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mercoledì 20 maggio 2015

L’Arte (della poesia, della pittura, della letteratura)

di Carlo Maria Nardiello


L’arte è sempre stata oggetto delle più svariate declinazioni in ogni epoca e ad ogni latitudine. Di seguito si propone una breve selezione di opere di meta-arte: con questo termine si intendono tutto quelle espressioni che indagano e trattano l’arte stessa. Poeti, pittori, scrittori che speculano intorno al fatto artistico consentono di ammirare un panorama esclusivo e a tratti intimo. 
Di seguito è una poesia di Alda Merini (1931-2009), autrice tra le più interessanti delle "lettere" italiane del Novecento. Più volte proposta per il Nobel per la letteratura, Alda Merini è l’autrice della poesia Io non ho bisogno di denaro:

Io non ho bisogno di denaro
Ho bisogno di sentimenti
di parole 
di parole scelte sapientemente
di fiori detti pensieri
di rose dette presenze
di sogni che abitino gli alberi
di canzoni che facciano danzare le statue
di stelle che mormorino 
all’orecchio degli amanti.
Ho bisogno di poesia:
questa magia che brucia
la pesantezza delle parole
che risveglia le emozioni e dà colori nuovi.

Nell’ambito del figurativo, uno dei più autorevoli protagonisti del Bel Paese è senza dubbio Ugo Nespolo (1941), che da Torino muove i primi passi partendo da chiare influenze Pop Art per poi conquistare uno stile e una forma propria, personale e riconoscibilissima. Con numerose “invasioni” nel campo del design industriale, firma la grafica per importanti marchi quali Campari, Panini, Bic e Swatch. Nel 1973, all’interno di una serie interamente dedicata ai grandi artisti del Novecento, esegue Andy e Dandy, un chiaro omaggio a Warhol. 


Anaïs Nin (1903-1977) rappresenta un unicum nel tessuto letterario del Novecento. Un animo controverso e affascinante, almeno quanto quello di Alda Merini, Anaïs Nin è da molti considerata la voce più autorevole della letteratura erotica degli inizi. In molte, moltissime occasioni la scrittrice e poetessa affronta il tema della scrittura, vero e proprio rifugio frequentato a partire dall’abbandono paterno all’età di 11 anni. In queste righe, tratte da Mistica del sesso, Nin riesce a cogliere il germe più autentico della scrittura: 

Perché si scrive è una domanda a cui posso rispondere facilmente, dato che me lo sono chiesto così spesso. Penso che un autore scriva perché ha bisogno di creare un mondo in cui poter vivere. Io non potrei mai vivere in nessuno dei mondi che mi sono stati offerti: il mondo dei miei genitori, il mondo della guerra, il mondo della politica. Dovevo crearne uno tutto mio, come un luogo, una regione, un'atmosfera in cui poter respirare, regnare e ricrearmi quando ero spossata dalla vita. Questa, credo, è la ragione di ogni opera d'arte.


