martedì 27 marzo 2012

La favola di Amore e Psiche

di Sonia Gammone

Nella splendida cornice di Castel Sant’Angelo a Roma, è stata inaugurata lo scorso 16 marzo, una mostra dedicata alla favola di Amore e Psiche. La Soprintendenza Speciale per il Patrimonio Storico Artistico ed Etnoantropologico e del Polo Museale della città di Roma, diretta da Rossella Vodret, in collaborazione con Roma Capitale, Assessorato alle Politiche Culturali e Centro Storico - Sovraintendenza ai Beni Culturali, ha voluto dedicare, al termine dei lavori di restauro del fregio di Perin del Vaga che raffigura la storia di Amore e Psiche in Castel Sant’Angelo, una mostra incentrata su una delle favole più affascinanti dell’antichità, curata dal direttore del Museo di Castel Sant’Angelo, Maria Grazia Bernardini e, per la parte archeologica, da Marina Mattei, curatore archeologo dei Musei Capitolini. La favola di Amore e Psiche, narrata da Apuleio nell’Asino d’Oro, ha ispirato nei secoli moltissimi artisti che si sono cimentati con questo soggetto varie volte. La mostra, che prende avvio dal ciclo di Perin del Vaga che decora il fregio di una delle salette dell’appartamento di Paolo III a Castel Sant’Angelo, intende illustrare, attraverso dipinti, disegni, sculture, incisioni, arazzi e terracotte, i patimenti dell’anima e le prove da superare alla ricerca di Amore divino. La mostra si snoda in quattro sezioni che attraversano le varie letture date nei secoli a questa favola, infatti, se nell’antichità Amore e Psiche sono due figure che si cercano, si torturano, si amano, nel Rinascimento la cultura umanistica, che poneva le virtù morali alla base del vivere civile, vede nella favola il trionfo dell’amore coniugale e della purificazione dell’anima umana. Con un centinaio di opere provenienti da musei italiani e stranieri, la mostra si propone come un interessante momento di sintesi di un soggetto ispiratore nei secoli di grandi risultati artistici.

mercoledì 21 marzo 2012

Gli Antichi Maestri

Comunicato stampa

Prosegue con grande successo il ciclo di appuntamenti artistici e culturali ideati dal Museo Storico del Castello di Miramare di Trieste per celebrare l’anniversario dei 150 anni dall’insediamento di Massimiliano d’Asburgo e Carlotta del Belgio nella loro dimora con la mostra Gli Antichi Maestri. Massimiliano d'Asburgo e le opere pittoriche nel Castello di Miramare allestita fino al 3 giugno 2012.
L'esposizione illustra una selezione della collezione pittorica della nobile coppia conservata nei depositi del Museo Storico del Castello di Miramare. Se nella precedente mostra - Il sogno di Massimiliano e Carlotta. Miramare 1860 - conclusasi il 14 febbraio scorso, si presentavano opere prevalentemente ottocentesche, in questa occasione si vuole invece sottolineare il fascino che esercitò su Massimiliano l'arte del passato.
Il precoce interesse verso il mercato antiquario permise infatti al giovane arciduca di costituire una raccolta pittorica arricchita anche da opere di antichi maestri, acquistate, spesso su consiglio di esperti del settore, presso rinomate botteghe d'antiquariato a Vienna e a Venezia.
Un nucleo di dipinti che ben riflette i gusti collezionistici dei committenti, da cui traspare la preferenza accordata alla scuola italiana, tedesca e fiamminga dei secoli XVI-XVIII, come dimostrano i lavori legati alla cerchia di Bernardo Strozzi o il Ciclo dei mesi, stagioni ed elementi di Jan van den Hoecke, le allegorie del Gusto e dell'Odorato di Johann Heinrich Schönfeld.
A conferma dell'attenzione riservata alle attività culturali che promuovono la storia e la collezione del Castello, da aprile alcune opere del Museo Storico di Miramare saranno inoltre protagoniste di una speciale mostra presso Il Museo BELvue di Bruxelles in Belgio, patria natale di Carlotta.

