alla stilizzazione e al forte linearismo delle arti estremo-orientali, ma senza lasciarsi mai sopraffare da quei motivi intarsiati e seguendo scrupolosamente l’orchestrazione del dipinto, come dirà egli stesso. Le sue celebri odalische e quei minuziosissimi tessuti arabescati di cui si circonda nel suo atelier seguono un andamento sinuoso, in un gioco di linee seducenti che esplodono nel colore.
Il colore è stato da sempre la forza motrice della poetica matissiana, quel colore che esiste in se stesso e in ragione del suo potere espressivo, e nella sua produzione è proprio a partire da quell’istino Fauve del colore che la semplificazione delle forme ha avuto un peso rilevante. E ancora, Matisse semplifica posizionando gli ornamenti sullo stesso piano, riducendo interno ed esterno sulla stessa dimensione pittorica, come in Interno con fonografo del 1934 o Interieur à Etretat del 1920. Matisse punta sul colore, il colore del piacere, quello dell’armonia e della rima, come assonanze musicali e poetiche tese in un perfetto rapporto cromatico nel quale il tratto disegna non soltanto un lineamento e, perdendo questa priorità, diviene decorazione.
L’eco della sua poetica lo si ritrova nella realizzazione dei costumi in occasione dello Chant du Rossignol di Stravinskij del 1920; gli abiti da scena disegnati esclusivamente dall’artista per il balletto coreografato da Léonide Massine, rappresenta una fusione armonica di balletto e insieme di poesia e pittura.
Quella di Matisse per l’arte è una vera e propria dedizione, nella quale egli si riscopre con lentezza, assaporando e meditando in contatto con la natura. Un lavoro assiduo e costante, alla ricerca di nuovi segni da introdurre nel linguaggio dell’arte, per poi tornare a quell’essenzialità gestuale che chiude il percorso espositivo.
È la bellezza a trionfare nell’arte del maestro, la massima semplicità che in lui coincide con la massima pienezza, è l’equilibrio nel colore, è lì che si nasconde la chiave dell’unicità di un grande artista come lui.

venerdì 27 marzo 2015

Barocco a Roma. La meraviglia delle arti

[Comunicato stampa] Dal 1° aprile al 26 luglio 2015 Fondazione Roma Museo-Palazzo Cipolla presenta una ambiziosa operazione culturale che ha il suo principale centro propulsore nella mostra Barocco a Roma. La meraviglia delle arti. Come nell’immagine metaforica del «sole barberiniano», l’evento espositivo si colloca nel mezzo di un originale «sistema eliocentrico», i cui raggi sono rappresentati da una ricca serie di iniziative, presso alcuni tra i principali siti barocchi della città. La mostra, infatti, oltre ad essere una preziosa occasione di conoscenza, studio e aggiornamento sulle tematiche del periodo e i suoi protagonisti, offre l’opportunità di valorizzare il patrimonio storico-artistico ed architettonico barocco del territorio. 
L’operazione, nata dalla determinata volontà del Presidente della Fondazione Roma, il Prof. Avv. Emmanuele Francesco Maria Emanuele, trova nella Fondazione Roma-Arte-Musei il nucleo aggregativo di numerose istituzioni pubbliche, private ed ecclesiastiche, le quali, grazie a questa, fanno sistema con la rassegna Barocco a Roma. La meraviglia delle arti offrendo una serie di eventi satellite correlati: itinerari esclusivi (Musei Vaticani), tour tematici con partenza dalla sede espositiva di Palazzo Cipolla (Complesso di Sant’Ivo alla Sapienza; Oratorio dei Filippini; Cappella dei Re Magi presso Propaganda Fide; Galleria Doria Pamphilj), percorsi barocchi (Musei Capitolini; Galleria Nazionale di Arte Antica in Palazzo Barberini), visite speciali (Palazzo Colonna), mostre di approfondimento (Museo di Roma-Palazzo Braschi; Palazzo Chigi in Ariccia; Sala Alessandrina presso l’Archivio di Stato), giornate di studio, convegni, concerti e la rievocazione storica di Castel Sant’Angelo, con una mostra, la regata e la girandola di fuochi pirotecnici che celebrano la festa dei santi Pietro e Paolo.
La mostra Barocco a Roma. La meraviglia delle arti si propone come esperienza unica per conoscere l’«universo» barocco, prefigurato dalla poetica di Annibale Carracci – che già alla fine del ’500 anticipò un linguaggio pittorico decisamente nuovo per l’epoca – fino alle esperienze ascensionali del Baciccio. La mostra è il punto di partenza di un irripetibile viaggio nel Barocco a Roma, la città che nel Seicento divenne il centro culturale del mondo attirando a sé una infinita congerie di artisti italiani e stranieri, che, stimolati dalla politica della Chiesa, si «sfidarono» toccando i vertici di una creatività senza eguali. La pittura, la scultura, l’architettura e l’urbanistica raggiunsero allora i massimi livelli; la mostra mira a svelarne il fascino attraverso la ricostruzione del percorso creativo dell’artista, dall’idea progettuale – sono esposti in mostra, tra l’altro, studi, bozzetti, schizzi, piante e sezioni architettoniche – fino all’opera compiuta, anche oltre il perimetro della mostra.
La mostra presenta al pubblico quasi 200 opere – tra dipinti, sculture, disegni, medaglie e oggetti – dislocate e contestualizzate in uno spazio visivo ispirato alle inquiete architetture del Borromini; una cornice di grande suggestione, che rispecchia la tradizionale cura del Museo per gli allestimenti. Tra le opere più ricercate troviamo il disegno riferibile a Ciro Ferri tratto dagli affreschi di Pietro da Cortona per palazzo Pamphilj a piazza Navona e il Contro-progetto del colonnato di piazza San Pietro di Gian Lorenzo Bernini. Si possono ammirare anche i bozzetti del Bernini per le statue di ponte Sant’Angelo e per l’Estasi di Santa Teresa (provenienti dal Museo Statale Ermitage di San Pietroburgo); il prezioso arazzo Mosè bambino calpesta la corona del faraone su cartone di Nicolas Poussin e Charles Le Brun (proveniente dal Mobilier National di Parigi) nonché disegni progettuali di Francesco Borromini e Pietro da Cortona. Altri capolavori che arricchiscono l’evento della mostra sono: Ritratto di Costanza Bonarelli del Bernini (Museo del Bargello), Atalanta e Ippomene di Guido Reni (Museo di Capodimonte), Trionfo di Bacco di Pietro da Cortona (Musei Capitolini), Santa Maria Maddalena penitente con due angeli di Giovan Francesco Barbieri detto il Guercino (Musei Vaticani), Il Tempo vinto dalla Speranza e dalla Bellezza di Simon Vouet (Museo Nacional del Prado).
Nel percorso espositivo spiccano le due composizioni con gli Angeli musici di Giovanni Lanfranco – opere sopravvissute all’incendio della Chiesa di Santa Maria della Concezione dei Cappuccini a Roma – mai esposte sino ad ora dopo il tragico evento risalente all’Ottocento. I dipinti saranno presentati per la prima volta in mostra dopo il restauro realizzato grazie all’intervento della Fondazione Roma-Arte-Musei, che ha voluto compiere un gesto significativo restituendo finalmente queste due importanti opere d’arte alla città di Roma e alla visibilità collettiva. Al termine dell’esposizione gli Angeli, dopo due secoli di oblio, ritorneranno nella loro chiesa di via Veneto.
La rassegna vanta ulteriori e importanti prestiti concessi dai più autorevoli musei del mondo, tra cui: Musée du Louvre e Mobilier National et des manufactures des Gobelins di Parigi, Museo Statale Ermitage di San Pietroburgo, Kunsthistorisches Museum e Albertina Museum di Vienna, Museo Nacional del Prado di Madrid, Staatliche Museen di Berlino, Victoria & Albert Museum di Londra, Musei Vaticani, oltre ai principali istituti museali italiani (Galleria Nazionale di Arte Antica in Palazzo Barberini, Galleria Nazionale di Arte Antica in Palazzo Corsini, Galleria Borghese, Galleria Spada, Musei Capitolini, Palazzo Chigi in Ariccia, Galleria degli Uffizi, Museo Nazionale del Bargello, Museo Nazionale di Capodimonte).