mercoledì 3 dicembre 2014

35 anni da Presenteisti

Comunicato stampa

35 anni da Presenteisti è la mostra che gli Archivi del Presenteismo di Roma, in collaborazione con Spazio Arte dell’Aquila, propongono al pubblico e agli appassionati d’arte nella sede del Centro Culturale Gabriella Ferri a Roma. 
Impegnati in questo evento sia artisti italiani che stranieri quali Alessandro Piccinini, Edgardo Signoretti, Silvana Fiorentini, Shirley Carcassonne, Antonio Gentile, Franco Coppeta, Manuel Clemente Ochoa, Luigi Massimo Bruno, Fabrizio Campanella, Monil, Volker Klein, Vassili Kapsimalis, Luciano Lombardi, Manuel Ruiz Ruiz, Rosella Quintini, Dorin Lihor, Iria Seta, Moussa Aziz Abdajem, Andrea Nemiz, Marco Serri, Emiliano Yuri Paolini, Evita Andújar, Elisabetta Accoto,Francesco Maria Bonifazi, Sabrina Carletti, Fabrizio Antonelli, Sigrid Herler, Claudia Sabellico, Egidio Scardamaglia. Ed inoltre, omaggio agli Archivi del Presenteismo di Johana Fernandez Capilla, Madalina Ionascu, Madalina Tamaș, Petru Voştinariu.
Il Presenteismo è un movimento nato in Italia (Taormina, agosto 1979) dal sodalizio intellettuale tra il pittore aquilano Alessandro Piccinini e lo scrittore ed antropologo francese Pierre Carnac, e si caratterizza come forma d’arte in cui predomina la componente “TEMPO” sulla condizione spaziale dell’oggetto artistico. Sviluppatosi sia in Italia (gruppo presentisti romani) che in Francia (gruppo di Parigi), con l’apporto di un sempre maggior numero di artisti, scrittori, poeti e musicisti, è stato al centro di rilevanti rassegne nazionali e internazionali, promuovendo iniziative sociali (La Caduta del muro di Berlino 1989, Sarajevo contro l’umanità 1992, ArtAria 1992, Il Messico dei Chiapas 1994, The Child Symbol 1995, Operazione Mururoa 1995, Meridiani Paralleli - Palestina chiave di cultura e di pace 2000-2003, Giornata Mondiale contro la violenza sulle donne 2014, L’Aquila Forever “99 rintocchi per la Resurrezione” e “Onna nel cuore” 2014-15) e culturali (L’Arte per Villa Carpegna 1987, Ziqqurat 1991, Icaro 1991, Pasoliniana 1993, Contro-corrente: Prospettive Presenteiste 1993, Flumen 1999, Il viaggio di Ulisse 2008, Ritorno a Portonaccio - Omaggio a Elio Filippo Accrocca 2013, Giuseppe Verdi Forever 2013).
“Non è la fine di un cammino, afferma Piccinini, ma una ulteriore fondamentale tappa di un percorso di analisi di quella che si pone ormai come una vera e propria cultura presenteista, in perenne dialogo con se stessa e con i grandi temi del confronto con il circostante; un confronto inteso anche come necessità di comunicazione e testimonianza dei fermenti più inediti della nostra società.” Nella loro lucida e consapevole analisi, in sostanza gli artisti presenteisti, interrogando se stessi nel paradosso dell’animo, cercano nuove risposte, nuovi equilibri di comunicazione e di armonia di vivere, in una dimensione più umana della poesia e del mistero dell’arte. Si tratta di proseguire nel progetto originario in cui gli elementi che compongono il nostro ambiente vengono modificati, trattati, espressi in un contenuto di tipo artistico, senza utopia ne’ retorica, ma esclusivamente in una chiave di sincera visione estetica del mondo.
La rassegna è una anticipazione di un tour nel mondo dell’arte, della percezione, dell’idea e della fantasia, che si riproporrà al pubblico per accogliere nuove creazioni scalpitanti di sperimentazione. Suddivisa per anelli secondo la spirale simbolo del Movimento, la manifestazione itinerante richiama giocosamente il visitatore in un girone dantesco della visione infuocata.
Dedicata alla memoria dei firmatari del Manifesto Presenteista - il poeta Nicu Caranica, lo scrittore Pierre Carnac, il pittore e teorico Franco Coppeta, la pittrice Silvana Fiorentini, il regista di opere liriche Sanzio Levratti e il musicista compositore Valerio Romano Teofani - si articola di opere non solo individuali ma anche collettive, esposizione di dediche al movimento di Elio Filippo Acrocca, Achille Millo, Remo Brindisi, Sandro Trotti, Bruno Regni e Riccardo Muti, una serie di eventi multimediali con lettura di poesie presenteiste di Silvana Fiorentini, Rolando Meconi, Luigi Massimo Bruno, Giorgio Caproni, Maria Cumani Quasimodo, Vittorio Soriani, Aldo Spinardi, Gioacchino Ruocco, Fiorella Corinaldesi Di Rosa, Giuliano Carpino e Antonio Sassone, recitate dalle attrici dell’associazione culturale ARCADIALOGO e performances artistiche e musicali arricchite da videoproiezioni d’archivio.
Il Presenteismo è fissare nella dimensione umana il presente/passato ed il presente/futuro perché l’unica realtà è il presente sia pure un presente che diviene ricordo ed un presente che nel presente è atteso e che poi il presente ci farà conoscere nella sua interezza (Rolando Meconi).
La mostra è anche una ricognizione tematica degli intenti ideali ed estetici del Presenteismo, alla luce delle testimonianze, dei contributi e degli scritti critici di Berenice, Lorenzo Canova, Raffaele Cantone, Nicu Caranica, Pierre Carnac, Massimo Centini, Gennaro Coviello, Demetrius Demou, Emidio Di Carlo, Arianna Di Genova, Gilberto Finzi, Daniele Iosimi, Anna Iozzino, Dan Lazarescu, Tiziano Marcheselli, Barbara Martusciello, Michelangelo Mazzeo, Angelo Mistrangelo, Angela Noia, Silvana Nota, Lidia Riviello, Arianna Sartori, Laura Turco Liveri. 

Titolo mostra: 35 anni da Presenteisti
A cura di: Laura Turco Liveri e Alessandro Piccinini
Sede: Centro Culturale Gabriella Ferri, Via Galantara 7-ang. Largo Beltramelli, Roma
Periodo: 20 dicembre 2014 - 2 gennaio 2015
Inaugurazione: sabato 20 dicembre 2014, ore 17.00