Titolo mostra: Gli Antichi Maestri. Massimiliano d'Asburgo e le opere pittoriche
Durata: fino al 3 giugno 2012
Sede: Museo Storico del Castello di Miramare, Trieste
Orari: tutti i giorni 9.00-19.00, chiusura biglietteria 18.30
Biglietti: intero 6,00 euro, ridotto 4,00 euro

martedì 20 marzo 2012

Gravina in Puglia: quell’aquila sulla chiesa

di Francesco Mastrorizzi

Nel 1602 l’allora vescovo di Gravina in Puglia Vincenzo Giustiniani fece costruire a proprie spese, fuori dalle mura della città, una chiesa a somiglianza della cattedrale, con annesso un fabbricato destinato ad ospitare vescovi e seminaristi durante i mesi estivi, dedicando la stessa alla Madonna della Grazia. La facciata dell’edificio, originariamente semplice e lineare, nel 1710 venne arricchita con l’enorme figura dello stemma del committente: un’aquila ad ali spiegate in volo su tre torri. Ed è così che ci appare ancora oggi, suggestiva e affascinante nella sua originalità che non ha alcun riscontro altrove, tanto da diventare uno dei simboli della città di Gravina e punto di riferimento per i suoi abitanti.
La chiesa nel tempo è stata più volte profanata, anche a causa della sua collocazione lontana dalla città. Nel 1734 vi si accamparono le truppe austriache, mentre durante la seconda guerra mondiale servì da caserma alla fanteria motorizzata italiana. Dopo un lungo oblio fu riaperta al culto nel 1951 dal vescovo Giovanni Maria Sanna. A seguito del terremoto del 1980, che ebbe come epicentro l’Irpinia, la chiesa ha subito un restauro, che ha eliminato i vari interventi costruttivi succedutisi nei secoli, in quanto ritenuti sovrabbondanti ed inutili. Sono così venuti alla luce elementi decorativi di cui non si conosceva l’esistenza, come medaglioni e capitelli. Il piccolo campanile laterale fu fatto aggiungere nel 1841 per volontà dei fedeli.
Il prospetto della facciata è scandito in tre ordini, sotto i cui cornicioni sono incise frasi tratte dalla Bibbia. Il primo ordine presenta un paramento bugnato, alleggerito dal portale centrale e da due porte laterali sulle quali incombono due oculi. La porta centrale ha un architrave a bugnatura con capitelli corinzi, su cui è posto un rotolo di pietra spiegato. Al di sopra un timpano triangolare. Nell’ordine superiore, con una sorta di continuum con il bugnato inferiore, si ergono tre torri merlate, in asse con i tre portali. Nell’ultimo ordine campeggia l’aquila trionfale, con in testa una corona regale tempestata di pezzi di vetro policromi; nell’occhio un cristallo simula una scintillante iride, grazie al riflesso dei raggi solari. Al centro del rapace un rosone. Completa la facciata un timpano triangolare monco, in cui spicca una mitra, la cui punta ne sostituisce il vertice. Nel suo insieme la facciata risulta perfettamente simmetrica, fatta eccezione per il collo dell’aquila.

lunedì 19 marzo 2012

Castronuovo Sant’Andrea (PZ). Mostra Incisioni di Auguste Renoir

di Sonia Gammone

È stata inaugurata ieri, 18 marzo, presso le sale del Museo Internazionale della Grafica e nella Biblioteca Comunale Alessandro Appella, presso Castronuovo Sant’Andrea (PZ), la mostra su Auguste Renoir che continua il lavoro di informazione sulla storia della grafica europea. Tenendo presente il motto "Un libro, una mostra” che caratterizza volutamente questi incontri, tocca ad Auguste Renoir (Limoges 1841 - Cagnes 1919), un altro nome mitico della storia dell’arte, e alla monografia dedicatagli, per le sue edizioni, da Ambroise Vollard nel 1919, con il titolo La vie et l’oeuvre de Pierre-Auguste Renoir, e arricchita da una ricca serie di incisioni e da una litografia a colori. Nel libro sono raccontate la vita e le opere di Renoir. Figlio di un sarto e di un’operaia, l’artista inizò dipingendo mazzolini di fiori su piatti di porcellana. Si racconta di come la sua bravura nel dipingere dal vivo suscitò da subito sconcerto. Opere come l’Altalena, il Sentiero in salita fra le erbe eil Molin de la Galette, susciteranno forti critiche. Le tonalità del viola e le ombre colorate faticano a farsi strada. Ma Renoir non demorde e rende ancora più vive e più sentite quelle pennellate di colori tenui e innovativi. Circonda i soggetti delle sue tele di un caldo sentimento che rende le immagini, i personaggi, le situazioni come avvolte in un misterioso sentire. La mostra mette in luce i rapporti che Renoir stringerà con l’Italia attraverso incisioni, litografie, immagini, documenti, libri, cataloghi. Tutto un mondo che ruotava attorno a uno degli artisti più famosi e dell’impressionismo.