Titolo: Barocco a Roma. La meraviglia delle arti
A cura di: Maria Grazia Bernardini e Marco Bussagli
Sede: Roma, Fondazione Roma Museo – Palazzo Cipolla (via del Corso, 320)
Periodo: 1 aprile - 26 luglio 2015
Orari: lunedì ore 15.00 > 20.00, dal martedì al giovedì e domenica ore 10.00 > 20.00, venerdì e sabato 10.00 > 21.30 (la biglietteria chiude un'ora prima)
Catalogo: Skira

Immagine: Peter Paul Rubens, San Sebastiano curato dagli angeli, 1602-04, olio su tela, Roma, Galleria Nazionale d’Arte Antica in Palazzo Corsini.

mercoledì 18 febbraio 2015

Matisse. Arabesque

Comunicato stampa

La révélation m'est venue d'Orient scriveva Henri Matisse nel 1947 al critico Gaston Diehl: una rivelazione che non fu uno shock improvviso, ma – come testimoniano i suoi quadri e disegni – viene piuttosto da una crescente frequentazione dell'Oriente e si sviluppa nell'arco di viaggi, incontri e visite a mostre ed esposizioni.
Proposta dalle Scuderie del Quirinale, promossa dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, da Roma Capitale - Assessorato alla Cultura, Creatività, Promozione Artistica e Turismo, la mostra è organizzata dall’Azienda Speciale Palaexpo in coproduzione con MondoMostre e catalogo a cura di Skira editore. In esposizione oltre cento opere di Matisse con alcuni capolavori assoluti – per la prima volta in Italia – dai maggiori musei del mondo: Tate, MET, MoMa, Puškin, Ermitage, Pompidou, Orangerie, Philadelphia, Washington solo per citarne alcuni.
Curata da Ester Coen, con un comitato scientifico composto da John Elderfield, Remi Labrusse e Olivier Berggruen, Matisse. Arabesque vuole restituire un'idea delle suggestioni che l'Oriente ebbe nella pittura di Matisse: un Oriente che, con i suoi artifici, i suoi arabeschi, i suoi colori, suggerisce uno spazio più vasto, un vero spazio plastico e offre un nuovo respiro alle sue composizioni, liberandolo dalle costrizioni formali, dalla necessità della prospettiva e della "somiglianza" per aprire a uno spazio fatto di colori vibranti, a una nuova idea di arte decorativa fondata sull’idea di superficie pura.
Henri Matisse non era destinato alla pittura, “Sono figlio di un commerciante di sementi, al quale avrei dovuto succedere nella gestione del negozio”, cerca di intraprendere la carriera di avvocato prima di diventare un artista. Sarà la sua salute a cambiare il corso della storia. Lavorava come assistente in uno studio legale di Saint-Quentin, quando nel 1890 una grave appendicite lo costringe a letto per quasi un anno. Comincia a dedicarsi alla pittura e dal 1893 frequenta l’atelier del pittore simbolista Gustave Moreau insieme con l’amico Albert Marquet. Si iscrive ufficialmente all'École des Beaux Arts nel 1895, dove insegnano molti Orientalisti.
In quegli anni vedrà molto Oriente: visita la vasta collezione islamica del Louvre in esposizione permanente e le diverse mostre che, nel 1893-1894 e soprattutto nel 1903, vennero dedicate all’arte islamica al Musée des Arts Decoratifs di Parigi. E poi, all’Esposizione mondiale del 1900, scopre i paesi musulmani nei padiglioni dedicati a Turchia, Persia, Marocco, Tunisia, Algeria ed Egitto. Matisse frequenta anche le gallerie dell’avanguardia, come quella di Ambroise Vollard, dal quale acquista nel 1899 un disegno di Van Gogh, un busto in gesso di Rodin, un quadro di Gauguin e uno di Cézanne, che influenzerà moltissimo l’opera di Matisse.
Viaggia in Algeria (1906), ne riporta ceramiche e tappeti da preghiera che nel disegno e nei colori riempiranno le sue tele da li in poi, in Italia (1907) visita Firenze, Arezzo, Siena e Padova “quando vedo gli affreschi di Giotto non mi preoccupo di sapere quale scena di Cristo ho sotto gli occhi ma percepisco il sentimento contenuto nelle linee, nella composizione, nei colori”. La visita alla grande “Esposizione di arte maomettana” a Monaco di Baviera nel 1910 – la prima mostra di arte mussulmana che influenzerà una generazione di artisti, da Kandinsky a Le Corbusier – sarà il vero spunto per un tipo di decorazione di  impianto compositivo assai lontano dalle sue tradizioni occidentali. E' a Mosca nell'autunno 1911 per curare l’installazione in casa Schukin di La danza e La musica. Nel 1912 torna in Africa, stavolta la meta è il Marocco, Tangeri la bianca. Ecco che il tailleur de lumiere, come lo battezza non a caso il genero Georges Duthuit, è sorpreso da una luce dolce e da una natura lussureggiante che andranno ad accentuare la sua cadenza armonica, musicale: “un tono non è che un colore, due toni sono un accordo”. 
Matisse si lascia alle spalle le destrutturazioni e le deformazioni proprie dell’avanguardia, più interessato ad associazioni con modelli di arte barbarica. Il motivo della decorazione diventa per l’artista la ragione prima di una radicale indagine sulla pittura. E' dai motivi intrecciati delle civiltà antiche che Matisse coglie i principi di rappresentazione di uno spazio diverso che gli consente di “uscire dalla pittura intimistica” di tradizione ottocentesca.
Il Marocco, l’Oriente, l’Africa e la Russia, nella loro essenza più spirituale e più lontana dalla dimensione semplicemente decorativa, indicheranno a Matisse nuovi schemi compositivi. Arabeschi, disegni geometrici e orditi, presenti nel mondo Ottomano, nell’arte bizantina, nel mondo ortodosso e nei Primitivi studiati al Louvre; tutti elementi interpretati da Matisse con straordinaria modernità in un linguaggio che, incurante dell’esattezza delle forme naturali, sfiora il sublime.
Una mostra che, attraverso il rimando a oggetti delle ricche e fastose culture figurative citate, a ibridazioni e a commistioni di generi e stili, farà rivivere il lusso e la delicatezza di mondi antichi, esaltati dallo sguardo visionario, profondo e straordinariamente contemporaneo di un artista geniale e grandioso come Matisse.

Titolo: Matisse. Arabesque
A cura di: Ester Coen
Sede: Scuderie del Quirinale, Via XXIV Maggio 16 - 00186 Roma
Periodo: 5 marzo - 21 giugno 2015
Orari: domenica-giovedì ore 10.00-20.00; venerdì-sabato ore 10.00-22.30 (la biglietteria chiude un’ora prima)
Ingresso: intero € 12,00, ridotto € 9,50
Catalogo: Skira

Immagine: Henri Matisse, Paravento moresco, 1921, olio su tela, cm 91,9x74,3, Philadelphia Museum of Art. Bequest of Lisa Norris Elkins, 1950.