domenica 15 giugno 2014

Pasolini a Matera. Il Vangelo secondo Matteo cinquant’anni dopo

Comunicato stampa

Dal 21 luglio 2014 al 12 aprile 2015 il Museo nazionale d’arte medievale e moderna di Palazzo Lanfranchi a Matera ospita la mostra Pasolini a Matera. Il Vangelo secondo Matteo cinquant’anni dopo. Nuove tecniche di immagine: arte, cinema, fotografia, curata da Marta Ragozzino, Soprintendente BSAE per la Basilicata e Giuseppe Appella, Direttore del MUSMA, con Ermanno Taviani, Professore di Storia Contemporanea all’Università di Catania e con la collaborazione di Paride Leporace, Direttore della Lucana Film Commission.
La mostra, promossa dal Comune di Matera, dalla Soprintendenza BSAE della Basilicata insieme alla Lucana Film Commission per celebrare i cinquant’anni del capolavoro girato da Pasolini nel 1964, prende forma – grazie al sostegno della Regione Basilicata – sotto l’egida del Comitato Matera Capitale Europea della Cultura nel 2019, nell’ambito del programma culturale per il 2014 ed in stretta condivisione con il direttore artistico Joseph Grima. Patrocinata dal Ministero per i beni e le attività culturali e del turismo e dalla Conferenza Episcopale Italiana, la mostra ha il supporto dell’Arcidiocesi di Matera–Irsina ed è realizzata con il contributo operativo della Cineteca Lucana, del Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma, della Cineteca Nazionale di Bologna, del Gabinetto scientifico letterario G. P. Vieusseux di Firenze, la Pro Civitate Christiana di Assisi ed il Centro Studi Pier Paolo Pasolini di Casarsa.
Obiettivo della mostra è mettere a fuoco, in maniera particolarmente approfondita e grazie a una narrazione originale, la genesi del capolavoro pasoliniano e il rapporto del regista con la città di Matera, che nell’estate del 1964, sotto un sole ‘ferocemente antico’ divenne Gerusalemme. L’occasione è preziosa per rileggere, attraverso la scelta di Pasolini e la vicenda del set principale nella città dei Sassi, un momento importante nella storia di Matera, negli anni della ‘vergogna nazionale’, dello svuotamento e abbandono degli antichi rioni, la cui popolazione venne trasferita nei nuovi quartieri della città ‘laboratorio’. In questi anni Matera, teatro di profonde contraddizioni, divenne meta privilegiata di artisti, fotografi, registi, documentaristi, antropologi, intellettuali, sociologi, architetti ed urbanisti, che con le loro testimonianze, spesso straordinarie, hanno contribuito a dar forma ad un’immagine della città e dell’intero Mezzogiorno.
La mostra, divisa in due parti, racconta la storia e i luoghi del Vangelo in relazione al clima culturale e artistico lucano e italiano di quegli anni. La prima parte vede la ricostruzione del doppio contesto del film – quello dell’ideazione ed elaborazione creativa tra Roma ed Assisi e la Palestina tra il 1962 e il 1964 e quello della realizzazione delle riprese, del montaggio e della produzione del film. La seconda, intitolata Tra Gruppo Uno e Gruppo 63. Nuove tecniche di immagine. Sculture di Gastone Novelli, Achille Perilli, Toti Scialoja. Nicola Carrino, Nato Frascà, Pasquale Santoro, Giuseppe Uncini ed esposta tra il Museo di Palazzo Lanfranchi e il MUSMA (Museo di arte contemporanea di Matera), presenta importanti opere d’arte realizzate dai principali protagonisti del dibattito artistico dei primi anni Sessanta per aiutare a comprendere i nuovi orizzonti della scultura italiana negli anni in cui si guarda alle nuove tecniche d’immagine teorizzate da Giulio Carlo Argan e a Venezia la Pop-Art trova la sua consacrazione ufficiale.
L’allestimento si distingue per una forte connotazione multimediale e interattiva basata sul modello delle stazioni creative (ogni sezione sarà aperta non da un pannello introduttivo ma da un narratore, tra cui Goffredo Fofi, direttore della rivista Lo Straniero, Mino Argentieri, critico cinematografico e Serafino Murri, critico cinematografico e regista) e una narrazione estremamente visiva, resa possibile grazie al montaggio creativo di documenti originali, dipinti, disegni, fotografie, spezzoni cinematografici, interviste, materiale bibliografico ed oggetti esposti (tra i quali la macchina da presa del regista e i costumi del film), per favorire una lettura a più livelli di approfondimento, comprensibile da tutti i diversi pubblici a cui il progetto intende rivolgersi, in un’ottica fortemente inclusiva.
Aprono la mostra, nella Chiesa del Carmine all’interno di Palazzo Lanfranchi, nel cui spazio si potrà accedere liberamente, le immagini di Intellettuale di Fabio Mauri, maestro dell’avanguardia italiana del secondo dopoguerra e amico di Pasolini fin dalla giovinezza bolognese. La performance, presentata nel 1975 in occasione dell’inaugurazione della Nuova Galleria d’Arte Moderna di Bologna, vede lo stesso Pasolini trasformato dall’artista in uno “schermo umano” su cui è proiettare Il Vangelo secondo Matteo.

Titolo: Pasolini a Matera. Il Vangelo secondo Matteo cinquant’anni dopo. Nuove tecniche di immagine: arte, cinema, fotografia
Sedi: Museo di Palazzo Lanfranchi, Piazza G. Pascoli 1, Matera
Musma. Museo della Scultura Contemporanea di Matera, Via San Giacomo, Matera
Date: 21 luglio 2014 - 12 aprile 2015
Inaugurazione: Palazzo Lanfranchi, domenica 20 luglio 2014 ore 19.00
Orari: Museo di Palazzo Lanfranchi 9.00-20.00
Musma 10.00-14.00 e fino a settembre 16.00-20.00
Curatori: Marta Ragozzino, Giuseppe Appella, Ermanno Taviani, Paride Leporace
Allestimento: STALKagency - Studio multidisciplinare di architettura