venerdì 9 marzo 2012

In Arte presenta: Sacre Visioni


In Arte e il Comune di Forenza indicono la prima edizione del concorso di arte sacra dal titolo “Sacre Visioni”, rivolto ad artisti che operano nei campi della pittura, dell’illustrazione e del disegno. Per partecipare è necessario presentare un’opera che abbia un soggetto sacro e che faccia emergere la visione personale dell’autore riguardo al tema religioso. Tutte le opere pervenute saranno esposte nel corso di una mostra della durata di un mese, ospitata presso il chiostro del seicentesco Convento del SS. Crocifisso a Forenza.
Il progetto “Sacre Visioni” vuole essere un’occasione per indagare il rapporto tra arte e fede in un’epoca contemporanea contraddistinta da una declinante attenzione verso gli aspetti spirituali della vita. È proprio all’arte che da sempre l'uomo affida il bisogno ancestrale di raffigurare la sacralità, poiché nella sua natura creativa e simbolica è riscontrabile una tensione verso l’infinito e verso l’assoluto. Gli artisti contemporanei che producono arte sacra, tuttavia, difficilmente riescono ad affrancarsi da una tradizione iconografica divenuta ormai sterile. “Sacre Visioni” suggerisce la possibilità di promuovere un’arte religiosa adeguata allo spirito moderno e alla peculiare sensibilità individuale di ogni artista, attualizzando la tradizione senza snaturarla e senza stravolgere l’equilibrio richiesto dalla religiosità.
La mostra legata al concorso sarà inaugurata durante la prossima Settimana Santa e rimarrà aperta fino al successivo 3 maggio, giorno in cui a Forenza avvengono le celebrazioni della statua lignea del Cristo in Croce. Le opere in concorso saranno valutate, secondo criteri di qualità artistica e di attinenza al tema, dal comitato artistico e organizzativo costituito dai componenti della redazione di “In Arte”, il quale decreterà i tre artisti più meritevoli. Al primo classificato verrà assegnato un premio in denaro di 500 euro e sarà successivamente dedicata una recensione critica sulle pagine di “In Arte”. Il Comune di Forenza, invece, assegnerà un riconoscimento all’opera che meglio avrà saputo legare il tema del concorso al territorio del Vulture-Alto Bradano, pervaso sin dai tempi antichi da un’intensa spiritualità, come testimoniano ed evocano i numerosi edifici e luoghi di culto presenti nell’area.
Le iscrizioni al concorso resteranno aperte fino al prossimo 30 marzo. È possibile avere maggiori informazioni sulle modalità di partecipazione contattando l'indirizzo email informazioni@in-arte.org oppure il numero di telefono 0971 25683.

giovedì 8 marzo 2012

La maschera e il volto

Comunicato stampa

Il volto umano è sempre stato uno dei soggetti preferiti e talvolta abusati nel mondo dell'arte, sia come manifestazione celebrativa, sia come strumento di idealizzazione e a volte di introspezione. Ma è solo nell'ultimo mezzo secolo, soprattutto nel mondo occidentale con la diffusione del mezzo televisivo, che l'immagine è stata collocata al centro della comunicazione e dell'esperienza quotidiana e la società è divenuta una comunità basata sull'immagine. Di pari passo ha avuto notevole sviluppo la diffusione e l'uso del mezzo fotografico e la ritrattistica ad esso collegata.
L'esposizione "La maschera e il volto" è un tentativo di documentare, attraverso la fotografia, la ricerca di una pluralità di artisti: l'uso del volto umano come strumento ed espediente per esprimere differenti stati d'animo: disagi, angosce, paure, moti di protesta, ossessioni, gioco, realtà sociali. Ecco allora il volto effigiato e negato nelle più differenti forme e declinazioni: mascherato, annullato, oscurato, ma anche il volto dipinto, truccato, trasfigurato, replicato e manipolato.
Urs Luthi dichiara che l'aspetto più significativo del suo lavoro "è l'ambivalenza come tale", mentre Arnulf Rainer è alla ricerca di tutte le situazioni di "anormalità" e giunge alla totale negazione della raffigurazione cancellando il suo volto. Laurie Simmons indossa una maschera e un costume da pupazzo per rendere irriconoscibile la sua "English Lady". L'americana Nan Goldin racconta attraverso i suoi scatti la storia di tutta una generazione che si era spinta oltre il limite, dedita alla dipendenza dal sesso, dalla droga, dalla paura di restare soli.
Shirin Neshat si ritrae in veste di martire; con l'avvento della rivoluzione islamica in Iran il martirio divenne molto popolare: ecco l'iconografia del velo, del testo e delle armi per suggerire idee in contrasto tra loro: amore, devozione e sacrificio, ma anche odio, violenza e morte. Più leggera Candice Breitz che intenzionalmente reitera un frammento di un video musicale di Madonna e fa ripetere ossessivamente alla cantante "Pa-Pa-Pa-Pa" trasformando i versi della canzone in sillabe ormai prive di senso.
Ancor più ludico Stefano Arienti che si diverte a modificare, con una serie di interventi sul negativo, il volto di Einstein; al contrario Ugo Rondinone ci regala un'immagine poetica e sfuggente con la sua Moonlighting, accostata al lavoro di Agne Raceviciute, che sembra possedere la stessa rassomiglianza formale ma di significato ed intendimento ben differente. Completano la rassegna Carlo Spiga che si ritrae con una maschera e un costume di fantasia, evocazione di atavici indumenti della sua terra sarda, Mi YanPeng che ferma in un'unica immagine una serie continua di autoritratti, mentre Giorgia Vian rappresenta replicata la medesima porzione del volto di un'amica.