lunedì 26 gennaio 2015

Giorgio Morandi 1890-1964

Comunicato stampa

“Giorgio Morandi 1890-1964”, al Complesso del Vittoriano dal 27 febbraio al 23 giugno 2015, documenta la vicenda artistica del pittore bolognese attraverso un numero cospicuo di opere di grande rilevanza che provengono da importanti istituzioni pubbliche e da prestigiose collezioni private, inclusi alcuni capolavori meno noti al grande pubblico concessi eccezionalmente in prestito e accostati in modo inedito secondo un progetto mirato, pensato appositamente da Maria Cristina Bandera per questa occasione romana.
Roma accoglie l’opera di Giorgio Morandi dopo la mostra postuma curata da Cesare Brandi alla Gnam di Valle Giulia nel 1973, con una esposizione straordinaria che conferma l’attenzione del Vittoriano per la pittura italiana del Ventesimo secolo. Un percorso iniziato nel 2012 con Renato Guttuso, proseguito nel 2013 con la mostra dedicata a Cézanne e ai pittori italiani che dal padre dell’impressionismo trassero ispirazione e nel 2014 con la mostra “Mario Sironi. 1885-1961”.
La mostra, che nasce sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica Italiana, si avvale del patrocinio del Senato della Repubblica e del Ministero dei Beni e delle Attività culturali e del Turismo, ed è realizzata in collaborazione con Roma Capitale e con Regione Lazio. L’organizzazione generale è di Comunicare Organizzando.
Affidata a Maria Cristina Bandera, direttrice della Fondazione Longhi e specialista di Morandi a cui si devono le ultime grandi mostre internazionali (New York, Metropolitan Museum, 2008; Bologna, MAMbo, 2009; Lugano, Museo d’Arte della Città, 2012; Bruxelles, Bozar, 2013), la rassegna ripercorrerà l’intero cammino dell’artista, attraverso una nutrita selezione di opere.
Accanto ai dipinti ad olio – circa 100 – saranno riunite in un percorso di lettura critica anche le opere incisorie, attestazione di una attività non secondaria ma parallela a quelle pittorica che valse a Morandi nel 1953 il riconoscimento internazionale del Gran Premio per l’Incisione alla Biennale di San Paolo in Brasile. Le incisioni saranno eccezionalmente affiancate dalle rispettive matrici in rame provenienti dall’Istituto Nazionale per la Grafica, abitualmente non esposteal pubblico per ragioni conservative. Sarà inoltre presente una sezione notevole di finissimi disegni e di acquerelli, vere e proprie opere autonome dall’asciuttezza espressiva e esiti assoluti della ricerca costante di essenzialità di Morandi.
Le opere provengono da importanti musei – tra cui il Museo Morandi, l’istituzione ufficiale dell’artista bolognese, il Centre Pompidou (Parigi), i Musei Vaticani, la GAM – Galleria Comunale d’Arte Moderna e Contemporanea (Roma), la Galleria degli Uffizi (Firenze), la Pinacoteca di Brera (Milano), il MART – Museo d’Arte Moderna e Contemporanea (Rovereto), la Pinacoteca Nazionale di Siena, il Museo d’Arte Moderna Mario Rimoldi (Cortina d’Ampezzo), la Civica Raccolta delle Stampe Achille Bertarelli del Castello Sforzesco (Milano) – da Fondazioni importanti come la Fondazione Longhi (Firenze), la Fondazione Magnani Rocca (Mamiano di Traversetolo, Parma) e la Fondazioni Spadolini(Firenze), e da prestigiose collezioni private. Nel percorso espositivo sono previste anche due sezioni con documenti d’archivio dedicate ai rapporti epistolari e critici di Morandi con Roberto Longhi e Cesare Brandi, i due grandi storici dell’arte che per primi sottolinearono l’importanza dell’opera di Morandi.
Il percorso espositivo si propone di delineare e presentare ad un pubblico allargato la modernità e il complesso itinerario intellettuale ed emotivo espresso da Morandi, oltre che in un suo ‘autoritratto’, con i suoi motivi, sempre ripetuti ma sempre costantemente rinnovati: ‘nature morte’ – talora di conchiglie –, ‘paesaggi’ e ‘fiori’.
L’artista si concentra, infatti, su pochi temi consueti, motivando così la sua scelta: «Gli stessi titoli che ho scelto per queste opere sono convenzionali, come Natura morta, Fiori o Paesaggio, senza alcuna allusione alla bizzarria o a un mondo irreale».
Temi che proprio per la presa di distanza dal narrativo e da poetiche sociali, fanno della sua un’arte che travalica la contingenza per divenire universale, così da consegnare Morandi a un destino di attualità.
Le opere in mostra sono state scelte per essere presentate secondo un accostamento molto mirato, al fine di mettere in evidenza – in una lettura inedita, ma anche in una successione meticolosa e approfondita – lo sviluppo dei temi affrontati dal maestro, così da offrire ai visitatori la possibilità di indagare il modus operandi di Morandi e di ricostruirne l’universo artistico. In quest’ottica, allo scopo di offrire una lettura attuale e aggiornata, un’attenzione particolare è rivolta a evidenziare e ad accostare tra loro opere caratterizzate dalle sottili variazioni di uno stesso tema all’interno dei diversi generi pittorici trattati dall’artista.
La rassegna, distribuita in un ordine cronologico e tematico, intende ripercorrere l’intero cammino compiuto da Morandi e include opere espresse con differenti tecniche: pittura, incisione, acquerello e disegno. Attività, o meglio ricerche, svolte in parallelo, spesso intersecate.
Si parte dalle prime opere, realizzate nel solco delle avanguardie e della tradizione italiana, per giungere a quelle degli ultimi anni, caratterizzate da una progressiva rarefazione e pervase da un’inquietudine tutta moderna.
«Credo che nulla possa essere più astratto, più irreale, di quello che effettivamente vediamo. Sappiamo che tutto quello che riusciamo a vedere nel mondo oggettivo, come esseri umani, in realtà non esiste così come noi lo vediamo e lo percepiamo».
In queste parole si condensa il credo pittorico dell’artista. Morandi nacque e morì a Bologna (1890-1964) in un’apparente solitudine che tuttavia non gli impedì di entrare in contatto con altri artisti e di misurarsi con la loro esperienza. La mostra dà conto della sua attenzione per i grandi maestri italiani, da Giotto e Masaccio a Piero della Francesca e Caravaggio, fino alla scoperta della moderna pittura francese, e in particolare di Cézanne: a partire dalle sue “Bagnanti” Morandi si cimentò nella rappresentazione della figura umana, che poi abbandonò ben presto limitandosi a qualche raro autoritratto.
La primissima e personale adesione al Futurismo e la conoscenza delle illustrazioni di opere di Picasso e Braque si riflette in alcune sue rarissime opere degli anni d’esordio che saranno presenti in mostra. Nel 1917 conosce de Chirico e Carrà. Incontro che lo porta a elaborare, tra il 1918 e il 1919, una sua personalissima “metafisica degli oggetti comuni”. Subito dopo anche Morandi partecipa a Valori Pastici, movimento caratterizzato dalla ricerca di un nuovo plasticismo. Già a partire dal 1920 si assiste a un suo ritorno alla realtà e a una ricerca più autonoma e ormai svincolata dalle avanguardie. Negli anni Trenta riceve i primi importanti riconoscimenti critici. Nel 1930 ottiene per chiara fama la cattedra di tecnica dell’Incisione all’Accademia di Belle Arti di Bologna, che manterrà per 26 anni. In questo quarto decennio del secolo si dedica assiduamente alle acqueforti e, nei suoi dipinti, alla ricerca sulla materia pittorica. Risalgono a questo momento le tele ricche di pastosità, opere che, come scrisse l’amico e letterato Giuseppe Raimondi, «guardate in controluce, aggiungono alla superficie di un dipinto la densa trama di un tessuto». Nel decennio successivo, quello attraversato dalla Seconda guerra mondiale, Morandi continua a rielaborare i temi consueti della sua arte: Nature morte, Paesaggi e Fiori. Temi a cui si dedicherà, in una ricerca costante, fino agli ultimi anni della sua attività, in opere caratterizzate da un processo di rarefazione e di spoliazione dei dati del visibile e da un colore che diventa sempre più sofisticato.
Il successo internazionale attestato dal premio per la pittura ottenuto alla Biennale di San Paolo del Brasile nel 1957, precedendo Marc Chagall, e l’interesse crescente per la sua pittura da parte di importanti collezionisti si riverbera nella presenza di sue opere nei set della Dolce vita di Federico Fellini nel 1960 e de La notte di Michelangelo Antonioni nel 1961.
Da questo momento l’attenzione per la pittura di Morandi non farà che crescere attirando l’attenzione di un pubblico sempre più numeroso e internazionale. Interesse stimolato dall’attenzione e da sottolineature di rilievo da parte di pittori, registi e letterati che ne riconoscono l’attualità. La sua capacità di “abitare il Tempo” è testimoniata, tra gli altri, dagli scritti di Pier Paolo Pasolini, Paul Auster, Don De Lillo e dalle parole dell’artista Giulio Paolini, che nel suo testo (in catalogo) scrive: «Un quadro di Morandi è piuttosto un “quadrante” che registra e riferisce le ore, la luce e le ombre di ogni giorno, posate sugli oggetti che di quel tal giorno si fanno muti ma sapienti testimoni tra le pareti silenziose del suo studio.»
Di un “miracolo della condivisione di un sogno” parla il regista Ferzan Ozpetek, osservando come la naturalezza quotidiana degli oggetti o dei brani di paesaggio di Morandi divenga “universale” e si trasformi “in una cosa nostra”.
Nel catalogo, edito da Skira, saranno presenti saggi di Maria Cristina Bandera, Catherine Goguel e Fabio Fiorani, e scritti inediti di Roberto Longhi e Giulio Paolini.

Titolo mostra: Giorgio Morandi 1890-1964
Sede: Complesso del Vittoriano, Ala Brasini - Salone delle mostre temporanee, Roma
Date: 27 febbraio - 21 giugno 2015
Orari: dal lunedì al giovedì 9.30-19.30; venerdì e sabato 9.30-22.00; domenica 9.30-20.30 (la biglietteria chiude un’ora prima)
Biglietto: € 12,00 intero; € 9,00 ridotto
Organizzazione e realizzazione: Comunicare Organizzando
Catalogo: Skira

Immagine: Giorgio Morandi, Natura morta, 1957, olio su tela, cm 30x44, collezione privata.