mercoledì 4 settembre 2013

Modigliani, Soutine e gli artisti maledetti. La collezione Netter

di Rosanna D'Erario

Con la ricca collezione di Jonas Netter, che non veniva esposta da oltre settant’anni e per la prima volta in Italia, il Palazzo Reale di Milano registra ancora una volta un grande successo.
Camminando per le stanze della mostra, con l’ausilio di una dettagliata audioguida e con interventi di Corrado Augias autore di una monografia su Modigliani, lo spettatore è colto da un’insolita ma piacevole nostalgia per un periodo fondamentale della storia dell’arte: il quartiere di Montparnasse con la sua atmosfera bhoémien, le vite considerate maledette di intellettuali ed artisti, la Parigi di inizi ‘900; il tempo sembra che non sia trascorso e tutto sembra così vicino e reale.
Oltre 120 opere appartenenti alla ricca collezione di Jonas Netter, notevole riconoscitore di talenti che seppe individuare l’inizio di una trasformazione che avrebbe segnato la storia della pittura.
Fu tra i primi, infatti, ad apprezzare il giovane Modigliani e a rimanere colpito dai suoi volti lunghi e affusolati: intensi e bellissimi quelli di Jeanne Hèbuterne, pittrice anch’essa, amante del pittore livornese e suo principale soggetto artisitco.
Il percorso espositivo è diviso in sei sezioni e mette a confronto le opere acquisite nella sua vita dal ricco mecenate: Soutine, Utrillo, Valadon, Kisling, Krémègne, Kikoïne, Hayden, Ébiche, Antcher e Fournier.
Ancora qualche giorno per cogliere la grande intuizione rivoluzionaria di Netter e per ammirare una mostra curata nei particolari, una mostra che emoziona.

mercoledì 25 luglio 2012

M M M M M M M

Comunicato stampa

La Fondazione SoutHeritage per l’arte contemporanea, impegnata nell’organizzazione di progetti di design culturale volti alla rivitalizzazione di inediti scenari del patrimonio culturale lucano, solitamente non deputati all’arte contemporanea, presenta il progetto espositivo M M M M M M M, che prende vita nella cornice d'eccezione degli spazi del Castello del Malconsiglio di Miglionico, pronti, dopo un accurato restauro conservativo, ad accogliere le opere di una rosa di artisti che rappresentano una concreta evoluzione del linguaggio estetico contemporaneo.
La città di Miglionico, centro a pochi chilometri dalla città di Matera, custode di uno dei capolavori del Rinascimento italiano (il polittico firmato e datato da Cima da Conegliano nel 1499), diventa così cornice ideale di un progetto innovativo curato da Angelo Bianco, in cui il territorio e l’architettura non sono più semplicemente località geografica e contesto espositivo, ma diventano essi stessi medium.
In quest’ottica l’esposizione pone al centro dell’esperienza culturale non solo le opere di arte contemporanea che trasformano i volumi dell’architettura storica in spazi sensibili e in contenitori di esperienze collettive, ma anche il valore simbolico di avvenimenti storici, in un allestimento museale che sposta l’esperienza culturale verso codici più aderenti alla sensibilità del nostro tempo, in una commistione di linguaggi fra arti visive contemporanee e museografia avanzata.
Attraverso le straordinarie stanze, i camminamenti e le postazioni del castello, i visitatori intraprendono un percorso in cui sfilano i vari progetti artistici e le opere in situ che animano le diverse sale, dialogando con l’ambiente ed espandendo l’architettura degli spazi in un ipertesto ricco di suggestioni che documentano un connubio tra storia e contemporaneità attraverso la molteplicità di codici espressivi: dalla foto all’installazione passando per la pittura, il disegno, la scultura e il video, evidenziando la continuità di due mondi, contemporaneo e storico, volutamente riuniti senza limiti temporali in un’unica area espositiva.
Il comune denominatore delle opere esposte diventa dunque il legame con lo spazio (in base a criteri di concordanza formale con la spazialità architettonica dei luoghi), e la storia degli stessi, in un allestimento che alterna volutamente aree chiuse e aperte, interne e esterne in cui, come contrappunto alla ricerca contemporanea, si insinuano in mostra alcune rarità storiche che accompagnano, commentano o contraddicono i lavori in mostra di: Mario Airò, John Bock, Nicola Carrino, Cima da Conegliano (Giovanni Battista Cima, detto il), Mat Collishaw, Michelangelo Consani, Dora Garcia, Thomas Hirschhorn, Urs Lüthi, Marisa Merz, Carsten Nicolai, Robert Pettena, Emilio Prini, Mario Schifano, Padraig Timoney, Xavier Veilhan, Sislej Xhafa.
La mostra è anche una combinazione, un montaggio e un dialogo tra due iniziative presentate in un unica location, infatti, a latere dell’evento espositivo il progetto Focus rappresenta una speciale sezione della mostra volta a riscoprire e portare l’attenzione del pubblico artisti storici attivi in regione dagli anni ’60 e ’70, il cui lavoro è oggi ancora particolarmente significativo per una certa affinità con le pratiche artistiche più contemporanee; in questo quadro curatoriale i lavori di Franco Di Pede, appartenenti a ricerche estetiche diverse, si confrontano con le opere realizzate dagli artisti esposti in mostra; un progetto che mette in comunicazione vari mondi artistici a saggiarne la validità concettuale e operativa.