Titolo mostra: La maschera e il volto
A cura di: Giorgio Viganò
Sede: Galleria Cart, Monza
Durata: 16 marzo - 30 aprile 2012
Vernissage: venerdì 16 marzo 2012, ore 18.30
Orario: martedi-sabato ore 15.30-19.30
Autori: Stefano Arienti, Candice Breitz, Nan Goldin, Urs Luthi, Shirin Neshat, Agne Raceviciute, Arnulf Rainer, Ugo Rondinone, Laurie Simmons, Carlo Spiga, Giorgia Vian, Mi Yan Peng

mercoledì 7 marzo 2012

JPT. Roma o Morte

Comunicato stampa

JPT (James Philip Thompson) dopo aver lasciato la scuola a 16 anni e aver svolto una varietà di lavori nella città industriale di Birmingham, decide di intraprendere la carriera dell'orafo, compiendo la sua formazione alla School of Jewellery nella sua città. Ottenuta una buona esperienza lavorando nei laboratori e nelle fabbriche del "Jewellery Quarter" di Birmingham, prosegue la sua carriera accettando un lavoro in una gioielleria nell'antica città termale di Bath. Qui scopre un modo di vivere molto differente rispetto a quello della sua città natale. Lo shock culturale induce in lui una forte voglia di capire il perchè di questa differenza e la pressante sensazione di frustrazione lo porta ad esprimersi attraverso la pittura.
In mancanza della tipica formazione artistica accademica, utilizza i materiali classici della pittura, tela e acrilico, con uno sguardo integro e incontaminato, che gli permette di stabilire le proprie regole di condotta all'interno delle sue opere.
Un invito a visitare Roma porta JPT ad un anno di frequenti e brevi viaggi nella capitale. Il suo punto di vista non è quello di un turista. Inizialmente disinteressato a ciò che lo circondava, sono state poi le persone e la loro cultura a catturare la sua attenzione. E sono proprio queste costanti transizioni tra le due culture, combinate nella mente dell'artista, che saranno trasferita sulla tela. Roma diventata il catalizzatore di tale processo cosciente di lavoro. Per questo motivo l'artista ha sentito la necessità di essere più vicino alla sua fonte di ispirazione, trasferendosi per un periodo più lungo nella capitale.
Durante la sua permanenza ha intrapreso un approccio sempre più antropologico, volto allo studio delle classi sociali nella storia di Roma, approccio tramite il quale cerca di capire e decifrare, facendo anche un confronto con la sua città di provenienza, le cause della cultura contemporanea e la sua possibile evoluzione.

Titolo: JPT. Roma o Morte
A cura di: Antonietta Campilongo
Sede: Mostrarti, Roma
Periodo: 17 marzo - 28 aprile 2012
Vernissage: sabato 17 marzo 2012, ore 18.00
Orario: dal lunedì al sabato ore 15.30-19.30
Ingresso: libero