venerdì 10 ottobre 2014

Memling. Rinascimento fiammingo

Comunicato stampa

La mostra dedicata ad Hans Memling nel 1994 a Bruges, nel cinquecentesimo anniversario della sua morte, avvenuta nel 1494, ebbe il merito di portare all’attenzione del pubblico e della critica questa figura eccezionale dell’arte fiamminga, dando ragione della sua influenza sull’arte italiana e mondiale. Nei vent’anni successivi innumerevoli pubblicazioni hanno esplorato le diverse sfaccettature della sua opera e dei suoi successi e la mostra organizzata nel 2005 (che toccò le città di Bruges, Madrid e New York) dimostrò come questo maestro sia stato uno dei ritrattisti più capaci ed esperti del Rinascimento.
Mai prima d’ora si era fatta una mostra in Italia dedicata a Memling, nonostante nel nostro Paese siano presenti svariati suoi capolavori e nonostante il suo genio abbia influenzato artisti quali Leonardo, Raffaello, Lotto, Ghirlandaio e molti altri, se è vero, come ormai universalmente riconosciuto dagli esperti che perfino il paesaggio alle spalle della Gioconda lo si deve a Memling come racconta Paula Nuttall nel suo saggio in catalogo Memling e la pittura italiana.
Grazie a prestiti eccezionali, spesso pressoché inamovibili per la loro delicatezza e importanza, che generosamente e sulla base del valore del progetto scientifico e della autorevolezza di una sede come le Scuderie del Quirinale di Roma, la mostra che si apre l’11 ottobre, e che rimarrà aperta fino al 18 gennaio 2015, si profila sin da ora come un’occasione unica e irripetibile per il pubblico italiano, gli specialisti e non solo.
Memling. Rinascimento fiammingo – sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica, promossa da Roma Capitale - Assessorato alla Cultura, Creatività e Promozione Artistica e organizzata dall’Azienda Speciale Palaexpo in coproduzione con Arthemisia Group – riunirà i capolavori di Memling e non solo, provenienti da raccolte pubbliche e private, tra cui il Groeninge Museum di Bruges, la Royal Collection di Londra, il Museo del Louvre nonché la Frick Collection di New York, la National Gallery of Art di Washington, il Metropolitan Museum di New York, il Museu Nacional de Arte Antiga di Lisbona e il Koninklijk Museum voor Schone Kunsten di Anversa.
E questo grazie all’impeccabile progetto espositivo di Till-Holger Borchert, curatore del Memling Museum di Bruges, studioso di livello internazionale dell’arte fiamminga del XV secolo, che intende dimostrare “come la pittura italiana, a Firenze e in altri centri, fosse influenzata in misura considerevole dai dipinti fiamminghi importati, stabilendo che in questo processo le opere di Hans Memling ebbero un ruolo particolarmente importante”.
Più di tutti i suoi contemporanei, Memling divenne il pittore preferito della diaspora italiana a Bruges, traendo grande vantaggio dalla reputazione della precedente generazione di fiamminghi, in particolare Jan van Eyc, Rogier van der Weyden e Petrus Christus. Fin dall'inizio della sua attività indipendente come pittore di tavole, Memling riuscì a creare una sintesi dei notevoli risultati di quei maestri, già tenuti nella più alta considerazione dalla nobiltà italiana e dalle élite urbane.
Durante tutto il XV secolo, l’Italia e le Fiandre strinsero solidi legami economici e finanziari collegando i due Paesi mediante una sorta di bretella ideale sulla quale transitarono uomini e mezzi da un capolinea all’altro dell’Europa, con Bruges e Gand al nord e Firenze e Genova al sud.
Furono strade percorse da funzionari del Banco dei Medici (appartenenti alle famiglie Tani, Portinari e Baroncelli) e segnate dal transito di manufatti pregiati: tessuti, arazzi, gioielli, libri miniati, dipinti e sculture. La ricca borghesia commissionava ritratti e opere di destinazione ecclesiale esattamente come fino ad allora aveva fatto solo l’aristocrazia. Opere che arrivarono in Italia e tanta parte ebbero nel cambiare l’arte italiana.
L’esposizione si compone di sette sezioni. Nella prima saranno esposti i lavori iniziali di Memling accanto a quelli del suo presunto maestro Rogier van del Weyden. Il confronto tra i due artisti farà comprendere perché Memling divenne così popolare presso la committenza italiana e perché i suoi lavori erano parimenti richiesti dai clienti e dagli artisti. Tra le opere presenti in questa sezione rammentiamo la Deposizione di van der Weyden, il Trittico per Jan Crabbe, per la prima volta ed eccezionalmente ricostruito per l’esposizione dal momento che la parte centrale arriva da Vicenza, le ali interne dalla Morgan Library di New York e quelle esterne dal Groeninge Museum di Bruges.
La seconda sezione evoca il tema delle grandi commissioni per i committenti italiani attivi nelle Fiandre. A testimonianza di una reciproca fascinazione tra le Fiandre e l’Italia, si presenta in questa sezione una grande tavola lignea di Ignoto maestro napoletano che, nella figura di San Michele, riecheggia in modo patente la figura del Trittico del Giudizio universale di Danzica, in particolare quella dipinta sull’anta posteriore.
Memling è stato un eccellente ritrattista. Le sue opere furono modello per la ritrattistica rinascimentale tanto in Italia quanto nelle Fiandre.
La terza sezione dunque è dedicata ai suoi ritratti messi a confronto con altri pittori a lui coevi in Belgio. Tra le opere presenti in questa sezione rammentiamo il Ritratto d’uomo della Frick Collection, quello della Royal Collection e ancora quello dell’Accademia di Venezia.
A conclusione di questa sezione viene presentato il monumentale Trittico per la famiglia Moreel proveniente dal Groeninge Museum di Bruges, dove le figure dei donatori dipinte sugli sportelli laterali mettono a frutto le straordinarie doti di ritrattista.
La quarta sezione è focalizzata sulla pittura di narrazione di Memling. Il pittore di Bruges è stato anticipatore di questo genere creando moltissime opere affascinanti che accrebbero la stima nei suoi confronti. La Passione di Cristo, commissionata da Tommaso Portinari ed entrata nella collezione dei Medici, oggi conservata alla Galleria Sabauda e presente in mostra, fece sì che molti pittori italiani cominciassero a trattare la pittura narrativa in modo completamente nuovo.
La quinta sezione è dedicata agli altari devozionali di committenza privata. In essa saranno presenti un numero consistente di lavori mai mostrati prima al pubblico. La sezione è costituita di tre parti: la prima contiene i lavori di Memling, mentre la seconda è centrata sui pittori che a Bruges lavoravano per clienti italiani e proprio in questa parte saranno presenti alcuni tra i lavori più importanti delle collezioni italiane sottoposti a indagine scientifica per la prima volta. Nella terza parte della sezione alcune opere di Memling che recano i primi segni dell’ornamentistica rinascimentale che venne fatta propria dal nord Europa. Tra le opere presenti in questa sezione La Madonna con Bambino ed Angeli dalla National Gallery of Art di Washington, alcune tavole recentemente scoperte provenienti dalla Spagna e lo straordinario monumentale trittico di San Lorenzo della Costa, dipinto per l’omonimo mercante genovese, parzialmente attribuito a Memling e che testimonia degli scambi tra Genova e il Nord.
Una specifica attenzione è dedicata alla fortuna della pittura devozionale nordica. Molti maestri italiani copiarono meticolosamente i prototipi di Memling per emulare la sua arte e anche per soddisfare le esigenze dei loro clienti italiani che erano rimasti colpiti dalle immagini devozionali del Nord Europa. In questa sezione si potranno ammirare, una parte del Dittico memlinghiano, ovvero il Cristo Benedicente da Genova, nonché la copia esatta che ne fece Ghirlandaio e che testimonia la presenza del quadro nella Firenze del XV secolo.
L’ultima sezione rende testimonianza delle importanti commissioni di famiglie altolocate a Memling e ai suoi contemporanei, tra cui il prestito eccezionale del Trittico di Adriaen Reins da Bruges, il Trittico della Resurrezione dal Louvre e, infine, il Trittico Pagagnotti che unisce alla tavola centrale Madonna in trono col Bambino e due angeli proveniente dagli Uffizi gli scomparti laterali con San Giovanni Batista e San Lorenzo, provenienti dalla National Gallery di Londra.

Titolo: Memling. Rinascimento fiammingo
Sede: Scuderie del Quirinale, Via XXIV Maggio 16, Roma
Periodo: 11 ottobre 2014 - 18 gennaio 2015
A cura di: Till-Holger Borchert
Sotto lʼAlto Patronato del Presidente della Repubblica
Promossa da: Roma Capitale ‐ Assessorato alla Cultura, Creatività e Promozione Artistica
Organizzata da: Azienda Speciale Palaexpo
In coproduzione con: Arthemisia Group
Con la collaborazione di: Flemish Art Collection Museums of fine arts
Special partner: Turismo Fiandre
Progetto espositivo e direzione lavori allestimento: Ufficio Tecnico e Progettazione - Francesca Elvira Ercole con Paolo Pezza e Luca Caselli
Realizzazione allestimento: TAGI 2000
Orari: domenica-giovedì dalle 10.00 alle 20.00; venerdì e sabato dalle 10.00 alle 22.30 (non si effettua chiusura settimanale; la biglietteria chiude un'ora prima)
Ingresso: intero € 12,00; ridotto € 9,50
Catalogo: Skira

Immagine: Hans Memling, Madonna col Bambino, 1485, olio su tavola, cm. 44x32, Lisbona , Museu Nacional de Arte Antiga.