Titolo: M M M M M M M - storie dell’arte contemporanea al Castello del Malconsiglio
Artisti: Mario Airò, John Bock, Nicola Carrino, Cima da Conegliano (Giovanni Battista Cima, detto il), Mat Collishaw, Michelangelo Consani, Dora Garcia, Thomas Hirschhorn, Urs Lüthi, Marisa Merz, Carsten Nicolai, Robert Pettena, Emilio Prini, Mario Schifano, Padraig Timoney, Xavier Veilhan, Sislej Xhafa.
A cura di: Angelo Bianco
Luogo: Castello del Malconsiglio / Miglionico - MT
Inaugurazione: sabato 28 luglio ore 19:00 interventi di:
Vincenzo Viti – Assessore alla Cultura Regione Basilicata
Giuseppe Dalessandro – Consigliere Regionale
Angelo Buono – Sindaco di Miglionico
Angelo Bianco – Direttore artistico Fondazione SoutHeritage per l’Arte Contemporanea
Periodo: 29 luglio > 15 settembre 2012
Orari: tutti i giorni 18.00>21:30

venerdì 4 maggio 2012

Avanguardie Russe

di Sonia Gammone

Fino al prossimo 2 settembre il nuovo spazio espositivo dell’Ara Pacis di Roma, ospita 70 opere dei più grandi maestri russi di inizio Novecento tra i quali ricordiamo Malevich, Kandinskij, Chagall, Rodchenko, Tatlin, Lentulov, Goncharova. Le opere provengono da importanti musei quali la Galleria statale Tret’jakov e da musei regionali russi poco conosciuti dal grande pubblico come quelli di Kazan, Kirov, Krasnodar, Saratov, Samara. La mostra è promossa dall’Assessorato alle Politiche Culturali e Centro Storico – Sovraintendenza ai Beni Culturali di Roma Capitale in collaborazione con l’Assessorato Regionale dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana della Regione Siciliana e con State Museum and Exhibition Center Rosizo ed è a cura di Victoria Zubravskaya con il coordinamento tecnico-scientifico di Federica Pirani. Il coordinamento organizzativo è di Civita e Zètema Progetto Cultura. Ad arricchire la mostra troviamo un’installazione firmata dall’artista Pablo Echaurren volta a comunicare ai visitatori quanto le avanguardie influenzarono tutto le arti dal teatro al cinema, dalla poesia alla musica. Sono presenti inoltre anche alcuni video che racconteranno il contesto storico in cui sono nate le avanguardie. L’esposizione si articola in otto sezioni che attraversano approfondendole con le opere degli artisti tutte le correnti avanguardiste che hanno reso speciale e innovativo quel periodo storico. Una mostra che permette a chi la visita di fare un viaggio in un’epoca di grandi spinte innovative soprattutto nel campo dell’arte.

venerdì 2 marzo 2012

Dalì. Un artista, un genio

Comunicato stampa

Il Complesso del Vittoriano dedica una mostra Salvador Dalì, il poliedrico artista spagnolo. Dopo quasi sessanta anni dall’ultima retrospettiva, ritorna nella capitale una grande esposizione dedicata a Salvador Dalì, uno degli artisti più celebri di tutti i tempi.
La mostra, attraverso olii, disegni, documenti, fotografie, filmati, lettere, oggetti, vuole tessere il filo tra l’artista e il genio per restituire a tutto tondo il Salvador Dalì che ha saputo creare dalle sue eccentricità caratteriali e biografiche un universo affascinante e suggestivo di immagini plastiche e letterarie davvero uniche. Viene qui presentato l’artista la cui pittura visionaria di sogni, incubi e ossessioni, è stata sempre alla ricerca di quel “meraviglioso” che André Breton, il teorico del Surrealismo, considerava il fine dell’arte, ma anche il genio con le sue invenzioni e l’uomo con le sue bizzarrie.
Pittore, scultore, scrittore, cineasta e designer spagnolo, Dalí era un abile disegnatore tecnico, ma è celebre soprattutto per le immagini suggestive e bizzarre delle sue opere surrealiste. Il suo peculiare tocco pittorico è stato spesso attribuito all'influenza che ebbero su di lui i maestri del Rinascimento. Il talento artistico di Dalí ha trovato espressione in svariati ambiti, tra cui il cinema, la scultura e la fotografia, e lo ha portato a collaborare con artisti di ogni tipo.
Dalí fu un uomo dotato di una grande immaginazione ma con il vezzo di assumere atteggiamenti stravaganti per attirare l'attenzione su di sé. Tale comportamento ha talvolta irritato coloro che hanno amato la sua arte tanto quanto ha infastidito i suoi detrattori, in quanto i suoi modi eccentrici hanno in alcuni casi catturato l'attenzione del pubblico più delle sue opere.
La mostra organizzata in collaborazione con la Fondazione Gala-Salvador Dalì, propone un approccio inedito sulla figura dell'artista indagato in tutte le sue molteplici e diverse sfaccettature: pittore, disegnatore, pensatore, scrittore, appassionato di scienza, catalizzatore delle correnti delle Avanguardie, illustratore, orafo, cineasta e scenografo. Si farà luce su un aspetto tutt'ora trascurato negli studi e nelle mostre daliniane: il rapporto dell'artista spagnolo con l'Italia. L'Italia sarà infatti la costante, il filo rosso, l'elemento che terrà insieme tutte le opere esposte.
Attraverso documenti, fotografie, disegni, lettere, progetti, oggetti lo si potrà seguire nei suoi viaggi per l'Italia, e rivivere gli incontri per ideare collaborazioni artistiche, come quello con Anna Magnani e con Luchino Visconti. La mostra si pone il compito di tessere il filo tra l'artista e l'uomo per restituire a tutto tondo il genio Salvador che ha saputo creare dalle sue bizzarrie caratteriali e biografiche un universo affascinante e suggestivo di immagini plastiche e letterarie davvero uniche.