martedì 6 marzo 2012

L’arte del rugby

Comunicato stampa

Sabato 17 marzo presso lo Stadio Olimpico di Roma in occasione ed in concomitanza con la partita Italia vs Scozia del Torneo “RBS Sei Nazioni” di rugby, e domenica 18 marzo presso la Maniero Associazione Culturale, Roma, via dell’Arancio 79 inaugura la mostra L’arte del rugby, con il coordinamento della Galleria Centro Steccata di Parma, con la collaborazione di Colossi Arte Contemporanea di Brescia, Maniero Associazione Culturale di Roma e con il patrocinio della Federazione Italiana di Rugby.
Protagonista dell’evento è il gioco del rugby, con gli importanti e caratterizzanti valori che da sempre lo accompagnano e lo contraddistinguono; uno sport antico, nobile e unico per completezza del gesto atletico in sintonia con la dedizione, la fatica e l’equilibrio tra mente e corpo: una straordinaria armonia tra quantità e qualità.
L’evento espositivo, curato da Alberto Mattia Martini, raccoglie circa una trentina di opere che gli artisti Guido Airoldi, Thomas Bee, Corrado Bonomi, Dario Brevi, Gianni Cella, Filippo Centenari, Francesco De Molfetta, Silvano De Pietri, Roger Dildo (Federico Tosi), Stefania Fabrizi, Fidia Falaschetti, Stefano Fedolfi, Claudio Filippini, Enzo Fiore, Enzo Forese, Andrea Francolino, Mimmo Iacopino, Marco Lodola, Antonella Mazzoni, Davide Nido, Carlo Pasini, Fabrizio Pozzoli, Simone Racheli, Aldo Spoldi, Marco Sudati, Wainer Vaccari, Vittorio Valente, Wal (Walter Guidobaldi) hanno dedicato al rapporto arte-sport, arte e rugby.
La mostra L’arte del rugby nasce dal desiderio di realizzare un evento che indaghi uno degli sport più impegnativi e duri, nel quale è richiesta grande resistenza fisica, ma è certamente anche lo sport di squadra formativo per eccellenza. Il rugby insegna e tramanda da sempre concetti morali basilari della socialità come il rispetto delle regole e dell’avversario, basandosi su canoni di etica e di comportamento senza eguali in campo sportivo e in campo umano, regole scritte con l'anima. Sono stati quindi coinvolti alcuni importanti artisti del panorama contemporaneo, chiedendo loro di realizzare un’opera, esprimendosi attraverso la propria tecnica e sensibilità e facendosi ispirare dallo “spirito del rugby”.
La mostra sarà in seguito visibile, in date da stabilire alle gallerie: Centro Steccata di Parma e Colossi Arte Contemporanea di Brescia.
Per sottolineare l’importante avvenimento culturale, verrà inoltre pubblicato dalla Galleria Centro Steccata un volume a cura di Alberto Mattia Martini dove saranno pubblicate tutte le opere.

Titolo mostra: L’arte del rugby
A cura di: Alberto Mattia Martini
Sede: Maniero Associazione Culturale, Roma
Durata: 18 marzo - 14 aprile 2012
Inaugurazione: domenica 18 marzo 2012, ore 11.00
Orario: martedì-sabato ore 16.00-20.00, altri orari su appuntamento
Artisti: Guido Airoldi, Thomas Bee, Corrado Bonomi, Dario Brevi, Gianni Cella, Filippo Centenari, Francesco De Molfetta, Silvano De Pietri, Roger Dildo (Federico Tosi), Stefania Fabrizi, Fidia Falaschetti, Stefano Fedolfi, Caludio Filippini, Enzo Fiore, Enzo Forese, Andrea Francolino, Mimmo Iacopino, Marco Lodola, Antonella Mazzoni, Davide Nido, Carlo Pasini, Fabrizio Pozzoli, Simone Racheli, Aldo Spoldi, Marco Sudati, Wainer Vaccari, Vittorio Valente, Wal (Walter Guidobaldi)