lunedì 8 settembre 2014

Escher a Roma

Comunicato stampa

“Sono andato nei boschi di Baarn, ho attraversato un ponticello e davanti a me avevo questa scena. Dovevo assolutamente ricavarne un quadro!”
Con queste parole, Maurits Cornelis Escher allude alla litografia dal titolo Tre mondi, in cui superficie, profondità e riflesso sono poste su un unico piano, quello dell’acqua, che accavalla mondi reali e mondi riflessi fra sogno e geometria, invenzione e percezione visiva, fantasia e rigore.
Con oltre 150 opere, tra cui i suoi capolavori più noti come Mano con sfera riflettente (M.C. Escher Foundation), Giorno e notte (Collezione Giudiceandrea), Altro mondo II (Collezione Giudiceandrea), Casa di scale (relatività) (Collezione Giudiceandrea) s’inaugura a Roma, al Chiostro del Bramante, una grande mostra antologica interamente dedicata all’artista, incisore e grafico olandese, che ne contestualizza il linguaggio artistico e racconta l’annodarsi di universi culturali apparentemente inconciliabili i quali, grazie alla sua arte e alla sua spinta creativa, si armonizzano, invece, in una dimensione visiva decisamente unica.
Prodotta da DART Chiostro del Bramante e Arthemisia Group e, in collaborazione con la Fondazione Escher, grazie ai prestiti provenienti dalla Collezione Federico Giudiceandrea, curata da Marco Bussagli, con il patrocinio di Roma Capitale, la mostra Escher vuole sottolineare l’attitudine di questo intellettuale – perché il termine artista, nell’accezione con cui siamo abituati ad usarlo, pare in parte inadeguato – a osservare la natura in un altro modo, con un punto di vista diverso, tale da far emergere in filigrana quella bellezza della regolarità geometrica che talora diviene magia e gioco.
Non è un caso che la spinta verso il meraviglioso e l’inconsueto sia nata nella mente e nel cuore di Escher grazie allo stupore che provava per le bellezze del paesaggio italiano, dalla campagna senese al mare di Tropea, dai declivi scoscesi di Castrovalva ai monti antropomorfi di Pentadattilo. Su questi paesaggi si allungava il suo sguardo che scorgeva la regolarità dei volumi, la dimensione inaspettata degli spazi, la profondità storica delle città e dei borghi. Fu la dimestichezza con questi luoghi, così diversi dalla dolcezza orizzontale della sua Olanda, a porsi alla radice di un percorso artistico che s’avventurò negli spiazzi sconfinati della geometria e della cristallografia, divenendo terra fertile per giochi intellettuali dove la fantasia regnava sovrana.
Quello di Escher, infatti, è uno sguardo che sa cogliere la realtà del reticolo geometrico dietro le cose, per poi farne le premesse compositive per costruire quelle che più tardi prenderanno il nome di «immagini interiori».
Così, quando lasciata definitivamente l’Italia Escher giunse a Cordova e all’Alhambra nel 1936, il gioco di tassellature - l’elemento di attrazione dell’apparato decorativo di quei monumenti moreschi - fu causa scatenante di un ulteriore processo creativo che coincise con il riemergere della cultura art nouveau della sua formazione artistica.
Il percorso della mostra vuole seguire letteralmente lo sguardo di Escher, che ha preso le mosse dall’osservazione diretta e puntuale della natura, sull’onda del fascino che esercitò su di lui il paesaggio italiano. Così, gli occhi del grande artista si sono posati tanto sulle meraviglie offerte dagli scorci del nostro paese, quanto sulle piccole cose, dai soffioni agli scarabei, dalle foglie alle cavallette, ai ramarri, ai cristalli che egli osservava come straordinarie architetture naturali.
La mostra dedicata a questo grande intellettuale, mago nell’iper suggestione del disegno, racconta attraverso le opere di Escher la compenetrazione di mondi simultanei, il continuo passaggio tra oggetti tridimensionali e bidimensionali, ma anche le ricerche della Gestalt - la corrente sulla psicologia della forma incentrata sui temi della percezione -, le implicazioni matematiche e geometriche della sua arte, le leggi della percezione visiva e l’eco della sua opera nella società del tempo.
Nel percorso della mostra anche opere comparative quali Marcel Duchamp, Giorgio de Chirico, Giacomo Balla e Luca Maria Patella.

Titolo mostra: Escher
A cura di: Marco Bussagli
Sede: Chiostro del Bramante, Roma
Date: 20 settembre 2014 - 22 febbraio 2015
Orario: tutti i giorni dalle 10.00 alle 20.00;
sabato e domenica dalle 10.00 alle 21.00
(la biglietteria chiude un’ora prima)

Immagine: Maurits Cornelis Escher, Mano con sfera riflettente, 1935, litografia, 31x21,3 cm, M.C. Escher Foundation.

giovedì 19 settembre 2013

Costantino e l'editto che cambiò la storia

di Federica Amalfitano

Tolleranza, rispetto e libertà religiosa, temi sempre attuali, vengono riproposti nuovamente in chiave storico-artistica a Roma, in una mostra chiusa domenica scorsa nel suo luogo più celebre, il Colosseo.
La mostra Costantino 313 d.c. è nata per festeggiare l’anniversario di uno dei provvedimenti legislativi più importanti della storia dell’umanità: l’Editto di Milano. I due Augusti, Costantino d’Occidente e Licinio d’Oriente, firmano nel febbraio del 313 d.c. il manifesto con il quale viene concessa libertà di culto a tutte le religioni in tutto l’impero, sancendo così la fine delle persecuzioni cristiane. La ricorrenza è stata quindi occasione per riunire e godere della bellezza di reperti legati alla figura dell’imperatore, alla sua politica e alla vita ai tempi del suo impero.
Ad aprire il percorso la sezione scultorea, con i ritratti dei personaggi più celebri, da Massenzio a Costanza, da Elena, madre di Costantino, all’imperatore stesso. Volti dai profili marcati, definiti, di un realismo che è tipico dell’arte romana.
Realismo e fini propagandistici si ritrovano numerosi anche nella sezione numismatica; un cospicuo numero di monete coniate dalla zecca di Roma, Ostia ed Aquilea hanno permesso ai posteri di conoscere i volti degli uomini più potenti.
Resti di ghepardi, leopardi ed altri animali, ritrovati nei sotterranei dell’anfiteatro, sono invece segni tangibili degli spettacoli del tempo, accompagnati da numerosi utensili e graffiti ritrovati sugli spalti e in prossimità dell’arena.
Lungo la passeggiata attraverso il colonnato anche i simboli della ricchezza e del fasto dell’impero: gioielli, monili ed altri arredi tombali, che accompagnavano le donne del patriziato romano nel passaggio nell’aldilà, ma anche scettri, scudi ed elmi impreziositi di gemme, testimonianza degli influssi dell’oreficeria bizantina.
Di grande rilievo la presenza ripetuta sugli arredi del “Chi Rho”, iscrizione di origine orientale che con Costantino il Grande diventa simbolo della cristianità, ovvero abbreviazione del nome di Gesù.
Un viaggio nella Roma imperiale, fra reperti, sculture e plastici, concluso con la splendida vista dell’Arco di Trionfo, ad aprire e chiudere metaforicamente la mostra, ricordando la celeberrima battaglia che vide la vittoria di Costantino su Massenzio e l’inizio del suo impero.

mercoledì 5 giugno 2013

Farnesina Porte Aperte

Comunicato stampa

Farnesina Porte Aperte è il titolo dell’iniziativa attraverso cui il Ministero degli Affari Esteri incontra il grande pubblico. Da molti anni è ormai un appuntamento fisso che rinnova l’impegno del Ministero nella promozione del proprio patrimonio in Italia e all’estero: un’occasione per dialogare direttamente con i cittadini, rendere trasparente la propria attività istituzionale, far conoscere la storia dell’edificio e delle sue collezioni, trasformare uno spazio pubblico in un bene condiviso da tutti.
In un percorso privilegiato che porterà a scoprire uno dei Palazzi più interessanti dell’architettura del primo Cinquantennio del Novecento italiano sarà possibile visitare la Collezione d’Arte contemporanea e la Collezione Farnesina Design del Palazzo, che raccolgono le opere dei principali artisti e designer italiani del Novecento.
Sarà possibile ammirare un arazzo di Gastone Novelli (Vienna 1925-Milano 1968), Astratto, 1964, in prestito dalla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma. Sarà esposto nel Salone d’Onore, in dialogo ideale con l’altro grande arazzo di Novelli, L’albero meraviglioso con i suoi frutti e fiori, di proprietà del Ministero degli Affari Esteri, conservato nell’Anticamera degli Ambasciatori.
L’arazzo Astratto fu tessuto dall’Arazzeria Scassa di Asti e faceva parte degli arredi della Turbonave Michelangelo della Società Italiana Navigazione. Il prestito s’inscrive nel più ampio lavoro di promozione del Ministero degli Affari Esteri degli artisti della Collezione Farnesina, nell’ottica di uno scambio sempre più proficuo con altre istituzioni culturali ugualmente impegnate sul fronte della valorizzazione dell’arte moderna italiana.
Nel corso della giornata Farnesina Porte Aperte sarà eccezionalmente possibile visitare la mostra 40/40/40, organizzata dal Ministero degli Affari Esteri e del Commercio e dall’Ufficio dei Lavori Pubblici d’Irlanda, in occasione del quarantesimo anniversario dell’ingresso del Paese nell’Unione Europea. La mostra raccoglie quaranta opere di quaranta artisti con meno di quarant’anni d’età, irlandesi o che hanno scelto di vivere in Irlanda, provenienti dall’Irish State Art Collection. La tappa romana, presso la Farnesina, in coincidenza con la chiusura del semestre di presidenza irlandese dell’Unione Europea, è l’ultima di una circuitazione che ha già visto la mostra a Madrid, presso il Centro Cultural Conde Duque, e a Varsavia, presso la Biblioteka Uniwersytecka.
Sarà possibile prenotare la visita sul sito del Ministero degli Affari Esteri dal 3 giugno fino alla mezzanotte del 12 giugno 2013.