Titolo mostra: Dalì. Un artista, un genio
Sede: Complesso del Vittoriano, Roma
Durata: 10 marzo - 30 giugno 2012
Inaugurazione: giovedì 8 marzo 2012, ore 19.00
Orari: da lunedì a giovedì ore 9.30-19.30; venerdì e sabato ore 9.30-23.30; domenica ore 9.30-20.30

lunedì 5 dicembre 2011

La collezione d’arte moderna della Regione Siciliana

di Francesco Mastrorizzi

Verrà inaugurata martedì 6 dicembre a Palermo, nei locali di Palazzo Ajutamicristo, la mostra Da Sciuti a Dorazio. La collezione d’arte moderna della Regione Siciliana, organizzata dalla Soprintendenza per i Beni Culturali e Ambientali di Palermo e curata da Sergio Troisi. La mostra presenta, per la prima volta in termini unitari, le opere acquistate nel corso dei decenni dalla Regione Siciliana o precedentemente acquisite dallo Stato e poi confluite all’interno della nuova amministrazione. Circa ottanta tra dipinti e sculture di alcuni tra i maggiori artisti del Novecento italiano, in molti casi mai più esposti dall’epoca della loro acquisizione. Un itinerario attraverso forme e linguaggi del secolo scorso compiuto dalla particolare angolazione di una raccolta pubblica costituitasi attraverso i decenni e inevitabilmente condizionata dai mutamenti di gusto nel tempo.
La mostra è divisa in tre sezioni. La prima comprende il gruppo di opere risalenti agli anni Trenta e Quaranta, quando in occasione delle mostre Sindacali, che costituivano l’ossatura del sistema espositivo italiano sotto il fascismo, vennero acquisiti numerosi lavori di artisti siciliani, tra cui Rizzo, Bevilacqua, Franchina, Lazzaro, Vaccaielli. La seconda sezione è interamente dedicata alla mostra allestita nell’estate del 1942 nei locali del Teatro Massimo, Ventuno artisti italiani, organizzata dal Centro d’Azione per le Arti di Palermo. Le opere di Birolli, Rosai, Martini, Marini, Manzù, De Grada, Guttuso e Migneco, acquisite all’epoca dalla Soprintendenza, restituiscono il clima culturale di quegli anni in cui l’equilibrio tra consenso e opposizione era precario e difficile. La terza sezione documenta le opere acquisite a partire dal dopoguerra, quando i circuiti espositivi assumono un carattere più marcatamente regionale. Gli acquisti effettuati in quelle occasioni registrano tuttavia alcuni dei nomi più importanti dell’arte italiana del Novecento (Severini, Balla, Perilli, Consagra, Dorazio tra gli altri) con dipinti e sculture non di rado di rilievo museale che scandiscono le tappe di un viaggio nel Novecento.

mercoledì 14 settembre 2011

Georgia O’Keeffe

Comunicato stampa

Dopo lo straordinario successo della mostra su Edward Hopper, la Fondazione Roma rende omaggio ad un'altra icona dell'arte americana del XX secolo: Georgia O’Keeffe.
Per la prima volta in Italia una grande retrospettiva storica intende esplorare il complesso universo dell’artista che, attraverso la visione delle forme naturali e architettoniche del mondo, ha cambiato il corso della storia dell'arte moderna.
Promossa dalla Fondazione Roma, organizzata dalla Fondazione Roma Arte Musei con Kunsthalle der Hypo-Kulturstiftung, Helsinki Art Museum e Arthemisia Group in collaborazione con il Georgia O’Keeffe Museum, la mostra sarà ospitata nelle prestigiose sale del Museo Fondazione Roma, Palazzo Cipolla dal 4 ottobre 2011 al 22 gennaio 2012.
Dopo la sede romana l’esposizione si trasferirà a Monaco presso il Kunsthalle der Hypo-Kulturstiftung dal 3 febbraio al 13 maggio 2012 e successivamente a Helsinki presso l’Helsinki Art Museum dal 31 maggio fino al 9 settembre 2012.
Georgia O’Keeffe è fra le più famose artiste d’America. Nel 1920 divenne una delle capofila dell’arte modernista riscuotendo una straordinaria attenzione e un grande successo di pubblico e di critica. La sua produzione è tuttavia poco conosciuta al di fuori dei confini americani e, benchè alcune delle opere dell’artista siano state occasionalmente esposte in Europa, questa retrospettiva costituisce la prima vera occasione per far conoscere al pubblico italiano il lavoro della O’Keeffe.
La mostra, a cura di Barbara Buhler Lynes, presenta oltre 60 opere provenienti dalla Collezione del Georgia O’Keeffe Museum di Santa Fe in New Mexico, che ospita più della metà della intera produzione dell’artista. La rassegna è arricchita da altri importanti prestiti che provengono dal Museo Thyssen-Bornemisza di Madrid, dalla National Gallery of Art di Washington, dal Whitney Museum of American Art di New York, dal Philadelphia Museum of Art e da prestigiose collezioni private.
In mostra, oltre ai suoi capolavori tra cui New York Street with Moon prestato dal Thyssen-Bornemisza di Madrid esclusivamente per la sede romana dell'esposizione, una serie di fotografie realizzate da celebri fotografi americani come Alfred Stieglitz, Ansel Adams, Arnold Newman e Todd Webb consacrano momenti e luoghi dell’appassionante vita di Georgia O'Keeffe.
Una straordinaria ricostruzione dello studio dell'artista, in cui saranno esposti i suoi strumenti di lavoro e oggetti personali, eccezionalmente prestati per questa mostra, ricreerà l’atmosfera e l’ambiente lavorativo di Georgia O'Keeffe.