lunedì 5 marzo 2012

Dario Fo a Milano. Lazzi Sberleffi Dipinti

Comunicato stampa

Comune di Milano - Cultura, Palazzo Reale, la Compagnia Teatrale Fo - Rame e la Fondazione Antonio Mazzotta celebrano Dario Fo con la prima grande mostra dei suoi lavori pittorici e con la ricostruzione live della sua “bottega d’artista”, un evento lungamente atteso per rendere omaggio a uno dei personaggi più illustri della città.
Straordinario uomo di teatro e Premio Nobel per la letteratura nel 1997, Dario Fo è noto al grande pubblico anche per il suo impegno politico e per la sua naturale abilità affabulatoria. Pochi invece conoscono la sua pittura, nonostante questo linguaggio abbia accompagnato da sempre la sua attività teatrale e l’abbia anzi preceduta.
Per mostrare il legame tra Fo e la pittura, a Palazzo Reale verrà ricostruita la sua bottega d’artista, un vero e proprio “laboratorio” che aprirà in anteprima dal 13 al 18 marzo: accesso su prenotazione dalle 10 alle 12.20, mentre il Maestro lavorerà alle sue ultime opere, e ingresso libero dalle 12.30 alle 17.30 per osservare gli assistenti al lavoro e assistere alle proiezioni delle sue lezioni-spettacolo sulla storia dell’arte. Un’opportunità unica per conoscere le tecniche, le fasi di lavorazione e i momenti creativi, ma soprattutto gli spunti quotidiani che trasformano il pensiero in arte. È nella bottega – intesa nella sua accezione rinascimentale – che Dario Fo, partendo da disegni e dipinti, elabora i suoi canovacci portati poi sulla scena come testi grazie all’amorevole lavoro di stesura e riscrittura apportato da Franca Rame. Al termine della settimana l’atelier diventerà parte integrante dell’esposizione.
La mostra, a Palazzo Reale dal 24 marzo, sarà lo strumento per capire come la pittura abbia costituito un punto cardine nel linguaggio espressivo di Fo che, accanto all’attività teatrale e letteraria, ha costantemente coltivato il rapporto con la pittura rivisitando contenuti, tecniche e stili dei grandi maestri del passato. La passione per l’arte figurativa di tutti i tempi ha così nutrito la sua produzione teatrale, sfociando anche in una fortunata serie di lezioni-spettacolo sulla storia dell’arte.
A testimoniare l’inesauribile e imprevedibile creatività dell’artista saranno esposte oltre 400 opere con una grande varietà di stili e tecniche: dalle pitture a olio su tela dei primi anni ai collages e agli arazzi, fino ai monumentali acrilici più recenti. In mostra anche oggetti di scena, maschere, marionette e burattini, tra cui quelli storici appartenuti alla famiglia Rame. Nutrita la presenza di disegni, schizzi, acquarelli, bozzetti di costumi, fondali, ampie scenografie, locandine e stampe che per osmosi sono diventati parte integrante della drammaturgia della Compagnia Teatrale Fo - Rame.
La mostra si apre con una sezione dedicata alla formazione pittorica dell’artista, dai primi studi sul natio Lago Maggiore al trasferimento a Milano e alla frequentazione dell’Accademia di Brera, dove incontrò maestri e compagni come Achille Funi: alcune sue opere dialogheranno in mostra con i lavori coevi di Dario Fo.
Il percorso prosegue documentando il fondamentale incontro con Franca Rame avvenuto nel 1952. Appartenente a una famiglia di artisti girovaghi che dal Seicento ha operato nel solco delle antiche tradizioni teatrali legate alla commedia dell’arte, Franca Rame fece scoprire a Dario Fo la satira come strumento fondamentale per la propria elaborazione artistica. Il visitatore entra così nel vivo di un entusiasmante viaggio attraverso la storia dell’arte, partendo dai lavori ispirati alle incisioni rupestri preistoriche e giungendo fino ai nostri giorni, in un fitto gioco di rimandi e corrispondenze tra pittura, scultura e architettura, in relazione alla magia del teatro, alla vitalità della letteratura. Il confronto con gli antichi ha prodotto opere che si ispirano alle pitture murali e rupestri primitive, ai linguaggi della classicità greca e romana, giungendo alla ieratica e sacrale preziosità dei mosaici ravennati e bizantini.
L’interesse di Dario Fo per l’arte del Medioevo e del Rinascimento e per le rispettive straordinarie esperienze teatrali e artistiche, è testimoniato dai lavori che celebrano i rilievi scultorei del Duomo di Modena e la decorazione del Duomo di Parma, insieme agli studi e dalle lezioni-spettacolo su Giotto e Pietro Cavallini, su Mantegna, Giulio Romano, Michelangelo, Leonardo, Raffaello, Caravaggio e Correggio.
Con Tiepolo si interrompe il cammino nella storia dell’arte per proseguire con le regie liriche delle opere rossiniane: Il Barbiere di Siviglia (1987), L’Italiana in Algeri (1994), La Gazzetta (2001) e Il Viaggio a Reims (2002). È proprio con l’elaborazione registica dell’amato Rossini che Dario Fo costruisce la più consistente documentazione visiva, elaborando un’impressionante serie di tavole e disegni, molti dei quali presenti in mostra accanto a quelli dedicati al teatro di Molière e all’Histoire du soldat di Stravinsky, un caposaldo della letteratura musicale del primo Novecento da lui rivisitato e allestito al Teatro alla Scala nel 1978.
Il glorioso periodo di permanenza alla Palazzina Liberty del Collettivo Teatrale La Comune, fondato da Dario Fo e Franca Rame nel 1974, è rievocato in mostra attraverso la presenza di dipinti che il surrealista cileno Sebastian Matta realizzò per quello spazio.
Una straordinaria documentazione video e televisiva d’archivio – fatta di inediti montaggi di spettacoli, interviste e dichiarazioni di Dario Fo e Franca Rame, dei loro collaboratori e spettatori – ricostruisce il giusto rapporto tra le opere teatrali e pittoriche e il contesto storico, artistico e sociale che le ha ispirate. Sono inoltre previste visite di approfondimento per scuole di ogni ordine e grado, gruppi e famiglie a cura della società Ad Artem.
Il catalogo, realizzato dalle Edizioni Mazzotta, è l’ennesima testimonianza del lungo sodalizio tra la casa editrice milanese e Dario Fo. Oltre ad aver pubblicato il recente catalogo della mostra Dario Fo. La pittura di un narratore al m.a.x.museo di Chiasso e aver ospitato nel 1999 la mostra Federico Fellini & Dario Fo. Disegni geniali negli spazi della propria Fondazione in Foro Buonaparte a Milano, Gabriele Mazzotta ha curato fin dagli anni ’70 importanti pubblicazioni sul teatro di Dario Fo e Franca Rame, compresa la loro opera più famosa in assoluto: Mistero buffo.