Titolo evento: Farnesina Porte Aperte
Data: venerdì 14 giugno 2013, dalle 9.00 alle 17.00
Sede: Ministero degli Affari Esteri - Piazzale Farnesina 1, 00135 Roma
Orario visite: 09.00-11.00, 11.00-13.00, 13.00-16.00
L'ingresso sarà consentito prioritariamente a chi si è registrato e, a seconda delle disponibilità, a chi è privo di registrazione. Non è previsto un servizio di guardaroba per caschi, trolley e altre borse di grandi dimensioni. Tutti i visitatori saranno dotati di badge da riconsegnare all'uscita.

Immagine: Gastone Novelli, L’albero meraviglioso con i suoi frutti e fiori (part.), 1968, arazzo. Foto: Emanuele Tonoli - Studio Gardaphoto

mercoledì 22 maggio 2013

Sterling Ruby. Soft Work

Comunicato stampa

Il MACRO – Museo d’Arte Contemporanea Roma presenta, dal 22 maggio al 15 settembre 2013, Soft Work, la prima mostra personale a Roma di Sterling Ruby – la cui ricerca spazia tra scultura, pittura, disegno, fotografia e video –, attivo a Los Angeles e riconosciuto a livello internazionale come uno degli artisti più significativi e originali di questi ultimi anni.
Soft Work, già ospitata al Centre d'Art Contemporain di Ginevra (febbraio – aprile 2012), al FRAC Champagne-Ardenne di Reims (maggio – agosto 2012) e alla Konsthalle Bonniers di Stoccolma (dicembre 2012 – marzo 2013), sarà a Roma per la tappa conclusiva del tour europeo, la più lunga e con il maggior numero di opere, di cui molte create appositamente per il nuovo allestimento al MACRO Testaccio.
L’esposizione, curata da Maria Alicata, con l’organizzazione generale di Damiana Leoni e il contributo di Depart Foundation e SINV, è concepita dall’artista come un’unica e grande opera: un'unica istallazione composta da “sculture morbide” aventi le sembianze di grandi cuscini. Ogni tappa della mostra presenta una serie, in continua evoluzione, di questi morbidi e “mostruosi” corpi scultorei, dalla forma sporgente ed appesi nello spazio.
L’artista trasforma simboli di tranquillità e comodità domestica, come cuscini, coperte e trapunte, in veri e propri oggetti scultorei che sembrano suggerire l’ingannevole natura delle quotidiane certezze domestiche. Riesce così a mettere in discussione l’idea – fortemente radicata nella cultura americana – di sicurezza del focolare domestico, portando a galla con le sue opere proprio quelle paure su cui si fonda la visione americana della casa: luogo sicuro, nido protettivo, rifugio.
Inoltre, utilizzando una tecnica tradizionalmente “femminile”, quella del cucito, – e dietro cui si cela una sottile ironia sul concetto di “mascolinità” in rapporto alla vita domestica – l’artista camuffa dietro sembianze giocosamente pop, immagini in realtà minacciose e aggressive. Così i cuscini a forma di gigantesche gocce, che pendono dall’alto, non sono che un richiamo alle lacrime (immagine, tra l’altro, comune tra i tatuaggi dei carcerati) e alla sofferenza, mentre le enormi e vampiresche bocche spalancate sono un’allusione all’insaziabile consumismo americano.
Si ringrazia lo Sterling Ruby Studio e le gallerie Sprüth Magers (Berlino, Londra) e Xavier Hufkens Gallery (Bruxelles).
Sterling Ruby sarà protagonista di altri due appuntamenti: mercoledì 22 maggio 2013, alle ore 18.00 terrà una lecture all’auditorium di MACRO (via Nizza), mentre venerdì 24 maggio 2013 la Fondazione Memmo – Arte Contemporanea (Palazzo Ruspoli, via del Corso 418, Roma) presenterà un ampio numero di opere inedite dell'artista, provenienti dalla collezione privata dello stesso Sterling Ruby. La mostra, aperta al pubblico fino al 15 settembre 2013 a ingresso gratuito, vedrà esposti lavori bidimensionali e collage realizzati nell'ultimo decennio e scelti personalmente dall'artista per l'occasione.

Sterling Ruby, nato a Bitburg (Germania) nel 1972, vive e lavora a Los Angeles. I suoi lavori sono stati esposti in numerosi musei e istituzioni, tra cui l’Ullens Center for Contemporary Art di Pechino, il MoMA di New York, il Museum of Contemporary Art di Chicago, l’Institute of Contemporary Art di Philadelphia, il Walker Art Center di Minneapolis, il Garage Centre for Contemporary Culture di Mosca, la Saatchi Gallery di Londra e il Baibokov Art Projects di Mosca. Tra le sue mostre personali si segnalano quelle presso il Museum of Contemporary Art di Los Angeles (2008), il Drawing Center di New York (2008), la GAMeC di Bergamo (2009), la galleria Hauser e Wirth di Londra, la Kukje Gallery di Seul (2013), il Museum Dhondt-Dhaenens di Gand in Belgio (in programma). La sua mostra Soft Work, prima di essere presentata al MACRO, è stata ospitata al Centre d'Art Contemporain di Ginevra (24 febbraio – 22 aprile 2012), al Frac Champagne-Ardenne a Reims (25 maggio 2012 – 26 agosto 2012) e alla Konsthalle Bonniers di Stoccolma (15 dicembre 2012 – 17 marzo 2013). Molte sue opere appartengono ad importanti collezioni internazionali, tra cui quella del Guggenheim Museum di New York, dell’Hammer Museum di Los Angeles, dell’Honart Museum di Teheran, del Museum of Contemporary Art di Chicago, del Museum of Contemporary Art di Los Angeles, del MoMA di New York, del Seattle Art Museum di Washington e della Tate di Londra.

Titolo mostra: Sterling Ruby. Soft Work
Apertura al pubblico: 22 maggio - 15 settembre 2013
Inaugurazione: martedì 21 maggio 2013, ore 19.00
Sede: MACRO Testaccio, Padiglione B, piazza O. Giustiniani 4, Roma
Orario: da martedì a domenica, ore 16.00-22.00 (la biglietteria chiude 30 minuti prima)
Ingresso MACRO Testaccio: tariffa intera 6 €, tariffa ridotta 4 €
Ingresso MACRO via Nizza + MACRO Testaccio: tariffa intera non residenti 14,50 €, residenti 13,50 €, tariffa ridotta non residenti 12,50 €, residenti 11,50 €