Titolo mostra: Georgia O’Keeffe
Durata: 4 ottobre 2011 - 22 gennaio 2012
Sede: Roma, Fondazione Roma Museo, Palazzo Cipolla
A cura di: Barbara Buhler Lynes

Immagine: Georgia O'Keeffe, Petunia No. 2, 1924, olio su tela, cm 91,40 x 76,20, Georgia O'Keeffe Museum Gift of The Burnett Foundation and Gerald and Kathleen Peters, © Georgia O'Keeffe Museum.

martedì 6 settembre 2011

Zheng Rong tra astrazione e espressione

Comunicato stampa

L’arte di Zheng Rong si alimenta di due tradizioni: quella madre cinese e quella euro-americana del secolo scorso, operando una sintesi poetica originale che si sottrae alla omologazione universale oggi imperante e che azzera ogni pertinenza culturale storicamente determinata. Astrazione ed espressione, aspetti dell’arte cinese che, negli esiti più maturi di quest’artista, si sposano mirabilmente con l’arte informale diffusa in occidente che privilegia il segno e il gesto sulla forma. Forte ruolo dell’inconscio, dunque, ma anche riserbo e autocontrollo che mitiga l’astrazione automatica. Cospira ad attenuare l’impeto gestuale anche l’emergere di memorie paesistiche e il dolce ricorrere di abbandoni lirici e musicali che trovano nella pittura ad acqua il mezzo di espressione più consono. Le sue pennellate, forti e dichiarative di un’identità colta, non sono spregiudicate. Sono il frutto di una meditazione e una gestazione prolungata, fatta di studi preparatori e di chiamata a raccolta di tutte le riserve psichiche e nervose che devono spendersi al momento decisivo dell’esecuzione. La mostra presenta una selezione di una trentina di opere che consentono di seguire il percorso dell’artista a partire dal 1988 sino ad oggi, tutte realizzate nel suo studio milanese.
Catalogo in galleria con testi di presentazione di Luca Pietro Nicoletti e Adriana Iezzi.

Zheng Rong è nata a Sichuan in Cina, si è laureata alla Facoltà di Belle Arti dell’Università Normale di Shanghai. Nel 1986 si è trasferita in Italia dove ha frequentato l’Accademia di Brera di Milano, diplomandosi nel 1990. Attualmente vive e lavora a Milano, dedicandosi alla ricerca sulla pittura contemporanea e all’insegnamento.

Titolo mostra: Zheng Rong tra astrazione e espressione
A cura di: Dorino Iemmi
Sede: Galleria Ostrakon, Via Pastrengo 15, Milano
Date: 22 settembre - 15 ottobre 2011
Inaugurazione: 22 Settembre ore 18.30
Orari: da martedì a sabato dalle 15.30 alle 19.30

Immagine: Zheng Rong, Senza titolo, 2009, colori ad acqua su carta di riso, 80x80 cm