Titolo mostra: Dario Fo a Milano. Lazzi Sberleffi Dipinti
Sede: Palazzo Reale, Milano
Date mostra: 24 marzo - 3 giugno 2012
Date bottega d’artista: 13 - 18 marzo 2012
dalle 10.00 alle 12.20 su prenotazione al numero 02.54913
dalle 12.30 alle 17.30 ingresso libero fino ad esaurimento posti
Date eventi e incontri: il programma sarà disponibile sul sito www.mostradariofo.it
Una mostra: Comune di Milano - Cultura | Palazzo Reale | Compagnia FORAME | Fondazione Antonio Mazzotta
A cura di: Felice Cappa
Inaugurazione: 23 marzo 2012, ore 18.30 (su invito)
Orari: lunedì 14.30-19.30; martedì, mercoledì, venerdì, domenica 09.30-19.30; giovedì e sabato 09.30-22.30
Biglietti: 9 € intero | 7,50 € ridotto | 4,50 € ridotto speciale
Catalogo: Edizioni Gabriele Mazzotta

sabato 3 marzo 2012

Il Duomo di Casale Monferrato

di Francesco Mastrorizzi

A Casale Monferrato si trova una delle più interessanti cattedrali in stile romanico-lombardo del Piemonte. L’edificio, dedicato a Sant'Evasio, patrono della città, fu costruito sulla preesistente chiesa di San Lorenzo e venne consacrato il 4 gennaio del 1107 da papa Pasquale II. Assunse la funzione di sede vescovile a partire dal 1474. La bella facciata a capanna, in arenaria e mattoni, si presenta asimmetrica, con una divisione in cinque parti che anticipa quella interna in navate, ed è affiancata da due campanili cuspidati di altezza diversa. Il portone principale d’ingresso è sormontato da una lunetta ottocentesca raffigurante Gesù in trono tra Sant’Evasio e San Lorenzo.
La chiesa è preceduta da un atrio (nartece) caratterizzato da un’imponente struttura architettonica, con quattro grandi archi che sorreggono la volta, incrociandosi a coppie parallele e formando nove compartimenti. Tale tipo di ingresso è unico in Italia ed è forse la parte più notevole della costruzione. Originariamente presentava accessi frontali e laterali sempre aperti al passaggio pubblico. Di particolare interesse sono gli elementi decorativi, ritornati alla luce dopo il lavoro di recupero concluso nel 2001, che li ha scoperti dall’intonaco. Secondo alcune teorie la costruzione del nartece sarebbe riconducibile all'impiego di manodopera saracena, giunta in Monferrato come prigioniera di guerra al seguito dei marchesi aleramici, oppure ai cavalieri templari, che avevano sede in Santa Maria del Tempio, località vicina a Casale Monferrato.
L’interno della chiesa è stato completamente ricoperto dal restauro avvenuto tra il 1857 e il 1861 ad opera dell’architetto Edoardo Arboreo Mella, che progettò anche il rifacimento della facciata. L’altare maggiore in marmi policromi risale alla prima metà del XVIII secolo. Il Crocifisso appeso all’arco del presbiterio proviene dalla Cattedrale di Alessandria, da dove venne sottratto nel 1404 assieme alle reliquie di Sant’Evasio, che a loro volta erano state trafugate dagli alessandrini durante l’assalto di Casale nel 1215. Il Cristo, in legno rivestito con lamine d’argento e rame, è collocato su una croce lignea decorata con pietre dure. L’opera viene fatta risalire al XII secolo e se ne presume la produzione lombarda o tedesca. Nel transetto destro si apre la Cappella di Sant'Evasio, di forma ellittica, progettata da Benedetto Alfieri e Luigi Barberis nella seconda metà del Settecento.
In occasione dei restauri effettuati dal Mella, in prossimità del presbiterio vennero ritrovati alcuni frammenti della pavimentazione a mosaici dell'XI secolo. Dieci dei 15 lacerti musivi rinvenuti furono rimontati e murati sulle pareti del corridoio che passa dietro l’abside della chiesa e che dà accesso alla sacrestia. Vi sono raffigurati episodi tratti dalle Sacre Scritture, scene di vita quotidiana e personaggi fantastici.