giovedì 7 febbraio 2013

I Brueghel: storia di una stirpe di artisti

di Giulia Smeraldo

L’originalità con la quale si impose l’arte della dinastia dei Brueghel nell’Europa del ‘500/‘600 è unica nella storia dell’arte moderna. In pieno Rinascimento, quando l’Italia con Michelangelo, Tiziano e Leonardo portava avanti le teorie omocentriche nelle arti e nelle scienze, nei Paesi Bassi era in atto un “Rinascimento fiammingo”.
Per la prima volta il territorio romano ospita un’esposizione inedita (Brueghel.  Meraviglie dell’arte fiamminga, Roma - Chiostro del Bramante), volta a celebrare la grande stagione dell’arte fiamminga del XVI secolo. La stirpe dei Brueghel rappresentò un cambio di rotta all’interno degli sviluppi artistici del periodo, ma allo stesso tempo elevò la cultura dell’arte del nord Europa a qualcosa di nuovo: unì la tradizione classica dei temi e delle figure fiamminghe con un nuovo tratto del disegno e con nuovi ed esilaranti colori vellutati.
La mostra, divisa in cinque sezioni, ci propone un viaggio attraverso la storia dei Brueghel e le scelte artistiche di una delle famiglie più prolifiche della storia dell’arte: si parte con le influenze che Pieter Brueghel il Vecchio (capostipite) subì e quelle che invece scelse come sue linee guida, tra cui il celeberrimo Hieronymus Bosch. L’allestimento impiegato esalta con chiarezza la linea curatoriale scelta, facendo risaltare le varie opere in mostra con una valutazione accurata dell’illuminazione e dando risalto all’intimità con la quale le opere stesse si mettono in relazione con noi che le ammiriamo. Dopo un primo piano dove ci troviamo invasi da paesaggi agresti miscelati al simbolismo cattolico ed opere di immenso pregio pittorico, saliamo di un piano dove le scelte della famiglia Brueghel iniziano a divergere. Dei due figli di Pieter Brueghel il Vecchio, solo Pieter il Giovane sceglie di seguire i temi paterni, mentre Jan il Vecchio decide di soffermarsi sulla spettacolarità della natura. Nascono così i famosi quadri di fiori, dove i colori e le linee risultano chiaramente appartenere alla cultura pittorica fiamminga, ma allo stesso tempo le emozioni provate non sono più relegate ad una perfezione realistica, bensì ad un sentimento che ci trasporta direttamente all’interno di una delle stagioni più ricche dell’arte moderna europea: il barocco.
I successivi discendenti della famiglia Bruegel porteranno avanti la scelta di concentrarsi sulla bellezza e sulla grazia della natura, piuttosto che sull’evoluzione dell’uomo, andando controcorrente; scelta che ci ha lasciato opere d’arte di un valore inestimabile, non solo per la qualità pittorica, ma per l’anima che ci parla all’interno delle opere stesse.
Una mostra per tutti, una mostra per assaporare un barocco diverso da quello che siamo soliti immaginare, una mostra davvero eccezionale.

venerdì 23 novembre 2012

Vermeer e i maestri olandesi del Seicento

di Giulia Smeraldo

Un’occasione per incontrare uno degli artisti più rappresentativi della pittura olandese del XVII secolo, la mostra Vermeer. Il secolo d'oro dell'arte olandese, presso le Scuderie del Quirinale di Roma ospita una preziosa selezione di opere di Johannes Vermeer, rarissime e distribuite nei musei di tutto il mondo, e all'incirca cinquanta opere di artisti olandesi suoi contemporanei.
Il percorso espositivo guida il visitatore attraverso i temi scelti dai pittori olandesi, dando rilevanza all’interpretazione di ognuno, valorizzando però l’unicità della rappresentazione di quello che è stato uno dei geni della pittura moderna, Johannes Vermeer.
L’esposizione si snoda sui due immensi piani delle Scuderie. Il primo ci fa immergere nell’atmosfera magica del paesaggio di Amsterdam, dell’Aja, di Delft, Haarlem e Leida che ci raccontano la storia dell’indipendenza olandese attraverso gli usi e i costumi della gente. Per ogni tema spicca un quadro di Vermeer che dà il senso ad ogni momento vissuto nel ‘600 solo grazie agli occhi delle personalità che racchiude nei suoi quadri.
Oltre ai capolavori del maestro, come La stradina, la mostra espone opere di Carel Fabritius, uno degli artisti più famosi dell'epoca, Pieter de Hooch e Emmanuel de Witte, insieme ad artisti stimati e famosi al tempo, a noi meno noti, tra cui Gerard ter Borch, Gerrit Dou, Nicolaes Maes, Gabriël Metsu, Frans van Mieris, Jacob Ochtervelt e Jan Steen e tanti altri maestri. La famiglia, i gesti e i momenti della vita quotidiana, la lettura e la scrittura, il corteggiamento, la musica e lo studio della scienza, e poi le vedute della città, gli squarci di un mondo silenzioso ma attivo e laborioso, ricchi di ironia e di tenerezza. Questi i temi vermeeriani.
Il secondo piano dimostra quanto l’allestimento scelto sia risultato ottimale: le luci che irradiano i quadri in esposizione ricalcano le ombre scelte dai pittori in modo da donare a chi fruisce le immagini le reali intenzioni degli artisti di creare una luce il più naturale possibile.
Una mostra da visitare, una mostra da godersi, una mostra per avvicinarsi al complesso dell’arte olandese e scoprire la magia dei colori e delle luci di quadri meravigliosamente allestiti alle Scuderie del Quirinale.

giovedì 22 novembre 2012

OpenARTmarket - VI edizione

Comunicato stampa

In seguito al grande successo delle precedenti edizioni, si inaugura sabato 1 dicembre 2012, alle ore 18.00, il sesto appuntamento di OpenARTmarket, a cura di Antonietta Campilongo, fino al 15 gennaio 2013 presso la Fonderia delle Arti, in via Assisi 31 a Roma. Un’esposizione-mercato in cui l’opera e l’artista, rispettivamente prodotto e produttore d’arte, escono dalla logica dell’eccezionalità e del collezionismo d’élite, per diventare un mezzo di comunicazione sociale ed estetico a costi accessibile a tutti. Si proporranno, infatti, opere d’arte (pittura, scultura, installazione, fotografia, arte digitale, design) in una fascia di prezzo che va da 49 a 999 euro.
Dare all’arte la capacità di aprire nuovi spazi di dialogo e far sì che l’arte contemporanea sia sempre meno un discorso per pochi, con meno timore reverenziale e più voglia di partecipazione: è questa la mission di OpenARTmarket. Di fronte alla prospettiva di cambiamenti in cui si intrecciano nuove forme di committenza e un collezionismo in grado di esercitare la sua influenza sul sistema dell’arte a livello globale, diventa ancora più importante e più stimolante per gli artisti riuscire a raggiungere nuovi spettatori.
L’arti-star arrivato alla notorietà e al successo, esaltato e supervalutato nei circuiti internazionali del grande collezionismo, costituisce un’ambizione difficilmente raggiungibile per un pubblico di estimatori di limitate capacità economiche. Dall’altra parte l’artista emergente che vive di/in ambiti alternativi è marginalizzato, avendo poca visibilità. Esiste poi un mercato di “arte di riproduzione e replica”, un’altra delle realtà-surrogato a cui attinge un considerevole pubblico che ambisce ad avere “arte in casa”, attraverso copie di quadri divenuti famosi o puramente decorativi. Si tratta evidentemente di un potenziale mercato che, se re-indirizzato, potrebbe recepire e rivitalizzare il lavoro degli artisti emergenti, riconoscendo loro un ruolo ed un valore di produzione creativo.
La finalità di OpenARTmarket è dunque quella di creare un luogo dove stabilire un contatto diretto tra l’artista emergente ed il pubblico che si affaccia all’arte contemporanea; un luogo dove guardare, discutere, scegliere di comperare delle opere d’arte contemporanee a costi praticabili. Questi sono proprio i due punti qualificanti dell’iniziativa: riconoscere all’artista la sua dignità e qualità di creatore d’arte, retribuito per il suo lavoro e funzione sociale, e consentire ad un pubblico di utenti interessati all’arte contemporanea la possibilità di acquisire opere di autentico valore artistico.
L’idea di OpenARTmarket nasce dall’esperienza e dalla passione di Antonietta Campilongo, architetto e curatrice di eventi, che da anni è attiva nel settore organizzativo dell’arte contemporanea in Italia e all’estero. Insieme a lei, a dar vita a questo progetto, troviamo partner di consolidata competenza nell’area dell’art-marketing.
Una sezione speciale denominata Arte del riciclo avrà lo scopo di promuovere un nuovo modo di pensare i nostri stili di vita consumistici. Attraverso la valorizzazione degli “scarti” come oggetti utili a vivere un’esperienza creativa ed educativa che rispetta l’ambiente, si conferirà nuova vita a materiali che altrimenti verrebbero buttati via perché apparentemente senza valore. L’esposizione ha il preciso intento di sensibilizzare alle criticità ecologiche, sostenendo ogni percorso utile ad investire risorse ed energie nei processi di riutilizzo degli oggetti e dei materiali dismessi. Partner per l’Arte del riciclo sarà NWart, sezione dell’Associazione NEWORLD da sempre presente nel panorama artistico con la finalità di seguire le problematiche sociali ed ecologiche del nostro tempo.