giovedì 21 aprile 2011

Gli irripetibili Anni '60

Comunicato stampa

Dopo lo straordinario successo della mostra Edward Hopper, prosegue la fortunata partnership culturale tra la Fondazione Roma e il Comune di Milano – Cultura e Palazzo Reale con una grande esposizione che rende omaggio a una stagione artistica irripetibile, quella sviluppatasi tra la fine degli anni Cinquanta e la metà degli anni Settanta, tra Roma e Milano.
La mostra “Gli irripetibili Anni ’60. Un dialogo tra Roma e Milano” intende raccontare il ruolo fondamentale delle interazioni culturali tra Roma e il capoluogo lombardo in questo periodo, individuando in esse l’epicentro creativo delle nuove sperimentazioni e ricerche al di là dell’arte codificata.
L’esposizione, a cura di Luca Massimo Barbero, sarà ospitata nelle prestigiose sale del Museo Fondazione Roma, Palazzo Cipolla, dal 10 maggio al 31 luglio 2011 e successivamente si trasferirà a Milano dal 7 settembre al 20 novembre 2011 negli spazi espositivi di Palazzo Reale.
La mostra, promossa dalla Fondazione Roma e realizzata in collaborazione con il Comune di Milano – Settore Cultura, Palazzo Reale e con la Fondazione Marconi, è organizzata dalla Fondazione Roma - Arte - Musei con Arthemisia Group.
“Con questa mostra - afferma il Prof. Avv. Emmanuele F.M. Emanuele, Presidente della Fondazione Roma - vogliamo rappresentare al grande pubblico quello che fu un momento di svolta nella cultura artistica del nostro Paese, un decennio di ricerche d’avanguardia che ha avuto nella scena creativa romana e milanese degli Anni Sessanta il proprio epicentro. In quegli anni, infatti, Roma e Milano erano grandi città-laboratorio, dove la vitalità di una società in rapida evoluzione economica e culturale trovava la sua espressione visiva in una scena artistica creativa, dinamica e in grado di recepire e offrire progetti di valenza internazionale. Abbiamo voluto raccontare questo periodo attraverso una mappatura delle energie creative, dell’attività delle gallerie, delle occasioni promosse dalle istituzioni pubbliche, delle proposte dei nuovi gruppi sperimentali attivi in quegli anni, tra quadri e sculture, passando dalla tabula rasa del monocromo alla sperimentazione optical e cinetica, dal Nouveau Réalisme alla Pop Art. Questa mostra, dunque, restituirà l’immagine vitale e propositiva di un periodo recente della nostra storia culturale e consentirà di conoscere l’attività dei grandi artisti di quell’indimenticabile periodo”.
In mostra sono presenti oltre 170 opere di artisti quali Lucio Fontana, Alexander Calder, Gianni Colombo, Pietro Consagra, Piero Dorazio, Alighiero Boetti, Luciano Fabro, David Hockney, Yves Klein, Franz Kline, Piero Manzoni, Fausto Melotti, Man Ray, Mimmo Rotella, Mario Schifano, Günther Uecker, Roberto Crippa, Gianni Dova, Arman, Enrico Baj, Lucio del Pezzo, Giulio Paolini, Osvaldo Licini, Giò Pomodoro, Giuseppe Uncini, Franco Angeli, Tano Festa, Valerio Adami, Emilio Tadini, Giuseppe Bertini.
Le opere provengono dalla prestigiosa Fondazione Marconi di Milano e da importanti istituzioni tra le quali la Fondazione Lucio Fontana di Milano, il MART di Trento e Rovereto, la Fondazione Piero Manzoni di Milano, la Fondazione Palazzo Albizzini Collezione Burri di Città di Castello, The Berardo Collection di Lisbona, la Collezione Peggy Guggenheim di Venezia, la Galleria Civica d’Arte Moderna di Spoleto e il Museo Thyssen-Bornemisza di Madrid.
Dopo il 1945, con la fine della Seconda Guerra Mondiale, l’Italia comincia a risvegliarsi dal ventennio fascista. L’intero Paese da una parte continua a patire le conseguenze delle distruzioni causate dalla guerra e dall’altra comincia ad assaporare gli agi del benessere che avrebbero da lì a poco portato al boom economico. Il “miracolo economico” dovuto ai profondi rivolgimenti vedrà il suo apice proprio tra il 1958 e il 1963. In questi anni Roma vive una esaltante stagione in cui la cultura di massa incide non solo nel contesto socio-culturale, ma anche in quello urbanistico e relativo ai codici della creatività e della comunicazione contemporanea. Milano invece - dove tutto era più estremo ed evidente - diventa la città che incarna dai tempi del Futurismo di inizio secolo i valori della modernità.
Mentre Roma implode artisticamente diventando centro propulsivo della scena artistica nazionale, Milano è vista come il centro dell’Avanguardia Internazionale in cui prendono forma movimenti e tendenze.
Poli di una creatività antagonista e complementare, le due città si ritrovano negli anni sessanta protagoniste di quella civiltà dell’immagine destinata a determinare il futuro.
È proprio in questi anni che operano e si sviluppano alcune importanti gallerie d’arte: a Milano la Galleria Apollinaire di Guido Le Noci, il Salone Annunciata di Carlo Grossetti, la Galleria dell’Ariete di Beatrice Monti, la Galleria Blu di Peppino Palazzoli, la Galleria Milano di Carla Pellegrini, lo Studio Marconi e la Galleria del Naviglio di Carlo e Renato Cardazzo (che tra 1955 e 1960 hanno avuto come loro sede romana la Galleria Selecta). Nella capitale operano già altre note gallerie come L’Obelisco di Irene Brin e Gaspero del Corso, La Tartaruga di Plinio De Martiis, La Salita di Gian Tommaso Liverani, L’Attico di Bruno e poi Fabio Sargentini.
Una particolare attenzione sarà dedicata in mostra all’attività dello Studio Marconi come uno dei principali centri di innovazione dell’epoca: inaugurato nel 1965 a Milano da Giorgio Marconi, lo Studio infatti era uno dei luoghi d’incontro prediletti dalle personalità artistiche e culturali di spicco di quegli anni.
Alla fine del percorso espositivo una speciale sezione audiovisiva multimediale a tre canali su grandi schermi aiuterà il visitatore attraverso la proiezione di immagini, video, filmati ed interviste inediti, a rivivere il clima effervescente di quel periodo mettendo in relazione le arti visive con altri settori della cultura strettamente correlati ad esse, come la letteratura, il teatro, il giornalismo, la fotografia, la cronaca, il design e la moda.

Titolo mostra: Gli irripetibili Anni '60. Un dialogo tra Roma e Milano
A cura di: Luca Massimo Barbero
Sede: Roma, Museo Fondazione Roma, Palazzo Cipolla
Date: 10 maggio - 31 luglio 2011
Catalogo: Skira
Orari: tutti i giorni dalle 10 alle 20, lunedì chiuso (la biglietteria chiude un’ora prima)
Costo biglietti comprensivo di audioguida: Intero € 10,00, Ridotto € 8,00, Scuole € 4,50

Immagine: Emilio Tadini, La camera afona, 1969, acrilico su tela, cm 200 x 240.