venerdì 2 marzo 2012

Dalì. Un artista, un genio

Comunicato stampa

Il Complesso del Vittoriano dedica una mostra Salvador Dalì, il poliedrico artista spagnolo. Dopo quasi sessanta anni dall’ultima retrospettiva, ritorna nella capitale una grande esposizione dedicata a Salvador Dalì, uno degli artisti più celebri di tutti i tempi.
La mostra, attraverso olii, disegni, documenti, fotografie, filmati, lettere, oggetti, vuole tessere il filo tra l’artista e il genio per restituire a tutto tondo il Salvador Dalì che ha saputo creare dalle sue eccentricità caratteriali e biografiche un universo affascinante e suggestivo di immagini plastiche e letterarie davvero uniche. Viene qui presentato l’artista la cui pittura visionaria di sogni, incubi e ossessioni, è stata sempre alla ricerca di quel “meraviglioso” che André Breton, il teorico del Surrealismo, considerava il fine dell’arte, ma anche il genio con le sue invenzioni e l’uomo con le sue bizzarrie.
Pittore, scultore, scrittore, cineasta e designer spagnolo, Dalí era un abile disegnatore tecnico, ma è celebre soprattutto per le immagini suggestive e bizzarre delle sue opere surrealiste. Il suo peculiare tocco pittorico è stato spesso attribuito all'influenza che ebbero su di lui i maestri del Rinascimento. Il talento artistico di Dalí ha trovato espressione in svariati ambiti, tra cui il cinema, la scultura e la fotografia, e lo ha portato a collaborare con artisti di ogni tipo.
Dalí fu un uomo dotato di una grande immaginazione ma con il vezzo di assumere atteggiamenti stravaganti per attirare l'attenzione su di sé. Tale comportamento ha talvolta irritato coloro che hanno amato la sua arte tanto quanto ha infastidito i suoi detrattori, in quanto i suoi modi eccentrici hanno in alcuni casi catturato l'attenzione del pubblico più delle sue opere.
La mostra organizzata in collaborazione con la Fondazione Gala-Salvador Dalì, propone un approccio inedito sulla figura dell'artista indagato in tutte le sue molteplici e diverse sfaccettature: pittore, disegnatore, pensatore, scrittore, appassionato di scienza, catalizzatore delle correnti delle Avanguardie, illustratore, orafo, cineasta e scenografo. Si farà luce su un aspetto tutt'ora trascurato negli studi e nelle mostre daliniane: il rapporto dell'artista spagnolo con l'Italia. L'Italia sarà infatti la costante, il filo rosso, l'elemento che terrà insieme tutte le opere esposte.
Attraverso documenti, fotografie, disegni, lettere, progetti, oggetti lo si potrà seguire nei suoi viaggi per l'Italia, e rivivere gli incontri per ideare collaborazioni artistiche, come quello con Anna Magnani e con Luchino Visconti. La mostra si pone il compito di tessere il filo tra l'artista e l'uomo per restituire a tutto tondo il genio Salvador che ha saputo creare dalle sue bizzarrie caratteriali e biografiche un universo affascinante e suggestivo di immagini plastiche e letterarie davvero uniche.

Titolo mostra: Dalì. Un artista, un genio
Sede: Complesso del Vittoriano, Roma
Durata: 10 marzo - 30 giugno 2012
Inaugurazione: giovedì 8 marzo 2012, ore 19.00
Orari: da lunedì a giovedì ore 9.30-19.30; venerdì e sabato ore 9.30-23.30; domenica ore 9.30-20.30