Titolo della manifestazione: VI edizione OpenARTmarket - L’arte contemporanea tra promozione culturale e mercato - Opere da 49 a 999 €uro
Concept a cura di: Antonietta Campilongo
Organizzazione: NWart
Genere: arte contemporanea
Sede: Fonderia delle Arti, Via Assisi, 31 - 00181 Roma
Periodo esposizione: 1 dicembre 2012 - 15 gennaio 2013
Vernissage: sabato 1 dicembre 2012, ore 18.00
Orario di apertura: lunedì-venerdì ore 10.00-19.00, sabato ore 10.00-16.00
Ingresso: tessera 2 euro
Artisti in mostra: Rosella Barretta, Marco Bettio, Agnese Bruno, Antonietta Campilongo, Adriana Cappelli, Flavio Casciotti, Cristina Castellani, Antonella Catini, Franco Ceci, Federica Cecchi, Daniela d’Elia, Gerla Handmade by Francesca Gerlini, Luciano Lombardi, Marié Macàn, Maria Carla Mancinelli, Alessandra Marè, Lucia Nicolai, Claudia Rivelli, Antonella Spanò

domenica 4 novembre 2012

Marisa Merz. Tra arte e maternità

di Mariarosa Sammartino

Nell'opera di Marisa Merz, la maternità rappresenta la prima esperienza creativa. Creare, per l'artista, vuol dire prendersi cura della materia che lavora e condurla alla scoperta di sé, togliere un velo e cogliere la poesia che è nelle cose, dare un senso alla vita senza imbrigliarla in una ideologia. Marisa Merz vive l'arte come un'esperienza privata, intimamente legata alla dimensione materna. Refrattaria alle luci della ribalta, sviluppa la propria ricerca artistica a partire dai gesti a lei più familiari, come tessere trame in filo di nylon o di rame, dipingere su carta e scolpire l'argilla.
In Scarpette, un soggetto più volte rivisitato tra la fine degli anni Sessanta e gli inizi degli anni Settanta, la tessitura diventa non solo il segno di un rapporto inscindibile tra madre e figlia, ma anche la traccia di un legame intrinseco tra arte e maternità. Essere madre vuol dire accudire e dare forma al mondo nel quale il figlio deve imparare a camminare da solo. Le Scarpette, oggetti di uso comune che diventano un'opera d'arte, sono quindi la prova tangibile di quella cura che è un mandato irrinunciabile tanto per la madre quanto per l'artista.
Un altro soggetto ricorrente nell'opera di Marisa Merz è la Testa di donna. Scolpite prima in legno poi in argilla cruda o in cera, le Teste sono una sorta di autoritratto dell'artista la cui realizzazione, volutamente imperfetta, testimonia, ancora una volta, una idea di arte del tutto originale. Creare vuol dire sì prendersi cura del mondo, ma senza rispondere né a un'esigenza mimetica né a uno schema progettuale, l'opera si dà con la spontaneità e l'immediatezza di un gesto d'amore.
In Senza titolo (2009-2010), l'artista affronta il tema della maternità in una cornice più ampia. L'opera si sviluppa su due piani, uno orizzontale e uno verticale. Sul piano verticale (un dipinto su carta concavo che traccia un semicerchio sul pavimento), due figure femminili sovrapposte dominano la scena. Sul piano orizzontale (una lastra di rame posta alla base del supporto cartaceo), una piccola testa in argilla guarda di traverso lo spettatore. Mentre la scena rappresentata nel dipinto si riflette sulla superficie lucida del rame, il cerchio della rappresentazione si chiude: l'opera si risolve nella circolarità dell'abbraccio materno, si dà come un luogo aperto ma avvolgente, dove ogni elemento vuole essere in armonia con gli altri.
Marisa Merz è una artista italiana vicina alle istanze dell'Arte Povera. Presso il MAXXI (Roma), nell'ambito di un progetto espositivo intitolato A proposito di Marisa Merz, è possibile ammirare alcune delle sue opere fino al 6 gennaio del 2013.


Immagini:
1. Marisa Merz, Scarpette, 1968, filo di nylon e rame.
2. Marisa Merz, Senza titolo, 2009-2010. Installazione: tecnica mista su carta; scultura in pietra e argilla; lastra di rame. Misure totali: 250 x 350, MAXXI, Roma.
3. Marisa Merz, Senza Titolo, 2 teste di argilla cruda, pittura oro su treppiede in ferro, cm. 16x16x12. Collezione dell'artista.

mercoledì 31 ottobre 2012

Brueghel. Meraviglie dell'arte fiamminga

Comunicato stampa

Il Chiostro del Bramante ospita Brueghel. Meraviglie dell’arte fiamminga, la prima grande esposizione mai realizzata a Roma dedicata alla celeberrima stirpe di artisti. Un’occasione unica per ammirare i capolavori di un’intera dinastia di eccezionale talento, attiva tra il XVI e il XVII secolo, e ripercorrerne la storia, lungo un orizzonte temporale, familiare e pittorico di oltre 150 anni. Curata da Sergio Gaddi e Doron J. Lurie, Conservatore dei Dipinti Antichi al Tel Aviv Museum of Art, la mostra è promossa e organizzata da Arthemisia Group e DART Chiostro del Bramante.
Con oltre 100 opere, l’esposizione offre al pubblico la possibilità di vedere da vicino originali meravigliosi, presentati per la prima volta in modo organico e completo nella suggestiva cornice capitolina, provenienti da alcuni tra i più importanti musei nazionali e internazionali, ma non solo. Proprio nella provenienza di diverse opere da un elevato numero di prestigiose collezioni private, di estremamente frammentaria dislocazione nel mondo, sta infatti l’eccezionalità di questa mostra che è riuscita a raccogliere e mettere insieme capolavori altrimenti difficilmente accessibili, molti dei quali del resto finora mai esposti al pubblico.
Un’opportunità imperdibile dunque per apprezzare alcuni straordinari dipinti, per la prima volta in Italia, come il magnifico I sette atti di pietà (1616-1618 ca.) di Pieter Brueghel il Giovane, in cui le diverse rappresentazioni della carità vengono esaltate e declinate attraverso l’intensità delle figure ritratte, richiamando per contrapposizione I sette peccati capitali di Hieronymus Bosch (1500 ca.), altro eccezionale quadro della collezione presente in mostra, mai giunto prima nella Città Eterna. E proprio dal rapporto che con Bosh ebbe il capostipite dei Brueghel, Pieter il Vecchio (1525/1530 ca. - 1569), inizia il racconto della dinastia che, con la sua visione disincantata dell’umanità, ha segnato la storia dell’arte europea dei secoli a venire.

Titolo mostra: Brueghel. Meraviglie dell'arte fiamminga
A cura di: Sergio Gaddi - Doron J. Lurie
Sede: Chiostro del Bramante, Via della Pace, Roma
Periodo: 18 dicembre 2012 - 7 luglio 2013



Immagini:
- Pieter Brueghel il Giovane, Danza nuziale all’aperto, 1610 ca., olio su tavola, 74,2 x 94 cm, U.S.A. Collezione privata.
- Pieter Brueghel il Giovane, I sette atti di pietà, 1616 - 1618 ca., olio su tavola, 44 x 57,50 cm, Collezione privata.
- Pieter Brueghel il Giovane, Trappola per uccelli, 1605, olio su tavola, 50,5 x 61 cm, Genève, Collection Torsten Kreuger.

giovedì 11 ottobre 2012

Tito: Gli Inizi

Comunicato stampa

Il periodo dell’Accademia a Firenze, gli studi intorno alla figura umana, il rapporto con il maestro Primo Conti, le prime nature morte e vedute di città: questi sono i temi che trovano collocazione nella cornice di Sala 1 in occasione della nascente Fondazione Tito Amodei. Una serie di dipinti e sculture, a cavallo tra gli anni ‘50 e ‘70, che ripercorrono gli albori della sua lunga carrieria artistica e il delicato passaggio da allievo a direttore, da una prima fase figurativa alla riduzione delle forme e la scoperta dello spazio. La mostra è a cura di Sandra Leone.

Tito Amodei (in arte Tito), pittore, scultore, incisore, è nato nel 1926 a Colli al Volturno (IS). Membro della Comunità Passionista della Scala Santa, vive a Roma dal 1966. Diplomato all’Accademia di Belle Arti di Firenze, inizia nel 1958 l’attività espositiva in Italia e all’estero. Nel 1970 ha fondato a Roma la galleria Sala 1. Ha pubblicato numerosi libri e saggi come 50 artisti per la Passione (De Luca Editore, Roma 1962), L’arte sacra oggi (Edizioni Sala 1, Roma 1971), La Scala Santa (Edizioni Quasar, Roma 1999), Signum Magnum. Perché la Madonna vuole apparire kitsch? (Edizioni Feeria, Firenze 2009).

Titolo mostra: Tito: Gli Inizi / Opere pittoriche e scultoree dal 1951 al 1973
A cura di: Sandra Leone
Sede: Sala 1, P.zza di Porta S. Giovanni, 10 - 00815 Roma
Periodo: 5 novembre 2012 - 5 febbraio 2013
Orari: dal martedì al sabato, ore 16.00-19.00

Immagine: Tito, Autoritratto, 1955, olio su tavola, cm 63x49.

sabato 28 luglio 2012

In Arte in trasferta a Roma

Di seguito il servizio sull'inaugurazione della mostra "Fasci e scintille di luce" di Pietra Barrasso realizzato dalla trasmissione "Arte24", in onda sul canale Rete Oro.


Posted by Pietra Barrasso on Sabato 28 luglio 2012